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Roma, 3 lug – Non si placano le violenze nei campi nomadi di Roma: questa volta sotto i riflettori è il già drammaticamente noto accampamento regolare di Via Candoni, nei pressi della Magliana, salito agli onori della cronaca per risse, ferimenti, faide e soprattutto, negli ultimi tempi, per gli atti di violenza e danneggiamenti contro i mezzi del servizio pubblico cittadino parcheggiati nella vicinissima rimessa Atac.
Ieri sera, attorno alle ore 22, una donna, di origine bosniaca, è stata colpita alla gola, probabilmente a quanto emerge per fini di rapina. La donna è ora ricoverata in gravi condizioni presso l’ospedale San Camillo, dopo essere stata soccorsa da un mezzo del 118.

La polizia intervenuta sul posto ha iniziato le indagini in un clima arroventato dai precari equilibri sociali che regnano nei campi nomadi e nei dintorni e l’imbarazzante silenzio delle istituzioni. Che il movente della brutale aggressione possa essere riconducibile a una tentata rapina finita nel sangue lo lascia chiaramente intendere il marito della donna, il quale ha dichiarato agli organi inquirenti «E’ stato uno sconosciuto che ha agito per rapinargli le collane e gli anelli». Sicuro sul movente, a quanto pare, ma senza fornire alcun genere di particolare sull’identità presunta dell’aggressore.
Non sembrerebbero però esservi dubbi sul fatto che l’accoltellatore uno dei residenti dei moduli abitativi del campo. L’insediamento è da tempo inserito nel piano generale Nomadi di Roma Capitale, il cui fallimento è stato di recente testimoniato dall’allontanamento del dirigente che sovraintendeva all’ufficio speciale, a cui il sindaco Virginia Raggi ha preferito una dirigente proveniente da Frascati. La questione dei campi nomadi continua ad essere materia incandescente, dopo che per quattro anni di mandato la Raggi – al di là di slogan e promesse – ben poco ha fatto.

Il campo di Candoni è considerato uno dei più socialmente caldi e problematici tra tutti i campi nomadi della Capitale, come testimoniato dalla visita di Matteo Salvini, che nei giorni aveva portato la propria solidarietà ai dipendenti ATAC impiegati nella rimessa che sorge a ridosso del campo, dentro cui alcuni bus erano stati dati alle fiamme nel tentativo di rubarne pezzi meccanici. Il leader della Lega ha dichiarato “autisti e impiegati presi a sassate, furti di benzina, batterie e rame, incendi e mezzi bruciati: avere come vicini di casa 500 rom tra i quali vi sono evidentemente molti delinquenti non è più sostenibile per questi lavoratori”. L’atto di violenza consumato ieri sera gli dà, tragicamente, ragione.

Cristina Gauri

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