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Roma, 5 lug — Sale a 572 il numero dei clandestini raccolti dalla Ocean Viking dopo sei interventi di recupero da barconi «in avaria» al largo della Libia. Con l’ultima operazione, la nave Ong ha fatto il pieno di immigrati evacuandone 369 da un’imbarcazione che ha rischiato più volte di ribaltarsi nella zona Sar libica.



La Ocean Viking attende il porto sicuro

La Ong a questo punto attende l’indicazione di un porto sicuro. Facile prevedere l’epilogo di questo ennesimo tour del «taxi di migranti»: il «no» di Malta che farà orecchie da mercante e la conseguente calata di braghe della Lamorgese che spalancherà le porte e i porti ad altri 600 clandestini.

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La Geo Barents rimane ferma

Se la Ocean Viking procede spedita verso la sua destinazione, la nuovissima super-nave di Medici senza frontiere, la Geo Barents, rimane in stato di fermo e pesta i piedi per poter tornare in mare. L’imbarcazione che dal 2 luglio si trova bloccata dalla Guardia costiera ad Augusta, era approdata il 17 giugno con 410 clandestini recuperati nel corso di alcune operazioni. A quel punto, però le autorità portuali avevano rotto le uova nel paniere dell’Ong contestando a Msf 22 violazioni al termine di una ispezione durata 14 ore.

«Determinati a tornare in mare il prima possibile», annuncia Medici senza frontiere che presenterà un piano di azione «per adeguare velocemente le irregolarità tecniche contestate dalle autorità, chiedendo contestualmente l’immediata revoca dell’ordine di fermo». In caso di rifiuto, Msf «si riserva di intraprendere ulteriori iniziative» per contestare il provvedimento di fronte al Tar e chiedere un indennizzo dei danni subiti «come risultato del fermo indebito della nave e dei ritardi nella ripartenza (spese del noleggio, stipendi del personale e altri costi vivi)». La Ong conclude facendo la voce grossa pretendendo «il rilascio tempestivo» della nave.

Altre navi Ong sono bloccate nei porti

La Geo Barents è comunque in buona compagnia. Se si eccettuano, per l’appunto, la Ocean Viking e la Open Arms che tornerà a breve in attività dopo uno stop di due mesi e mezzo, la maggior parte delle navi Ong sono bloccate: le Sea Watch 3 e 4, la Sea Eye 4, la Alan Kurdi sono ancorate.

Cristina Gauri

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