Roma, 26 ott – La strategia dell’indignazione pel volto sorridente di Anna Frank (maglia d’ordinanza AS Roma) nasce a Nizza, tre giorni prima degli adesivi laziali nella Curva Sud dell’Olimpico? Nascerebbe da sette lettere, ‘FCK ISIS’, tradotto ‘ISIS VAFFANCULO’, lo slogan irriverente esibito dagli Irriducibili della Lazio sugli spalti dell’Europa League, sotto gli occhi di una comunità nizzarda ancora scossa dal lutto e sgomenta su movente e brutali modalità della strage del 14 Luglio 2016. Un’esplicita dichiarazione di guerra al terrorismo (in modalità messaggi da stadio) che non ha precedenti nella recente storia degli ultras nostrani che, a differenza dello snobismo del mainstream che ha preferito bucare la notizia, non può certamente essere passata inosservata agli osservatori dei focolai di cellule dormienti e sotterranei segnali d’allarme.

In sintesi: da Nizza una parte accreditata del mondo delle curva ha fatto capire di sentirsi parte lesa nella mattanza degli innocenti partorita dallo jihadismo Islamico (o sedicente tale), lanciando una sfida alla centrale del fondamentalismo. Qui non si parla più di ululati razzisti né di cori da stadio, notoriamente stigmatizzati, ma di come in ballo ci sia la sicurezza di un’intera Nazione e la tenuta dell’arco costituzionale di un Paese, come l’Italia, che a differenza di altri resta illeso da stragi rivendicate un tempo da Al Qaida, oggi dall’Isis. E qui dentro, con quell’insulto sulle t-shirt anti-Isis, si sono andati a ficcare gli Irriducibili.

Così, in concomitanza col 30° compleanno del gruppo e il ritorno in curva di figure storiche del tifo biancoceleste,  mettersi di traverso con faccende molto più grandi del perimetro artefatto di uno stadio di calcio ha fatto innalzare un muro invalicabile contro i tifosi laziali, dinamiche spesso poco conosciute che, ovviamente, sfuggono alla mentalità dei gruppi organizzati che (per la prima volta, con la sfrontata incoscienza e la spavalderia mostrata dai laziali a Nizza) hanno provato ad alzare il tiro, spingendosi troppo in là, finendo addirittura per ergersi a paladini della Vecchia Europa contro quel nemico dichiarato che, dall’11 Settembre in poi, fa proseliti tra giovani invasati senza scrupoli, dichiarando guerra all’Occidente in nome della Grande Guerra Santa (è di oggi la notizia che i Mondiali in Russia sarebbero poi nel mirino dell’Isis.

Una mossa emulabile quella dei laziali e dalle molteplici variabili, ma soprattutto dagli imprevedibili esiti, se si pensa anche solo per un attimo cosa possa significare (in termini di ordine pubblico) lasciare una barriera umana anti-Isis in mano ai giovani delle curve: in un modo o nell’altro quest’ipotesi, chissà quanto remota delle curve contro il terrorismo, andava forse smorzata sul nascere, doveva essere bloccata subito, se non altro perché proprio allo Stadio Olimpico nel lontano 1993, durante Roma-Udinese, già Cosa Nostra aveva progettato e messo a segno un attentato anti-sistema, tra blindati dei Carabinieri e ignari tifosi, fallito solo per la mancata attivazione dell’innesco di una bomba in una macchina mimetizzata al Foro Italico.   

Quest’inedita chiave di lettura (t-shirt anti-ISIS – bufera adesivi Anna Frank) trova supporto non solo in una convergenza temporale tra Nizza-Lazio e Lazio-Cagliari (tutt’altro che casuale), che vale più d’una semplice pista indiziaria, ma nella gran cassa anti ultras inscenata in 24-48 ore da quei mass media solerti a prestarsi ad un tiro al piccione ampiamente consolidato nell’Italia repubblicana del tritacarne mediatico. Sbatti il mostro in prima pagina = delegittimi il mostro, defilato in ultima pagina. Ergo: qualsiasi cosa faranno, d’ora in poi, gli Irriducibili (e con loro tutto il mondo ultras) saranno delegittimati (qualora non bastasse già il fango di cui sono permanentemente nutriti). Non è quindi tanto il disgusto sbandierato urbi et orbi per una manciata di adesivi attaccati (sembra) come sfregio nel tempio del tifo romanista (per altro il precedente di un proscioglimento penale in un caso simile ne smonterebbe persino l’ipotesi di reato), quanto la tempistica nella risposta corale che non s’è fatta attendere.

C’è puzza che qualcosa di più grande sia finito nel calderone che ha sommerso il volto felice di Anna Frank: l’intervento del Presidente Mattarella ha messo una pietra tombale sull’anima ribelle che a Nizza, senza permesso, ha provato ad alzare la testa, ficcando il naso lì dove non può, sfidando l’Isis con un vaffanculo emulabile che non poteva continuare a diffondersi sui social. Il messaggio sta volta è arrivato forte e chiaro: ricordate la trattativa (in diretta TV) sotto gli occhi del Premier Renzi e del Presidente del Senato Grasso (seconda carica dello Stato) tra Genny ‘a Carogna e le forze dell’ordine in una finale di Coppa Italia iniziata a pistolettate?

Ecco, per evitare che qualcosa del genere si possa ripetere magari tra un’altra capoccia ultras e qualche emissario jihadista dell’Isis (in fondo la Guerra dei Balcani vide gli arruolamenti della Tigre Arkan, ultras della Stella Rossa di Belgrado finito in Parlamento) è successo che partendo da una manciata di adesivi attaccati in Curva Sud (pare) da una decina di giovinastri (tra cui un tredicenne), gli ultras delle curve sono stati benevolmente invitati a lasciar perdere qualsiasi presa di posizione su attentati, Isis e stragi. Sì, insomma a farsi gli affari loro! Altrimenti affanculo (agli ultras) ce li potrebbe mandare qualcun altro e in grande stile … con o senza preavviso di adesivi.

Maurizio Martucci

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