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Islam a scuola, il caso Modena: incontro al Fermi e interrogazione di FdI

by La Redazione
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Modena

Roma, 17 apr – All’ITIS “Enrico Fermi” di Modena è stato organizzato per sabato 18 aprile un incontro dal titolo “Identità e fede islamica”, rivolto alle classi seconde. A confermarlo è una circolare interna dell’istituto, protocollata il 15 aprile 2026, in cui si specifica che gli studenti incontreranno Hicham Houchim, indicato come referente della comunità islamica di Sassuolo e rappresentante dell’UCOII. L’attività si svolgerà in presenza, nelle aule magne delle due sedi scolastiche, secondo una suddivisione oraria che coinvolge più classi nell’arco della mattinata.

Al Fermi di Modena spazio all'”Identità e fede islamica”

Il documento chiarisce che si tratta di un’iniziativa inserita in un progetto scolastico e che i docenti saranno presenti per tutta la durata dell’incontro. Non vengono però indicati, almeno nella comunicazione allegata, eventuali altri interventi collegati o un percorso più ampio che includa ulteriori prospettive o momenti di approfondimento. Sulla vicenda è intervenuta Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione regionale. Evangelisti ha parlato di “forte sconcerto” per l’incontro, sostenendo che già il titolo dell’iniziativa indicherebbe una direzione precisa e non neutra. Nelle sue dichiarazioni, ha definito “preoccupante” la scelta del relatore, sottolineando il legame con l’UCOII e parlando di un possibile rischio di “indottrinamento ideologico” nei confronti degli studenti. La posizione di Fratelli d’Italia si concentra anche sul confronto con altri episodi recenti. Evangelisti richiama il caso della Madonna di San Luca, rimasta fuori da una scuola bolognese in nome della laicità, sostenendo che si stia affermando una gestione disomogenea dei riferimenti culturali e religiosi nello spazio scolastico. Secondo questa lettura, iniziative come quella di Modena si inserirebbero in un quadro in cui alcune espressioni trovano spazio con maggiore facilità rispetto ad altre.

Un’offerta formativa che punisce la cultura italiana ed europea

L’interrogazione presentata in Regione punta a chiarire alcuni aspetti operativi dell’iniziativa. In particolare, viene chiesto se la Giunta fosse a conoscenza del progetto, se le famiglie siano state informate e se sia stato garantito loro il diritto di esprimere consenso o di optare per attività alternative. Viene inoltre sollevata la questione della composizione dell’intervento, con la richiesta di sapere se siano previsti contributi di altre confessioni o di esperti con approcci differenti, in modo da assicurare un confronto più ampio. Il punto che emerge è quello della struttura concreta di queste iniziative. Un intervento singolo, inserito in orario scolastico e affidato a un rappresentante di una specifica realtà religiosa, assume un significato diverso a seconda del contesto in cui viene collocato. Senza un quadro più ampio, il rischio non è tanto legato al contenuto immediato dell’incontro, quanto al modo in cui viene costruita l’offerta formativa su temi sensibili. Il caso del Fermi di Modena si colloca in una fase in cui la scuola viene utilizzata sempre più spesso come spazio di intervento su questioni culturali e identitarie. In questo scenario, ogni scelta organizzativa diventa inevitabilmente anche una scelta di impostazione, che incide sul modo in cui determinati temi vengono presentati e percepiti dagli studenti.

Dopo il menu halal nelle scuole bolognesi, Modena si adegua

Il nodo non è soltanto l’incontro del 18 aprile, ma il modello che questo episodio lascia intravedere: una scuola che, passo dopo passo, apre spazi sempre più ampi a identità e appartenenze altre, mentre la cultura italiana ed europea viene trattata sempre più spesso come un dato da contenere, relativizzare o mettere tra parentesi. Non è un processo che nasce oggi né si esaurisce in un singolo progetto. Già nel 2025, con l’introduzione dei menù halal nelle mense scolastiche bolognesi, si era manifestata la stessa dinamica: una misura presentata come tecnica e inclusiva, ma che di fatto segnalava un adattamento strutturale dell’istituzione scolastica a esigenze culturali specifiche. Anche in quel caso il tema non era il singolo provvedimento, ma la direzione complessiva, fatta di interventi puntuali che, accumulandosi, producono un cambiamento stabile. L’incontro di Modena si colloca su questa linea. Non è un’anomalia, ma un passaggio ulteriore, in cui non si interviene più solo su aspetti pratici come l’alimentazione, ma direttamente sul piano simbolico e identitario, portando all’interno della scuola contenuti, riferimenti e rappresentanze che contribuiscono a ridefinire ciò che è considerato normale nello spazio educativo.

Vincenzo Monti

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