Roma, 16 mag – La sensazione è quella della fine di un’era. Succede, in particolare quando ad appendere gli scarpini al chiodo – non consideriamo le appendici da prepensionamento esotico – sono giocatori dal peso specifico non indifferente. Come il 13 maggio 2012, giorno in cui la Serie A ha salutato in un colpo solo Del Piero, Gattuso, Inzaghi, Nesta e Zambrotta. Ne sanno qualcosa anche a Roma, per via degli addii di Totti (2017) e De Rossi (2019). Con il pupone e capitan futuro, ad esempio, si è chiusa l’epoca delle bandiere, di quei campioni che al freddo calcolo egoistico hanno anteposto le calde ragioni del cuore e di una carriera vissuta con addosso sempre gli stessi colori.

Quota 116 e il record tricolore

La notizia, nell’aria da qualche mese, è diventata “ufficiale” solamente pochi giorni fa: Giorgio Chiellini, capitano della Nazionale – 116 presenze – e della Juventus lascerà la squadra bianconera, quella di stasera contro la Lazio sarà la sua ultima apparizione allo Stadium.

Cresciuto come terzino sinistro con l’esperienza è diventato un affidabile centrale nella difesa a 4 e un sicuro terzo di sinistra in quella a 3. Formidabile in marcatura e portentoso nel gioco aereo, la sua lenta ma inesorabile maturazione lo ha portato ad essere uno dei migliori interpreti nel ruolo. Gioco fisico e aggressività i suoi punti di forza, qualche carenza tecnica bilanciata dall’acume tattico. Socio fondatore – con Barzagli e Bonucci – della BBC, fuori dal campo si presenta come un antidivo: poco social, zero gossip, tanta riservatezza. Poco male per chi ha fatto twittare compulsivamente il palmarés: 11 campionati vinti – la C1 a Livorno e poi con la Juve una Serie B e 9 scudetti consecutivi (unico sempre presente) – 5 Coppe Italia, 5 Supercoppe.

Giorgio Chiellini, una vita in marcatura

Le stagioni passate nella squadra più titolata d’Italia sono 17. Arrivato – via Fiorentina – dal Livorno comproprietaria del cartellino nella stagione di Calciopoli (allora si andava alle “buste” e in quell’occasione gli amaranto beffarono la Roma), il suo percorso si chiude con oltre 420 gettoni nella massima serie e un centinaio nelle competizioni continentali. Tra nazionale, Juve e le due compagini toscane è andato a segno pìù di 50 volte, bottino non male per un coriaceo difensore.

In uno sport, il calcio, sempre più infighettito dalla marcatura a zona, il Chiello è l’ultimo rappresentante del difensore ruvido che all’apparenza preferisce sempre la sostanza, uno di quelli che in gergo segue il centravanti anche al bagno. Nel corso degli anni le entrate al limite hanno lasciato spazio a contrasti sempre duri ma corretti.

Ma all’ombra della Mole si distingue anche per il percorso extracalcistico: nell’ottobre 2018 consegue infatti la laurea specialistica in Business administration presso la scuola di Management ed Economia dell’Università degli studi di Torino.

La consacrazione europea

Il ragazzone di Pisa si è guadagnato il rispetto degli avversari di tutto lo stivale, anche se durante la pausa primaverile della scorsa annata, qualche irriconoscente tifoso ha ironizzato sui pochi gettoni stagionali del numero 3 – causa infortuni – e sulla sua costante presenza in maglia azzurra. Non è certo una novità che i valori si siano ribaltati: quella che dovrebbe essere una medaglia al petto – la convocazione in Nazionale – relegata a fastidioso orpello. Non di certo per Chiellini però, il quale pochi mesi dopo si è tolto lo sfizio di vincere il campionato europeo da capitano.

“Se possono morire per l’Italia, possono anche giocare per l’Italia” disse qualche decennio fa Vittorio Pozzo, commissario tecnico due volte campione del mondo. Altri tempi, altro calcio. Ma siamo sicuri che Re Giorgio, abituato a battagliare in campo anche con la testa aperta o con il naso frantumato, avrebbe in ogni caso risposto presente.

Marco Battistini

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