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Roma, 15 ott – Tutto inventato, tutto una colossale balla raccontata per vittimizzarsi e attirare l’attenzione. Ha finalmente vuotato il sacco l’influencer Iconize, al secolo Marco Ferrero, che alcuni mesi fa era arrivato al picco della sua celebrità finendo su tv e giornali per aver raccontato di essere stato vittima di una aggressione omofoba. «Aggredito perché gay»: così denunciava Ferrero in un video sul suo canale Instagram, dove mostrava un occhio nero dovuto, a sua detta, ad un pugno ricevuto per strada da un gruppo di tre ragazzi.

Fiumi di solidarietà (per una menzogna)

Il fatto aveva suscitato lo sdegno dell’intero mondo dello spettacolo italiano, l’influencer aveva incassato messaggi di solidarietà da chiunque; Gaycenter, associazione per la difesa dei diritti omosessuali aveva speso dure parole di condanna per l’accaduto. I vari gruppi Lgbt all’unisono avevano colto la palla al balzo insistendo perché l’esecutivo premesse l’acceleratore sul Dl Zan: ecco un altro attacco omofobo, c’è bisogno di un giro di vite repressivo e di leggi più severe contro chi odia i gay.

Fine della messinscena

Ma le bugie hanno le gambe corte, soprattutto nel mondo delle spettacolo dove ex amici ed ex fidanzat* non vedono l’ora di accoltellarti alle spalle nell’affannosa contesa di brani di celebrità effimera. Ed ecco quindi che Ferrero viene bell’e sputtanato in sede di Grande fratello Vip prima, e nel salotto di una oltraggiatissima D’Urso poi. «Si è colpito da solo con una confezione di surgelati». Dopo un flebile tentativo di difendersi rispedendo le accuse al mittente, Iconize ha vuotato il sacco, sempre a mezzo video postato sul suo Instagram (che ora risulta disattivato). «Quando è successo tutto era un periodo molto buio, ho subito molte violenze psicologiche ed ero uscito da storie tossiche. – ha spiegato Iconize – Non era un bel momento, tutti abbiamo dei momenti sbagliati e facciamo delle gran cazzate. Mi vergogno di quello che ho fatto, dico anche che tutti possiamo sbagliare, siamo umani. Alzi la mano chi di noi non ha mai fatto una cazzate in vita sua».

Peccato che con le sue «cazzate» – come se chi soffre fosse obbligato a compierne qualcuna – Ferrero ha influenzato l’opinione pubblica sulla necessità di leggi liberticide come il dl Zan, portando a strumentalizzare episodi mai avvenuti e che quindi nulla c’entrano con la violenza omofoba, per legittimare politiche Lgbt e attirare l’attenzione. E il bello è che poi lo ammette anche, ergendosi a paladino delle lotte per i diritti gay.  «Spero che nella vostra benevolenza possiate ricordarvi anche le mie lotte. Il mio postare quel video era un modo anche per denunciare le violenze per sensibilizzare sull’argomento». Nella sua distorsione malata che rifiuta l’assunzione di responsabilità lo dovremmo pure ringraziare, perché con la menzogna, gridando Al lupo Al lupo ha voluto sensibilizzarci sulla violenza omofoba. Una cosa è certa: se si rende necessario ricorrere a sonore balle per combattere una battaglia, o la battaglia non esiste o non è una battaglia degna di essere combattuta.

Cristina Gauri

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