Roma, 21 dic – La Corsica è Italia. E non lo testimoniano soltanto le proteste indipendentiste che da anni tengono banco nell’isola. Non lo ribadiscono i festeggiamenti per una sconfitta sportiva – in fondo anche frivoli – come quella della Francia alla finale dei mondiali. Lo racconta una storia che è culturalmente italiana e che solo per alcuni incidenti avvenuti nel XVIII secolo (favoriti dalla mancanza di uno Stato unitario) non ha proseguito nella direzione di altre realtà di confine tornate alla madrepatria (come Trieste, Trento e, per un certo periodo, l’Istria).

Corsica, storia d’Italia

La Corsica è Italia, e i corsi sono italiani. È Italia almeno dal 1295, sebbene in un contesto – tanto per cambiare – sottomesso al dominio straniero, nella fattispecie spagnolo, con la consegna di quello che fu battezzato il “Regno di Sardegna e di Corsica” a Giacomo II di Aragona. Ha continuato ad esserlo quando, nel 1383, Leonello Lomellini, da governatore dell’isola, fondò la città di Bastia, che sarebbe stata un nucleo fondamentale del controllo della città di Genova sull’isola, ripristinato nel 1401. Un controllo ostacolato da diverse potenze straniere tra le quali, tanto per cambiare, figura ancora una volta il Papato. Ma tra cui spicca, inevitabilmente, il nemico francese, interessato all’isola medesima per ragioni strategiche, in quanto considerata un punto di approdo fondamentale per quella che sarebbe stata nei secoli a venire (e putroppo, anche nell’attualità) la politica di Parigi sul Mediterraneo.

Un isola italiana, anche da indipendente

La Corsica è stata Italia anche da indipendente, come avvenne nel 1755, quando i gruppi che si ribellarono a Genova lo fecero affidandosi a un leader, Pasquale Paoli, tutt’oggi punto di riferimento della cultura indipendentista corsa. Ma anche del suo inscindibile legame con la nostra cultura nazionale, dal momento che a lui si deve la fondazione, nel 1765, dell’Università di lingua italiana, già allora idioma ufficiale dell’isola. I corsi sono rimasti italiani anche dopo la conquista francese del 1769, cui lo stesso Paoli tentò di resistere con ogni mezzo, ma senza successo. Talmente italiani che oggi, quanto meno, sicuramente non si dimenticano di essere tutt’altro che francesi. Dimostrandolo non solo con manifestazioni di giubilo per una coppa persa dalla nazionale francese (peraltro, non certamente una novità, le gioie si erano già palesate nel 2006, quando a sconfiggere i transalpini fu la nostra nazionale), ma anche per le vittorie della nazionale italiana agli europei del 2021. E per una storia che nessuna politica oppressiva di origine parigina potrà mai cancellare, nonostante i tentativi di favorire l’emigrazione francofona sull’isola, ripetuti diverse volte negli ultimi decenni. Viva la Corsica, viva l’Italia.

Stelio Fergola

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3 Commenti

  1. Più che altro lo dicono i corsi stessi: “da Capu Cursu a Bonifaziu aria di Roma e terra du Laziu”, recita un loro detto. (sperando di averlo scritto bene)

  2. Ma quale Italia… i corsi odiano tutti, francesi in primis e poi italioti in secundis.
    Vogliono soo essere corsi e basta, stare per i caxxi loro e francamente per me possono pure andare affanculo, con il loro caro Napo (orso capo).

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