Parigi, 9 lug – In una delle due gare valide per l’accesso alla finale di Russia 2018, la Francia sfiderà il Belgio di De Bruyne e Hazard. Ma non saranno solo le città transalpine, addobbate a festa, a spingere i Bleus verso la conquista del loro secondo titolo mondiale. Anche dal Burkina Faso, per esempio, tutti tiferanno Francia. Il motivo è semplice: quella francese – dicono – è a tutti gli effetti una quadra africana. Solo una boutade? Non proprio: come scrive il quotidiano burkinabé Aujourd’hui au Faso, «sui 23 giocatori convocati dall’allenatore Didier Deschamps, non meno di 16 sono originari dell’Africa, di cui 2 del Maghreb (Adil Rami e Nabil Fekir). Sull’insieme dei 34 calciatori (23 più 11 riservisti) si contano 23 africani (20 neri e 3 magrebini), 7 francesi e 4 persone di altra origine».
L’analisi è corretta, in effetti, i numeri non mentono. Di qui la coerente conclusione: «In sostanza, al Mondiale di Russia 2018 l’Africa è ancora in competizione grazie ai suoi figli. Dalla Cabilia alle foreste di caffè occidentali o centrali, passando per il deserto sahariano, tutta questa porzione geografica dell’Africa – legata alla Francia attraverso il sangue della libertà e il Dna della civiltà multirazziale – ha vibrato al ritmo delle folli corse di Mbappé e si è rispecchiata nella forza di carattere di Blaise Matuidi». Insomma, in Burkina Faso ci credono: «Con un po’ di ironia, ma non senza una legittima fierezza, si può affermare che la Francia “africana” ha vendicato l’Africa eliminando l’Argentina [4 a 3 negli ottavi di finale, ndr], la quale pensava di aver messo fine al sogno africano facendo uscire la Nigeria… ce lo deve, questa Francia dei nostri antenati, i Galli».
Tra il serio e il faceto, dunque, l’undici francese assurge a rappresentativa di tutta l’Africa, specialmente di quella subsahariana e nera. La pensa così anche un altro quotidiano del Burkina Faso, Le Pays, che parla della Nazionale francese come del «frutto della diversità e del meticciato». Malgrado lo sconforto per l’eliminazione dal Mondiale delle cinque compagini africane, infatti, i tifosi del Continente nero «ripongono le loro speranze nella squadra francese […] per via dell’origine africana di molti dei suoi giocatori». Tanto che, come una Repubblica o un Le Monde qualunque, anche l’autore dell’articolo sfrutta la vicenda a fini politici: «I sostenitori dell’estrema destra non devono dimenticare che sono proprio gli immigrati da loro insultati che stanno facendo della Francia quello che è attualmente e che sarà sempre più anche domani. E tutto questo non è un caso. È il frutto della diversità e del meticciato». Bonne chance.
Valerio Benedetti

4 Commenti

  1. pensandoci un attimo, prendere un africano e in una maniera o in un’altra appiccicargli una nuova cittadinanza (nel caso di specie francese) è una sorta di DOPING etnico:
    non ce la fai con le tue sole forze autenticamente endogene e ci cacci un altro al posto tuo ove questo geneticamente eccelle; non è poi molto differente dal truccare le carte sul tavolo bombandosi di steroidi e quant’altro…

  2. Questo è ciò che patrioti francesi ti rispondono : i patrioti francesi non sono responsabili del fatto che la Repubblica massonica e quindi multiculturale abbia recrutato neri nel suo esercito.

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