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2000px-EFSA_logo.svgRoma, 25 mag – L’annosa questione sulla presunta nocività dell’olio di palma segna una nuova puntata. Se qualche tempo fa avevamo registrato il parere tutto sommato positivo del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, teso a smorzare alcuni allarmismi eccessivi, ora a rilanciare l’allarme ci pensa l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che senza mezzi termini parla di tossicità e cancerogenità di alcuni contaminanti presenti in oli vegetali e margarine. L’olio di palma registrerebbe proprio le concentrazioni più alte di questi elementi nocivi, in particolar modo di 3-Mcpd, una sostanza nefrotossica e dannosa per i reni, mentre il dato nell’olio di semi di girasole, mais e in quello misto è molto più basso. Il minor costo dell’olio di palma rispetto a quello di altri oli vegetali però, ha fatto sì che dal 2011 al 2015 le tonnellate importate in Italia siano passate da 274 mila a 821 mila, praticamente quadruplicando il dato in riferimento all’industria alimentare italiana.

Il rinnovato allarme lanciato dall’Efsa però trova un’opposizione da parte dell’industria del dolce e della pasta italiana (Aidepi), il cui direttore Mario Piccialuti, in un’intervista rilasciata ad Avvenire, tiene a precisare che “l’Efsa non ha dichiarato che gli oli vegetali, tra cui l’olio di palma, in sé siano cancerogeni o tossici, bensì che in alcuni procedimenti di lavorazione o raffinazione in cui si arriva ad alte temperature (oltre 200° C) si possono sviluppare dei contaminanti di processo che possono essere nocivi per la salute”. Piccialuti è poi intervenuto in difesa delle aziende che rappresenta: “per quanto riguarda le aziende italiane, molte non utilizzano l’olio raffinato ad alte temperature, mentre molte altre utilizzano altri tipi di grassi diversi dal palma”. Effettivamente in tre anni i pronunciamenti dell’Efsa non hanno mai avuto una conseguenza sul piano legislativo europeo, fatto che per Piccialuti “non dà indicazione ai consumatori di modificare le loro abitudini alimentari, né alle aziende di utilizzare un olio vegetale piutosto che un altro”.

Al tentativo obbligato dei rappresentanti dell’industria alimentare italiana di difendere le loro scelte, risponde però in qualche modo l’Istituto Superiore di Sanità, con alcune precisazioni. “L’Efsa non ha fornito indicazioni sui consumi ma è solo perché non rientra nel suo mandato istituzionale“, spiega l’Iss. “Lo stato delle conoscenze scientifiche illustrato nel parere dell’Efsa sarà invece assunto dalla Commissione Europea alla quale spetterà far scaturire eventuali decisioni normative sul consumo”. Per l’Iss in ogni caso resta importante il tentativo di ridurre “il consumo di alimenti maggiormente apportatori di acidi grassi saturi nei quali è incluso l’olio di palma”, nel contesto di una “strategia di comunicazione di raccomandazioni nazionale e internazionale di riduzione del consumo di acidi grassi saturi che l’Istituto ha sempre perseguito a tutela della salute pubblica”.

Davide Romano

 

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2 Commenti

  1. Tanto lo sappiamo

    La nota marca della crema alla nocciola ”N”: la F…..
    con sede in Lussemburgo,
    paga
    i nostri dotti del Ministero della salute e dell’Ist. Superiore.

    Che ve lo dico a fa.

    • Come al solito i commenti che vanno per la maggiore sono quelli, come questo, che danno tutto per scontato, in primis che l’articolista sia un emerito coglione e poi tutti quelli che tentano di dargli un briciolo di fiducia per controllare se quello che dice è vero perché, anche con qualche info alla mano, non ha condannato l’olio di palma con urli e strepiti. Potresti benissimo aver ragione e potremmo essere tutti d’accordo con te, se solo svelassi i tuoi arcani e reconditi saperi superiori, Ubermensch der Palmöl de nojartri.

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