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Roma, 17 set – Non è stata la prima volta e verosimilmente non sarà nemmeno l’ultima: alcune decine di immigrati a bordo della nave Ong Open Arms hanno pensato bene di gettarsi in acqua al largo di Palermo per forzare la mano sulle operazioni di sbarco in acque italiane.

Era già accaduto nell’agosto 2019 – in quel caso il teatro fu Lampedusa, ma la protagonista era sempre la Open Arms. I maliziosi potrebbero addirittura insinuare che si tratti quasi di un copione che tende a ripetersi, magari per forzare la volontà delle autorità e metterle con le spalle al muro, ricattandole e rendendo così necessario un salvataggio dalle acque. Chissà. In questo caso i clandestini si sono gettati in acqua dopo il diniego maltese e dopo che il governo italiano ha concesso sì l’avvicinamento, ma fuori dal porto di Palermo: immediato l’intervento della guardia costiera italiana, che ha recuperato i «naufraghi».

Come detto precedentemente, dopo aver ricevuto il solito rifiuto di approdo dalle autorità maltesi la nave battente bandiera spagnola ha puntato con decisione verso l’Italia, tanto da raggiungere il limite delle acque territoriali: limite che è stato poi abbondantemente superato, tanto che la nave si è posizionata al largo del porto di Palermo, in attesa di indicazioni, come ci ha tenuto a far sapere lo staff della Ong. D’altronde – va detto – non manca la loquacità all’equipaggio e ai leader della nave: a partire da Oscar Camps, che coi suoi tweet descrive minuziosamente e con enfasi la cronaca dell’avvicinamento della nave, con a bordo quasi trecento stranieri, tra cui – a quanto pare, ma è tutto da verificare come al solito – 56 minori e persone provenienti da vari Stati africani tra cui il Burkina Faso, Ghana, Costa d’Avorio.

«Da ieri davanti porto #Palermo, come da indicazioni ITCG, siamo rimasti in attesa istruzioni per sbarco cercando di gestire situazione critica a bordo. Tuttavia, poco fa, 76 persone si sono gettate in acqua nel tentativo di raggiungere la costa». Così Open Arms sul suo profilo Instagram. Fatto sta che il gettarsi in acqua, seguito da un massiccio afflusso di mezzi di soccorso e motovedette, ha permesso alla nave di avanzare fin quasi a raggiungere meno di un miglio dalla costa palermitana, dove a pochissime centinaia di metri di distanza è all’ancora pure la Sea Watch-4. Nonostante non vi sia ufficialità, appare plausibile che finirà per ripetersi anche qui il copione già visto proprio con Sea-Watch: ovvero trasbordo dei clandestini sulla nave-quarantena Rhapsody, ormeggiata anche essa in zona. Alternativa, altrimenti, la nave-quarantena Allegra, che staziona  però nel porto di Palermo. Comunque sia, anche questa volta ennesimo sbarco diimmigrati, in quello che appare come un ciclo privo di fine.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. tutto ad uso e consumo delle telecamere… se è come un’altra volta, già c’era dietro un paio di persone pronte col salvagente

  2. Avrebbero potuto anche evitarlo – tanto la politica del governo è ormai acclarata. Non credo comunque lo si debba interpretare come un ricatto indirizzato al Governo. Non avrebbe alcun senso, considerando la totale acquiescenza mostrata dal Governo nei confronti dell’immigrazione.
    Piuttosto, sembra un subdolo stratagemma – suggeritogli ovviamente da comandante ed equipaggio della nave – volto ad inibire qualsiasi forma di resistenza ed opposizione che, begli ultimi tempi, si è manifestata con una intensità crescente nella popolazione. Ritengo che il messaggio subliminale trasmesso attraverso questo gesto, abbia sopratutto i cittadini come destinatari. Trucchetti del cazzo che possono accadere solo perché lo Stato Italiano neppure esiste. Come sosteneva Debord: “Nel mondo realmente rovesciato, il vero è (solo) un momento del falso.”

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