Roma, 13 ott – La Corte di Giustizia Ue sentenzia sul velo islamico: proibirlo sul posto di lavoro non costituisce discriminazioni, a patto che si tratti di regole aziendali sulla mancata esposizione di segni visibili religiosi applicati indipendentemente dalla fede di appartenenza.

Corte Ue: “Proibire il velo sul posto di lavoro non è discriminazione”

Le regole aziendali, insomma, sono regole aziendali e non c’è molto da metterci becco, per usare un’espressione gergale. Questo il pensiero alla base della sentenza della Corte Ue, che sul velo afferma quanto la regola su un luogo di lavoro “che vieta di indossare in modo visibile segni religiosi, filosofici o spirituali non costituisce una discriminazione diretta se applicata in maniera generale e indiscriminata”, come riporta Tgcom24. La sentenza dei giudici arriva pronunciandosi sul caso di una belga di fede musulmana, a cui era stato negato un contratto di tirocinio per non aver accettato di togliersi il velo islamico sul posto di lavoro.

Le ragioni della sentenza

Le ragioni che hanno portato alla sentenza sembrano, in realtà, piuttosto laiche. Il riferimento è infatti a qualsiasi simbologia religiosa, se non ritenuta opportuna dall’azienda che eventualmente ponesse il limite. I giudici di Lussemburgo, infatti, specificano che “la religione e le convinzioni personali devono essere considerate un solo e unico motivo di discriminazione, altrimenti pregiudicando il quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro stabilito dal diritto dell’Unione”. Insomma, la Corte Ue, diversamente da come si potrebbe pensare, sulla questione non si è espressa contro il velo islamico, né tanto meno contro la cultura musulmana.

Alberto Celletti

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