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Roma, 19 mar – La pandemia non ha fermato l’orrore della pedopornografia online, anzi: nel 2020 chi violenta i bambini per poi trafficarne le foto e i video non è stato con le mani in mano e ha intensificato, fino a raddoppiarla, l’attività.

Durante il lockdown la pedopornografia è raddoppiata

È quanto è emerge da un report dell’associazione Meter Onlus, nella quale si evidenzia come nel 2020 il lockdown abbia fatto aumentare i casi di abusi sui minori e di pedopornografia in tutto il mondo. Innanzitutto, i link al materiale illecito scovati dalla Postale sono quasi raddoppiati rispetto al 2019. Si parla di 14.521 indirizzi web nel 2020 contro 8.489 dell’anno precedente.

La quantità di video denunciati «è più che raddoppiata, dai 992.300 video del 2019 si è passati ai 2.032.556 del 2020. Le cartelle compresse segnalate passano da 325 a 692». Unica inversione di tendenza, «nel 2019 le immagini segnalate sono state 7.074.194, nel 2020 si rilevano 3.768.057, il dato risulta quasi dimezzato». Evidentemente perché i fruitori di pedopornografia tendono a prediligere i video, che consentono loro «di entrare di più nella “scena”, di essere “partecipi” davanti ad uno schermo degli atti contro povere vittime inermi».

Le pedomama

In questo contesto si inserisce l’aberrante fenomeno delle pedomama, che identifica «l’abuso sessuale femminile perpetrato da madri ai danni del proprio figlio minore. Un fenomeno scioccante, quello delle madri che abusano dei proprio piccoli, che purtroppo trova terreno fertile sul web», spiega il rapporto. Al primo posto mondiale per numero di casi è la Nuova Zelanda, con 453 segnalazioni, a seguire Grenada con 353 segnalazioni e Montenegro con 241 casi.

Un fenomeno difficile da rilevare «In una società in cui ci si aspetta che sia l’uomo a macchiarsi di tal crimine contro l’umanità, non certamente la madre». L’emersione degli episodi di abusi madre-figlio e dei fenomeni di pedopornografia collegati a tali abusi «provoca una indignazione maggiore rispetto alla figura maschile (padre). Questo accade perché ciò mostra una violazione delle aspettative sociali che fanno da cornice alla figura femminile e materna».

E’ un errore minimizzare

Ma è chiaro il motivo: che una donna, la quale tradizionalmente ricopre «un ruolo di cura, di protezione, di assistenza e di educazione, possa abusare del proprio figlio, «provoca malessere e disagio, ma purtroppo oggi ci troviamo di fronte ad un fenomeno in crescita. È importante prenderne coscienza, riconoscere questa tipologia di abuso ci permette di tutelare le piccole vittime». L’importante è non minimizzare: «la minimizzazione di questo fenomeno provoca un effetto negativo sulla tipologia di intervento per il contrasto di tale reato».

Cristina Gauri

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