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2-No-Kids-750x400Roma, 23 lug – Se fai un figlio (indipendentemente dal fatto che tu sia uomo o donna), hai fatto una buona cosa. Ma se per i più svariati motivi non lo fai, avrai sicuramente molti altri modi di dimostrare il tuo valore, il tuo attaccamento alla tua comunità di riferimento, il tuo saper pensare oltre te stesso.
Ecco, le cose sono piuttosto semplici, nel mondo reale. In quella bolla gassosa e inconsistente che è l’Occidente moderno, tuttavia, tutto si fa inutilmente complicato, perché a ogni accadimento della vita, a ogni decisione personale, persino a ogni moda, tendenza o voglia bisogna accostare un diritto da reclamare, con conseguente costruzione ideologica di supporto.
Un caso emblematico di questa tendenza è l’Huffington Post, in particolar modo nella sua rubrica “La vita com’è”, che è sostanzialmente l’aggiornamento della vecchia posta del cuore di Cioè in cui le adolescenti chiedevano se potevano restare in cinta con un bacio, ma ora prendendosi molto, molto più sul serio.
Ora, il giornale on line intruppato col gruppo L’Espresso ha deciso da qualche tempo di lanciarsi in una propaganda antinatalista di rara ferocia. Prendiamo l’ultimo articolo, uscito oggi, dal titolo “Ho 40 anni e neanche un figlio. E sono una donna felice” (e sorvoliamo sulla risposta in gergo romanesco che sorge spontanea leggendo tale fondamentale asserzione). L’autrice è Deborah Dirani, “Donna, prima. Giornalista, poi”, come ella stessa si definisce. Per tutto l’articolo non farà che ribadire di essere una vera donna anche in mancanza di prole: non ci vuole mica Freud per sciogliere il rompicapo…
Ma il bello è che i complessi se li fanno venire da sole, dato che questa caccia alle streghe contro le donne senza figli (“Il mondo si divide in due parti. In una ci stanno le donne vere (quelle con le ovaie attivissime e qualche pupattolo che ne attesta la vivacità). Nell’altra ci sto io in compagnia di quelle come me, sterili femmine di sicuro problematiche, certamente incompiute: ovverosia le poverette”) è tutta solo nelle loro teste.
Ovviamente nessuna civiltà normale è neutrale di fronte alla procreazione, come se fosse un atto che è indifferente compiere o non compiere, dato che da essa dipende il perpetuarsi di una comunità. D’altro canto non si conoscono nemmeno società in cui ciò sia davvero obbligatorio ed esaurisca tutto ciò che di buono o di cattivo c’è da sapere di una persona. Men che mai quest’ossessione natalista fa parte del bagaglio culturale della nostra epoca, contrassegnata da tutt’altra polarità culturale.
E allora questa crociata contro chi è diretta? Contro la realtà, forse, ostacolo sempre piuttosto arduo per il debordante narcisismo di certi individui.
Su questo argomento, del resto, l’HuffPost trova concorrenza anche nel Fatto quotidiano, che il 16 luglio parlava di un libro in cui 13 scrittrici e 3 scrittori americani hanno deciso di raccontare la loro vita senza bambini. Il testo si intitola polemicamente Egoisti, superficiali e assorbiti da se stessi, come a voler far giustizia dei tanti insulti ricevuti per questa scelta esistenziale anticonformista.
Saranno pure americani, ma da come parlano vivono nella Sicilia degli anni ’50. Che tutti quelli che non hanno figli siano “egoisti, superficiali e assorbiti da se stessi” è cosa che in realtà non pensa nessuno. Egoisti, superficiali e assorbiti da se stessi sembrano tuttavia davvero gli scrittori, i giornalisti e i blogger che intasano la rete rivendicando le virtù della sterilità.
Ma torniamo all’Huffington Post, che il 19 luglio, pubblicava un pezzo dal titolo “La trappola della maternità”. The New Statesman si interroga in copertina: “Perché così tante donne di successo non hanno figli?”. Si parla di storie di donne affermate senza prole. Del resto il 18 aprile potevamo persino leggere una cosa come Vi spiego perché mio marito verrà sempre prima dei miei figli”.
E anche quando a parlare sono mamme entusiaste della propria famiglia, su tutta la questione aleggia un tono plumbeo, una pesantezza immotivata. Il 15 luglio, per esempio, veniva pubblicato un articolo che voleva persino tessere l’elogio della maternità, ma in cui non si poteva fare a meno di usare il titolo terrorizzante “Scusate future mamme, ma dobbiamo dirvi che partorire farà male”.
Lo stesso vale per l’articolo pubblicato qualche giorno dopo, il 22 luglio, simpaticamente titolato Il “dolore” di essere madre e in cui si legge: “Se sei madre, se stai per diventarlo o sei una donna animata dal desiderio inarrestabile di dare alla luce un figlio, preparati ad una vita di ansia e struggimenti. Preparati alle delusioni, ai rimpianti, preparati anche a sentirti impotente. Preparati alla riflessione ed al cambiamento costante. Preparati ad essere la forza, la “roccia” ed amare qualcuno così tanto da stare male”. Poi c’è ovviamente il lieto fine, perché si dice che scoprirai quanto tutto ciò sia bellissimo, ma il fatto di caricare un evento tanto naturale di queste inutili sovrastrutture rende le cose immotivatamente complicate. Tu chiamala, se vuoi, decadenza.
Giorgio Nigra



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3 Commenti

  1. No! Chiamalo se vuoi desiderio d’immortalità, o qualcosa di simile (mondo perfetto, ecc. ecc.)

  2. Ma guarda te, ne parlavo proprio oggi sul mio profilo. “E’ tutta solo nelle loro teste” un cavolo, informatevi prima di scrivere.
    Basta che leggiate i commenti sotto gli articoli che avete citato e sotto quelli che parlano dello stesso argomento, per accorgervi che una donna che decide di non avere figli viene tacciata come una che pensa solo a sè stessa, egoista, stupida, frigida e persino sofferente di problemi psicologici. Si sprecano frasi come “è solo una scusa per dare il 2 di picche a chi non ti interessa”, “dite tutte così e poi tanto vi decidete lo stesso”, “è una cosa contro natura” e consimili.
    La sottoscritta ha talvolta ricevuto commenti assurdi del tipo “non sei una vera donna finchè non ti trovi un uomo e non metti su famiglia”, “ma avere un bambino è la cosa più bella del mondo!! E’ quasi un dovere”. Quasi. Dato che è una scelta effettivamente anticonformista come leggo nel vs articolo, dubito che il mio diniego a riprodurmi provocherà l’estinzione della specie.
    Nella società moderna esiste il libero arbitrio e una donna potrebbe scegliere autonomamente cosa farne della propria genetica; POTREBBE, se ancora non fossimo gravati da questi subdoli schemi mentali eredi diretti della vostra “Sicilia degli anni ’50”.
    Questa è la vera decadenza (soprattutto italiana), aver compiuto progressi incredibili nel campo biologico e non riuscire ancora ad aggiornarci a livello sociale.

  3. Cara Chiara, non ti preoccupare non ti condannerò per la tua astinenza nel mettere al mondo una prole (neanch’io sento il bisogno di avere figli). Specialmente avete rotto i coglioni voi, il femminismo e la vostra presunta superiorità. Parlate di parità di genere poi invocate “le quote rosa” come dei panda in estinzione, e vi fatte mantenere dai vostri ex mariti a dimostrazione che sulla vostra “autonomia” quando vi fa comodo ci sorvolate! Parlate di non voler essere raffigurate come genitrici invece vi mostrate come madri lacrimevoli, dichiarate che con più donne al potere ci sarebbe più “cuore”, più “umanità”, mentre invece diventate delle iene peggio dei maschi, e incline al peggior mertificio intellettuale (e non solo!). Cara Chiara perciò smettila con il tuo vittimismo da quattro soldi! Certe donne femministe facessero autocritica e inizino a scavare nelle loro ipocrisie e falsità!

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