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Complici la crisi occupazionale, la voglia di costruirsi un presente solido e magari un futuro dalle nuove prospettive, sono in costante aumento gli italiani pronti a lasciare il nostro paese per trovare lavoro in nazioni straniere. I traslochi all’estero si moltiplicano, con un esodo che l’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) assimila a quello verificatosi nel secondo dopoguerra.



Diplomati (34,8% di chi espatria) e laureati (30% degli addii all’Italia) sono classificati come cervelli in fuga, ma a scegliere di tentare la scalata per il successo all’estero sono anche interi nuclei familiari, spesso con minori a seguito, oltre agli anziani che in alcuni paesi vedono la loro pensione aumentare in potere d’acquisto.

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2 italiani su 3 con la valigia pronta

Un tempo definiti bamboccioni, oggi i lavoratori italiani sono tra i più mobili d’Europa, per nulla spaventati dall’idea di trasferire la propria vita all’estero; del resto, ormai è sufficiente affidarsi a una ditta specializzata in traslochi internazionali per essere certi di affrontare il cambiamento senza fatica e in perfetta sicurezza. I dati elaborati dal Randstad Workmonitor confermano infatti la serenità con cui l’idea di una carriera all’estero viene affrontata dagli italiani, con il 57% degli intervistati che si dichiarano disponibili a trasferirsi in un altro paese. In particolare, chi in Italia ha già un impiego affronterebbe l’espatrio se l’azienda glielo chiedesse, chi invece è in cerca di occupazione guarda all’estero convinto di poter avere prospettive di carriera migliori (67%) con soddisfazioni professionali maggiori (57%) e meglio retribuite (64%).

Viaggiare sì, ma dove?

Quali sono le mete più gettonate dai lavoratori pronti al grande passo del trasferimento? Innanzi tutto, quelle con le maggiori prospettive occupazionali: tra gli stati col più basso tasso di disoccupazione ci sono la vicina Malta, o a Nord la Svizzera, la Norvegia e l’Islanda. E se la Brexit ha messo un freno agli esodi verso la Gran Bretagna, scesi di un quarto ma comunque sempre oltre quota 18.500, la meta preferita dei lavoratori che guardano oltralpe è diventata la Germania, che già a inizio 2018 aveva accolto 20mila italiani, mentre la Francia si ferma invece a 12.870.

AAA cercasi chi?

Tra i profili più richiesti all’estero troviamo essenzialmente lavori che non richiedono un’istruzione di livello superiore, ovvero chef, camerieri, manovali e trasportatori, installatori di impiantistica ma anche addetti al controllo vendite o alla sicurezza privata, quasi sempre full time per soluzioni che possono essere definitive o rappresentare un trampolino provvisorio. Per molti di loro, il portale Eures è un valido aiuto per monitorare le offerte disponibili, e non mancano le richieste di personale italiano per posizioni dirigenziali soprattutto nel settore di comunicazione e informazione. Negli ultimi anni, in particolare, sono richiestissime anche le discipline sanitarie: un numero crescente di infermieri realizza infatti all’estero il proprio sogno, e allo stesso modo i medici, la cui preparazione ad opera delle nostre università pare sia particolarmente apprezzata sia in Europa che oltre oceano.

Uno stipendio più alto e migliori condizioni di vita: sono diverse le motivazioni che spingono molti italiani ad emigrare all’estero. Un esodo, questo, che pare non volersi arrestare.

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