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air-franceRoma, 11 ott – Gli immigrati mandano avanti la nostra economia, ormai sono dappertutto, sarebbe impossibile mandarli via, dicono gli immigrazionisti. Si scordano di aggiungere un corollario imprescindibile: che, “essendo dappertutto”, possono anche facilmente costituirsi in quinta colonna. Ricordate quella scena di Fight Club? “Noi prepariamo i tuoi pasti, togliamo la tua immondizia, colleghiamo le tue telefonate, guidiamo le tue ambulanze: non fare lo stronzo con noi”. Ecco, anche la Francia sta cominciando a capire di essere sottoposta a un ricatto molto simile.



Recentemente, per esempio, gli addetti di Air France hanno scoperto la scritta “Allah Akbar” tracciata con delle bombolette su una quarantina di aerei, in corrispondenza degli sportelli che si aprono sui serbatoi di carburante. Non è peraltro l’unico elemento inquietante scoperto da un’inchiesta del settimanale Canard Enchainé. Si parla infatti di misteriosi guasti ai motori e di vari fatti anomali, come per esempio un aereo che si sarebbe visto rifiutare il permesso di atterraggio in quanto “pilotato da una donna”. Diverse anomalie tecniche sarebbero state notate poi sui motori al momento della “check-list”, i test prima del decollo. Di recente, un comandante si sarebbe rifiutato di decollare dopo un ennesimo “incidente”. Dopo un’inchiesta interna, un francese convertito all’islam, impiegato di Air France, è stato identificato come sospetto. L’uomo si è poi dato alla fuga ed è stato successivamente localizzato nello Yemen.

Sulle cartine diffuse ai passeggeri di un volo Los Angeles-Tel Aviv con scalo a Parigi, invece, Israele sarebbe scomparso dalle mappe. In un volo verso il Marocco, poi, sempre sulle cartine sarebbe comparsa come destinazione un inquietante “Califfato”. Solo scherzi di cattivo gusto? Trattandosi di gente che ha libero accesso ad apparecchi che trasportano persone a 10mila metri da terra, forse l’umorismo appare fuori luogo. Che non si tratti di episodi occasionali lo fa pensare anche il fatto che, per esempio, all’aeroporto belga di Zaventem, attaccato dal terrorismo islamista il 22 marzo scorso, lavoravano almeno 50 simpatizzanti dello Stato Islamico. A denunciarlo era stato un sindacato della polizia aeroportuale di Bruxelles, parlando di soldati del Califfato addetti alla gestione dei bagagli, alle pulizie e ai duty free e per questo in possesso di badge di sicurezza che li potevano portare fino alle cabine degli aerei. Il presidente del sindacato di polizia belga, Vincent Gilles ha fatto sapere che alcuni di questi lavoratori “hanno festeggiato gli attentati di Parigi” lo scorso 13 novembre.

Se stare su un aereo sapendo che la sicurezza è affidata a militanti dell’Isis è quanto meno spiacevole, immaginate cosa può voler dire per un francese finire in carcere, dove non solo la percentuale dei detenuti islamici si attesta intorno al 60%, ma l’Islam radicale dilaga anche fra i secondini. Fonti sindacali citate da Le Figaro parlano di almeno una trentina di casi documentati. Il ministro della Giustizia, Jean-Jacques Urvoas, ha parlato di casi “infinitamente minoritari” ma “reali”. Anche fra i poliziotti fuori dalle carceri si registrano casi di canti religiosi lanciati in pattuglia o di agenti che si rifiutano di sorvegliare sinagoghe e stringere le mani a colleghe donne. Nell’esercito, ci sarebbero almeno una cinquantina di dossier sul tavolo degli addetti alla sorveglianza, ma il ministero assicura che i casi reali siano non più di una decina. Ma in ogni caso si tratta di gente che maneggia armi da guerra, il che non è u dettaglio di secondo piano. Altro fronte caldo è quello dei trasporti pubblici, dove sempre di più sono i lavoratori che si rifiutano di guidare un autobus se il turno precedente su quel mezzo è stato svolto da una donna. Samy Amimour, uno dei macellai del Bataclan, faceva proprio questo lavoro.

Adriano Scianca



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