Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 2 lug – La pandemia aumenta le disuguaglianze. Lo avevamo già capito durante il lockdown, dove fattori come la dimensione dell’abitazione o la sicurezza economica segnavano una grande differenza rispetto alle modalità con cui si affrontava la quarantena. Ora a certificare il divario sociale connesso all’emergenza sanitaria ci pensa l’Istat nel suo rapporto annuale. Il mercato del lavoro si restringe, l’insicurezza aumenta, la natalità crolla. Sì perché se le crisi accelerano i processi, la denatalità non fa eccezione. Il calo delle nascite ormai in corso da decenni subirà “un’ulteriore accelerazione nel periodo post-Covid. Recenti simulazioni, che tengono conto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, mettono in luce un suo primo effetto nell’immediato futuro; un calo che dovrebbe mantenersi nell’ordine di poco meno di 10 mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021″.

Numeri drammatici della natalità nel 2020 e 2021

Dunque il 2020 e il 2021 sono destinati ad abbattere il già triste record del 2019: appena 435 mila nuovi nati in Italia. Nel 2020 si dovrebbe scendere a 425 mila, mentre nel 2021 addirittura a 396 mila, per la prima volta nella storia sotto quota 400 mila. Numeri drammatici, che però non sono in sintonia con quelli che sono i desideri degli italiani. Secondo le rilevazioni Istat il desiderio di maternità e paternità è ancora “diffuso” ed “elevato”. Il 46% delle persone vorrebbe addirittura due figli, considerato il modello di famiglia più idoneo. Il 22% addirittura vorrebbe tre o più figli, mentre solo 500 mila italiani tra i 18 e i 49 anni non vogliono figli.

Liquidità e occupazione le principali preoccupazioni

La preoccupazione principale degli italiani rispetto all’eventualità di farsi una famiglia è ovviamente legata all’occupazione e alla liquidità. “Il problema del reperimento della liquidità è molto diffuso, i contraccolpi sugli investimenti, segnalati da una impresa su otto, rischiano di costituire un ulteriore freno ed è anche preoccupante che il 12% delle imprese sia propensa a ridurre l’input di lavoro“, si legge sempre nel rapporto Istat.

Davide Romano

1 commento

  1. Breve sunto circa il calo di natalità:

    – uso della plastica contraccettiva per rapporti sicuri ma egoisti
    – uso strumentale dell’ aborto
    – “criminalizzazione” dell’ amore libero giovanile
    – pornografia-sesso fine a se stesso
    – costrizioni temporali didattico-lavorative
    – ingestione di sostanze tossiche
    – pessimismo distruttivo
    – sconfitta del proletariato (leggesi etimologia del termine proletario), massacro dei contadini
    – de-responsabilizzazione vs. famiglia
    – città pro-single
    – ecc. ecc.

    Altro che Covid 19, 20, o 21..