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Kupiansk: il contributo italiano nella manovra che ha ribaltato il fronte

by Filippo Castaldini
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Kupiansk

Roma, 16 dic – Per settimane Kupiansk è stata dipinta come il punto in cui l’Ucraina avrebbe ceduto. Editoriali, analisi improvvisate e titoli sensazionalistici parlavano di un fronte destinato a collassare, di reparti russi ormai vittoriosi e di una città “caduta” ancor prima che qualcuno verificasse sul terreno. Il quadro diffuso da una parte della stampa italiana era netto: l’Ucraina era destinata a ritirarsi, e lo avrebbe fatto presto.

Kupiansk, tra fake news e realtà

La realtà, come spesso accade, ha raccontato tutt’altro. Come ha sottolineato l’ex ufficiale dell’Esercito Italiano Roberto Casalone, con esperienza in missioni NATO, gli ucraini stavano in realtà preparando una risposta tattica molto diversa da quella immaginata dai commentatori più zelanti. All’inizio di dicembre, l’Ucraina ha invertito il ritmo della battaglia. Le forze di Kyiv hanno condotto una manovra rapida e precisa che ha isolato una parte significativa della fanteria russa impegnata nell’area. Oggi, gli sviluppi sono ancora più chiari: gli ucraini hanno riconquistato zone strategiche del settore nord, hanno interrotto le linee di rifornimento russe e hanno costretto vari reparti al ripiegamento. La visita del presidente Zelensky, giunto a pochi passi dalla linea del fronte, non ha affatto “certificato la caduta” della città, come alcuni giornali hanno titolato: ha dimostrato che Kupiansk non era affatto perduta. Il caso più evidente riguarda il Fatto Quotidiano e il suo direttore Marco Travaglio, che hanno rilanciato — sostanzialmente senza verifica — la narrativa russa secondo cui Kupiansk sarebbe stata “circondata” e sull’orlo della resa. Il post pubblicato da Travaglio, accompagnato da un’immagine di Zelensky sul campo, è stato presentato come una sorta di conferma della disfatta ucraina. Gli sviluppi successivi hanno dimostrato l’esatto contrario. La città non era caduta, le forze russe non avevano sfondato il fronte e, anzi, nei giorni seguenti Kyiv ha ripreso terreno in modo significativo. Questo episodio non è isolato: da mesi una parte della stampa italiana amplifica letture filorusse o costruite sulla propaganda di Mosca, diffondendo un’immagine della guerra che non trova riscontro nei fatti. Kupiansk ne è l’esempio più recente, e forse quello più evidente.

Il ruolo della Centauro B1 italiana

Dentro questa manovra di controffensiva, un contributo concreto è arrivato dall’Italia. La Centauro B1 è stata trasferita in segreto dalla zona di Sumy e assegnata alle Truppe Aerotrasportate ucraine. La sua presenza non era simbolica: era funzionale. La Centauro è progettata per operazioni in cui velocità, precisione e rapidità di riposizionamento sono decisive. Non è un carro pesante, ma un mezzo creato per colpire, sfruttare un varco e ampliare una breccia prima che il nemico possa reagire. Il suo cannone da 105 mm e il sistema di tiro di origine italiana le permettono di essere efficace anche contro veicoli corazzati. Ma ciò che la rende speciale è la sua filosofia: è un mezzo da manovra, non da stallo. Gli equipaggi ucraini che hanno operato la Centauro a Kupiansk non si sono limitati a “ricevere un mezzo”. Hanno ricevuto un metodo. L’addestramento ricevuto nel contesto NATO, anche da istruttori italiani, ha permesso di trasferire la dottrina su cui si fonda l’impiego della Centauro: movimento continuo, gestione della distanza, scelta del punto di impatto, ritirata rapida e riposizionamento.
Questa competenza è stata fondamentale nel momento in cui la finestra operativa si è aperta. Gli ucraini non hanno improvvisato: hanno applicato una dottrina chiara, e lo hanno fatto con grande efficacia.

Come l’Ucraina ha sfruttato il varco

La fase decisiva è avvenuta quando droni, Forze Speciali e Fanteria di Marina hanno aperto un corridoio nelle linee russe. Quel varco è stato mantenuto aperto con sacrificio, ma è bastato a permettere l’ingresso di un gruppo meccanizzato. La Centauro ha guidato l’avanzata, ha colpito punti vitali delle retrovie e ha frammentato il coordinamento russo. Il tutto in un contesto in cui l’aviazione russa era sostanzialmente assente, un elemento che ha reso possibile una manovra che, in condizioni normali, sarebbe stata molto più rischiosa. Oggi, mentre le immagini dal fronte mostrano Zelensky alle porte della città e mentre gli ucraini consolidano le nuove posizioni, il quadro è chiaro: Kupiansk non era persa. È stata, anzi, il teatro di una delle operazioni più efficaci degli ultimi mesi, e l’Italia — con i suoi mezzi, la sua tecnologia e il suo addestramento — ha avuto un ruolo concreto nella riuscita dell’azione. La Centauro non ha vinto la battaglia da sola, ma ha fatto ciò per cui è stata progettata: ha accelerato la manovra, ha protetto la fanteria, ha contribuito a ribaltare i tempi e i ritmi dello scontro.

La guerra non segue le narrazioni

Kupiansk è la dimostrazione di quanto sia pericoloso leggere una guerra attraverso le lenti della propaganda o delle semplificazioni giornalistiche. È la dimostrazione di come la realtà operativa possa smentire, in poche ore, settimane di disinformazione. Ed è la prova che il contributo italiano, spesso ignorato o sminuito, può incidere davvero sul campo. In un conflitto che molti vorrebbero già scritto, Kupiansk ricorda a tutti che la guerra non segue le narrazioni: le smentisce.

Filippo Castaldini – Borderline Visual

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