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Roma, 24 mar – Uno «sciopero» in cui si lavora, per incrociare sì le braccia, ma contro il Dl: i ristoratori non ce la fanno più. Economicamente e psicologicamente stremati dichiarano guerra alle chiusure anti Covid: da martedì 6 aprile «i piccoli imprenditori del comparto dell’ospitalità a tavola (Horeca) associati a MIO Italia, apriranno a pranzo e a cena». Indipendentemente dal tipo di restrizioni in vigore.



Ristoratori senza prospettive

«Non è una provocazione, né un atto dimostrativo, ma una questione di sopravvivenza». Lo ha reso noto Paolo Bianchini, presidente di MIO Italia, Movimento imprese ospitalità. «Da un anno i piccoli imprenditori dell’ospitalità a tavola» zoppicano lungo la scia delle chiusure-riaperture-chiusure. «In contrasto con le evidenze scientifiche, senza prospettive, programmazione, piani di rilancio, indennizzi ragionevoli, interventi sui costi fissi. Nulla». I ristoratori, attacca esasperato Bianchini, «non sono più padroni del presente e del futuro e di quello delle loro famiglie. Con l’ultimo decreto Sostegno è stata prevista una elemosina, fra l’altro in arrivo dopo il 10 aprile».

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Lo Stato assiste con indifferenza

E se il comparto della ristorazione è fermo, non si ferma lo stillicidio dei fallimenti, degli «sfratti esecutivi» e delle convocazioni in tribunale. «Il Paese, come conseguenza delle decisioni scellerate della politica, sta perdendo, una dopo l’altra, aziende importanti che complessivamente creavano il 30 per cento del Pil», continua. A questo si aggiunge una colpevole e irresponsabile indifferenza dello Stato verso il «collasso dei prodotti Made in Italy e del settore della distribuzione, esposto finanziariamente con gli istituti bancari proprio a causa dei blocchi al comparto Horeca e dei conseguenti crediti deteriorati», ha spiegato Paolo Bianchini.

Il 6 si riapre, quindi, perché nessuno dei ristoratori «ha più nulla da perdere. Di fronte al funerale certo di bar, ristoranti, pizzerie, pub, il direttivo di Mio Italia domenica 21 Marzo s’è riunito per deliberare l’unica opzione possibile, una scelta obbligata: andare contro le norme e aprire, seguendo tutte le misure anti-covid, ma aprire. A pranzo e a cena. Sempre», ha concluso.

Cristina Gauri

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