Roma, 25 mag – Il Pnrr è un fondo succhiasangue perché, al di là di una quota a fondo perduto di quasi 70 miliardi, rimane viva la maggior parte dei soldi a prestito, circa 122 miliardi di euro, che non solo andranno restituiti ma che saranno la base di ulteriori “ingrassi2 di interessi sul nostro già martoriatissimo debito pubblico. Un “pilota automatico” come noi stessi lo abbiamo definito, che vincola i governi italiani da qui fino al 2026 a non avere – in pratica – una politica economica autonoma. Eppure i media mainstream sono letteralmente invasi da notizie e comunicazioni di questo o quel politico su quanto sarebbe incapace l’Italia di “spendere i soldi” di una fonte tanto vincolante per la sua economia e per la ricchezza sempre più in via di depauperazione dei propri cittadini.

Il Pnrr, la “occasione unica” che staremmo sprecando

Sul web, sulla carta e sulla radio è tutto un tripudio di pacche sulle spalle agli italiani presuntivamente inferiori (senza mai affermarlo apertamente) a cui dare una carezza e dire: “Forza, puoi farcela anche tu, caro inferiore“, con palese accento fantozziano. L’ultima è del vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, oltre al rincarare la dose sul “puoi farcela”, dichiara: “La prima cosa che raccomandiamo, analogamente ad altri Paesi, è di ridurre le misure di sostegno all’energia e di utilizzare i relativi risparmi per ridurre il deficit pubblico”. Ma come si riduce il deficit pubblico se si usa del denaro che ne produce altro? Misteri europeisti – o per meglio dire euroinomani – difficilmente solvibili (per essere gentili).

Una gabbia che rende impossibile qualsiasi cosa

Tra le ultime imbeccate sul Pnrr, le presunta riforma – sicuramente in peggio – del Patto di Stabilità, la gabbia economica e sociale in cui ci troviamo non accenna ad attenuarsi. Con in più pure la variabile di essere definiti come una specie di ritardati per il fatto di non applicarla. Ritardati mascherati da esseri incapaci di sciogliere la solita criticatissima “burocrazia” di cui saremmo detentori a quanto pare assoluti su tutto il planisfero, ma pur sempre ritardati. Senza nulla togliere alle critiche che la burocrazia italiana certamente merita, la sproporzione con la realtà è troppo evidente per essere ignorata. Soprattutto se poi si incastra con l’accusa di essere quelli più viziati, quelli che “hanno preso più soldi del Pnrr rispetto a chiunque altro”. Insomma, saremmo pure dei coccolati da un organismo sovranazionale che ci propone di indebitarci ma che poi ci chiede costantemente di ridurre il debito pubblico. Come, non è dato saperlo. Intanto ciò che conta è restare incatenati ed essere impossibilitati a realizzare gran parte delle cose che sarebbero necessarie. Si pensi al disastro idrogeologico, la cui polemica è riemersa dopo il dramma dell’Emilia Romagna: in dodici anni sono stati spesi solo 9 miliardi per la questione in oggetto, su 66 miliardi di euro di progetti presentati. Il motivo, al netto di ogni considerazione possibile, è solo uno: di soldi, non ce ne sono. Verrebbe quasi da chiedere polemicamente una sorta di “Pnrr 2”, con cui realizzare i progetti dei restanti 57 miliardi. Ovviamente a prestito, tanto per indebitarsi ancora di più e sorbirsi pure le ramanzine su quanto non sappiamo spenderli.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Sì, sì, spendere per acquistare il loro progresso che ha fatto e farà sempre più disastri, invece di fare i ns. interessi veramente locali, transregionali (le regioni sono caccole), nazionali con professionisti, esperti, volontari sinceri di fatto posti costantemente al bando da un sistema sostanzialmente solo capace di servilità.

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