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centro-daccoglienza-monastirCagliari, 11 ott – I vigili del fuoco confermano la natura dolosa della combustione che ha reso inagibile l’ex Scuola Penitenziaria di Monastir che a breve sarebbe stata convertita in centro d’accoglienza. Il rogo è stato appiccato verso le 23:30 della notte scorsa: ad essere distrutti completamente sono stati il quadro elettrico della struttura ed il locale delle caldaie dove si è registrata un’esplosione. Gli incendiari hanno anche posizionato una bombola del gas all’interno della stanza in cui è stato appiccato il fuoco, ma questa non è deflagrata. Le forze dell’ordine indagano per risalire ai responsabili.



Si tratta del terzo raid finalizzato a rendere inagibile un centro d’accoglienza che avrebbe dovuto ospitare gli immigrati sbarcati in Sardegna (attualmente più di 6000): a giugno fu incendiato l’hotel Santa Maria di Aglientu, a settembre, alla luce del sole, venne assaltata una palazzina di due piani nella centrale via Roma di Burcei che avrebbe dovuto ospitare circa 25 immigrati. Più volte abbiamo denunciato il rischio che si potesse arrivare a simili atti estremi da parte di una popolazione esasperata dal problema immigrazione: esasperazione che certamente viene esacerbata dall’atteggiamento delle Prefetture che ignorano categoricamente qualsiasi manifestazione di piazza e qualsiasi parere di sindaci contrario alla nascita di questi centri in piccoli comuni, nonché dalle dichiarazioni del Presidente della Regione Pigliaru in cui prospetta un futuro lavorativo per gli immigrati ammettendo, al contempo, di non avere ricette per fermare l’emigrazione dei giovani sardi.

Certamente si tratta di atti che vanno stigmatizzati senza tentennamenti, ma le istituzioni e la politica dovrebbero comprendere che nella gestione di questo flusso di immigrati qualcosa non sta andando bene, come le minacce velate, denunciate da CasaPound, con cui i cittadini di Monastir sono stati fatti allontanare proprio dall’ex scuola penitenziaria per impedirne la trasformazione in centro d’accoglienza.

Vittorio Susinno



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