Macerata, 23 ott – Le posizioni di Desmond Lucky e Lucky Awelima, i due nigeriani coinvolti nell’inchiesta per l’omicidio di Pamela Mastropietro, sono state archiviate oggi dal gip del tribunale di Macerata. Il corpo della 18enne fu ritrovato fatto a pezzi in un trolley nel gennaio 2018. Per lo stupro e l’assassinio della ragazza romana fu condannato il pusher nigeriano Innocent Oseghale, che dovrà scontare l’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno. Le prime fasi dell’indagine avevano visto il coinvolgimento di Desmond e Awelima, che ora scontano una condanna in secondo grado per spaccio di droga. La procura però ha deciso di archiviare la posizione dei due nigeriani, giudicando di non essere in possesso di elementi contro di loro e ritenendo Oseghale l’unico responsabile dell’omicidio.

La famiglia della povera Pamela aveva chiesto che venissero effettuate nuove indagini nei confronti di Desmond Lucky. “Oseghale lo ha indicato come corresponsabile – aveva spiegato l’avvocato Verni, zio di Pamela e legale della famiglia – e alcuni elementi sono stati raccontati anche da un collaboratore di giustizia e da un carcerato (ex poliziotto) che era in cella con il nigeriano”. Ma il gip, dopo accurata riflessione, ha deciso che non fossero necessari altri approfondimenti e ha disposto l’archiviazione. Non c’è pace insomma per Pamela. Solo una settimana fa il suo volto era finito al posto di quello di una Madonna di Giovanni Bellini, con in braccio un Gesù Bambino con la faccia di Innocent Oseghale. L’immagine, una provocazione oscena realizzata da un artista torinese, ha straziato il cuore – come se ce ne fosse stato ulteriormente bisogno – dei familiari di Pamela: “E’ stato superato ogni limite”. Intanto la polemica imperversa sui social: i maceratesi ma non solo si dicono indignati per la decisione di archiviare le posizioni dei due nigeriani.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteAsterix e Obelix, svolta femminista. Arriva Adrenalina, “sosia” di Greta
Articolo successivoAgli italiani non va più di cucinare. Cresce la dipendenza dai take away
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Che schifo, certa merda andrebbe buttata a mare agli squali! La magistratura un giorno risponderà per alto tradimento della Nazione!

  2. Commento… commento… ma cosa vuoi commentare? Be’, ci provo: invidio sempre più i calabresi. Molti di loro saprebbero cosa fare e come farlo, e lo farebbero. Al Nord abbiamo esaurito, come dire, il peperoncino.

Commenta