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Roma, 5 lug – Si balla ovunque, tranne che nelle discoteche: è la protesta dei gestori, ancora in attesa dal governo di una data per la riapertura. “Ci avevano promesso che si stava lavorando per far ripartire discoteche e locali da ballo il primo luglio. Oggi siamo al 5, e sulle riaperture promesse registriamo solo un inquietante silenzio. Intanto l’abusivismo dilaga“. A dichiararlo è Filippo Grassi, responsabile nazionale del comparto discoteche di Fiepet Confesercenti. Intanto nel Paese tra baretti sulla spiaggia – con discoteche abusive -, feste di piazza e locali della movida è tutto un ballare. E a dire che un sacco di giovani sono corsi a farsi il vaccino per ottenere il green pass. Ma ancora niente da fare: discoteche chiuse.



Riapertura discoteche, Fiepet Confesercenti: “Da governo silenzio inquietante”

“L’Italia è ormai praticamente tutta in zona bianca, con la ripartenza di tutte le attività tranne le discoteche. Una situazione di stallo che incide pesantemente sulla fiducia degli imprenditori, che hanno preso per buona la data del primo luglio e hanno investito nella sicurezza dei locali, senza risultati. Non solo: il silenzio sulla riapertura delle discoteche mette a rischio anche la salute pubblica che, a parole, si vuole tutelare. Basta leggere i giornali: privati dei locali da ballo, i giovani si assembrano abusivamente sulle spiagge, in case private, persino nei garage. Locali spesso inadatti ad ospitare qualsiasi tipo di evento perché privi anche di sistemi di sicurezza di base, e di certo de tutto impreparati a seguire le norme anti-Covid. Un caos imbarazzante, su cui ci aspettiamo un intervento urgente da parte del governo“, fa presente Grassi.

La protesta di Flavio Briatore

Nelle località balneari ovviamente ogni chioschetto che vende cocktail e birre ha la musica ad alto volume e i giovani ballano, assembrandosi allegramente – un déjà vu rispetto all’anno scorso, protesta delle discoteche compresa. Lo stesso dicasi per i locali della movida. Insomma, i gestori dei locali da ballo sono gli unici ad essere ancora penalizzati. Per di più dopo mesi e mesi di chiusure. Pure Flavio Briatore fa notare che “mentre l’intero settore delle discoteche aspetta risposte dal governo che tardano ad arrivare, si organizzano feste in piazza senza alcun rispetto delle normative previste“. Il commento è in un post su Instagram in cui Briatore pubblica un video in piazza del Popolo a Roma, dopo la partita della Nazionale, dove una grande folla danzante con tanto di dj-set festeggia la vittoria degli Azzurri.

L’allarme dei gestori: se non riapriamo subito chiudiamo per sempre

Se non riapro il 10 luglio chiudo tutto. Dovrò lasciare a casa 150 persone appena assunte per la stagione“. A lanciare l’allarme è Pierpaolo Paradiso, amministratore delegato della Praja, uno dei più grandi locali notturni di Gallipoli, in Puglia. Con le località turistiche già sold out il danno economico per i locali da ballo è enorme. “Qui alla Praja abbiamo realizzato un hub in grado di effettuare 1.000 tamponi al giorno in collaborazione con un laboratorio di analisi. Abbiamo acquistato oltre 30mila tamponi per circa 100mila euro. A inizio luglio non sapere ancora se potremo aprire o meno è un insulto”, fa presente Paradiso. “Per la sola Praja, rimasta chiuso 18 mesi, ho ricevuto 25-30mila euro di ristori. In sostanza mi hanno pagato la bolletta della luce“, conclude.

Zaia: “Vergognoso lasciare chiuse attività controllate e permettere assembramenti da far schifo”

Ad aggiungersi al coro di protesta dei gestori delle discoteche è il governatore veneto Luca Zaia. “E’ vergognoso che lasciano chiuse attività controllate e che legittimino piazze piene con musica e assembramenti da far schifo. Un Paese civile non può accettare questo. Stabiliamo delle regole che siano uguali per tutti ma non possiamo permettere che un intero comparto economico che paga le tasse sia messo alla gogna mentre nella piazza di fronte tutto è lecito”.

Ludovica Colli



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1 commento

  1. Per ballare bisogna “creare” le condizioni, peccato lo capiscano solo gli avversari. Sino-virus a parte, ovviamente.

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