Roma, 3 sett – Carlo Calenda, sulle orme del parlamentare di Leu Fassina, ha deciso di scendere in piazza per protestare insieme ai lavoratori. Bene, direte. Peccato che il fondatore di “Siamo Europei” applica il suo consueto savoir faire anche nelle proteste di piazza – e nei confronti dei lavoratori che lo contestano.

 

La questione dell’Ex Embraco

Siamo a Roma dove i lavoratori dell’ex Embraco stanno facendo un sit in per protestare contro i nuovi “padroni” cinesi. Calenda aveva visitato questi operai anche a luglio presso la loro azienda e poi presso il Comune a Riva di Chieri. L’europarlamentare aveva incontrare i 409 operai, adesso in parte in cassa integrazione e in parte (187) al lavoro, anche se la produzione è ferma.

Infatti, la nuova proprietà, un’asse italo-cinese israeliano che risponde al nome di Ventures, non ha rispettato gli impegni economici e non ha sufficienti risorse per portare a compimento il piano che prevede la produzione di robottini per pulire i pannelli solari, dispenser dell’acqua, e-bike e giocattoli. Insieme agli operai piemontesi, vi sono anche il presidente della Regione, Alberto Cirio, e l’assessora Elena Chiorino.  E Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, spiega agli operai che protestano davanti al suo ex ministero, che “esiste gia’ la possibilita’ di un intervento di Invitalia con ingresso nel capitale della societa”. Ma molti operai, che hanno sentito questa storia già a luglio, non ci stanno. Fu proprio Calenda ad aver approvato il piano proposto della Ventures, e oggi la produzione è ferma. 

I lavoratori protestano dicendo che: “Non e’ successo nulla in quindici mesi non e’ partita nessuna produzione, lo stabilimento è vuoto e a luglio scade la cassa”. Anche Cirio è venuto a Roma per la protesta: “È il primo sciopero della mia vita, ma quando è in gioco il futuro di 410 lavoratori piemontesi credo che il Presidente della Regione debba esserci e far sentire la voce del Piemonte. Perché con la vita delle persone non si scherza”. Il 23 ottobre il Mise ha convocato una riunione con la Ventures. Nonostante questo gli operai hanno deciso di andare a Roma prima per svolgere la loro protesta.

Calenda il coatto zittisce i contestatori

Legittima, direte. Ma Calenda, romano purosangue e sempre pungente, quando prende in mano il megafono viene contestato. E reagisce: “C’era un fondo che era stato costituito” inizia l’ex ministro. E subito viene interrotto da un operaio che gli grida: “Non è un problema di soldi”. “Adesso mi devi far parlare, stai zitto” risponde Calenda. E continua: “C’è un fondo che è stato costituito per prendere possesso della proprietà nel caso l’industrializzazione fosse andata male“. “Sono dodici mesi che dico che questo fondo va fatto” protesta Calenda col megafono in mano e in maniche di camicia: “I fondi sono stati per investire in Ventures capital che non serve a un cazzo” declama adattandosi al “gergo” di strada. Qualcuno protesta e lui reagisce: “Oh, mi fai finire o no?” dice.

“Colpa tua”

“E’ colpa tua se siamo qua” lo provoca un operaio. “Oh, amico mio” si allarga Calenda “Se non c’ero io eravate licenziati e lo sai benissimo“. “Se io sono qua è colpa tua, vergognati” insiste l’operaio. “Hai quattrocentonove lavoratori sulla coscienza” lo accusa ancora l’uomo, che viene opportunamente calmato e convinto a spostarsi. Calenda prosegue col suo “comizio” ma insomma, forse si lascia un po’ troppo prendere dal personaggio del contestatore: d’altronde la sua recita non convince per questioni di logica, dato che Calenda è un ex ministro dello Sviluppo Economico che protesta davanti al ministero che ha “gestito” la questione Embraco quando c’era lui stesso al comando. Una sceneggiatura che di certo non avrebbe convinto né la madre regista, Cristina Comencini, né tantomeno il mitico nonno, Luigi Comencini. Tra Stefano Fassina che si ritrova in ospedale per aver protestato in piazza e Calenda che col megafono in mano “sbrocca” ai contestatori, non è che la sinistra ha finalmente accolto gli appelli di chi gli chiedeva di pensare un po’ di più ai lavoratori italiani e meno agli immigrati? …

Ilaria Paoletti

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