sannicolaRoma, 1 nov. – Vicinanza a CasaPound e attacco alle istituzioni inadeguate. E’ questa la posizione dei residenti di Casale San Nicola, dopo l’ordinanza che ha portato all’arresto di 6 esponenti di CasaPound, accusati di essersi “infiltrati” nella protesta e di aver causato gli scontri con la polizia il 17 luglio scorso, in occasione delle proteste per il trasferimento dei (presunti) rifugiati nel centro di accoglienza. Una versione quella che i cittadini affidano ad un comunicato, che smentisce categoricamente quella delle forze dell’ordine. “I funzionari e alcuni agenti di polizia ponevano in essere azioni violente ed ingiustificate contro cittadini disarmati, impegnati in una pacifica manifestazione di dissenso”.

Una violenza, quella perpetrata dagli agenti sulla popolazione, in seguito alle decisioni del prefetto Gabrielli, documenta dai residenti con referti medici e con una formale denuncia da loro sporta contro la polizia non senza difficoltà. “Abbiamo dovuto chiedere l’intervento del senatore Francesco Aracri“, spiegano i cittadini, “vista la profonda reticenza e omertà delle forze di Polizia per compiere un atto che dovrebbe essere recepito d’ufficio”. Caso strano, dopo pochi giorni dalla denuncia dei cittadini contro le forze di Polizia, i residenti che avevano sporto denuncia sono stati indagati per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. san nicola2


A voler pensar male questa assomiglierebbe molto ad una ritorsione. Stessa cosa per quanto riguarda le misure cautelati contro CasaPound, anch’esse arrivate dopo la denuncia dei cittadini. “Abbiamo poi saputo”, proseguono i residenti, “delle misure che hanno colpito alcuni ragazzi di CasaPound, presenti fin dal primo giorno di presidio e per oltre novanta giorni a fianco della cittadinanza. Una tempistica sospetta che sembra tesa a giustificare la vergognosa gestione della pubblica sicurezza”. Dichiarazione che fanno luce sulle falsità uscite in questi giorni su indicazione della Questura di Roma, che parla di “infiltrati di CasaPound”, quando gli stessi residenti non solo ne rivendicano l’aiuto ricevuto fin da subito, ma esprimono la più totale vicinanza “nei confronti di chi ha camminato con noi laddove le istituzioni si sono dimostrate disertrici“. Spesso la verità è nel mezzo. Ma stavolta non è così. E non sembra proprio pendere dalla parte delle istituzioni.

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