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Parma, 30 ott – In Italia non è obbligatorio essere antifascisti e antirazzisti, tutt’al più consiglia di esserlo una Costituzione (o meglio la sua errata interpretazione), che viene definita “la più bella del mondo” per i motivi sbagliati. Epperò a Parma non è così. Il regolamento comunale prevede, per l’ottenimento di un passo o accesso carrabile, non solo una montagna di scartoffie col relativo dispendio di tempo e soldi, ma anche la dichiarazione di antifascismo, antinazismo e antirazzismo. Nessun imbroglio, lo specifica il modulo per la “Richiesta di occupazione permanente di spazi ed aree pubbliche per passi/accessi carrai”, creato e voluto dal sindaco ex grillino Pizzarotti. Vi si trova infatti l’invito a leggere con attenzione delle dichiarazioni aggiuntive che andranno poi sottoscritte.

Il fasciocarrabile

Ebbene, chi voglia il passo carrabile deve attestare “di riconoscersi nei principi costituzionali democratici e di ripudiare il fascismo e il nazismo; di non professare e non fare propaganda di ideologie nazifasciste, xeonofobe, razziste, sessiste o in contrasto con la Costituzione. Aggiunge che con tale sottoscrizione si dichiara anche di non denigrare “la democrazia, le sue istituzioni ed i valori della Resistenza”. Infine, è richiesto “di non compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista o nazista, anche attraverso l’uso di simbologie o gestualità ad essi chiaramente riferiti”.

Da un breve ripasso della Costituzione “nata dalla resistenza”, si evince chiaramente che la dodicesima tra le Disposizioni transitorie e finali vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista, prevedendo oltretutto che i gerarchi fascisti godano di diritti politici attivi e passivi passati cinque anni dall’entrata in vigore dalla Costituzione. Dunque oggi, fosse vivo, potrebbe votare, esser votato e richiedere il passo carrabile a Parma Benito Mussolini in persona, con buona pace di Pizzarotti, dell’Anpi e delle frattaglie di comunismo adolescenziale intente a fare gli eroi.

Non è chiaro per quale motivo un cittadino, dopo aver adempiuto a tutte le oscene formalità che la burocrazia italiana prevede, debba esternare le proprie intime idee per potersi vedere riconosciuto un diritto di cui godono migliaia e migliaia di altri consociati. Oltre ad essere una forma di burocratismo politicamente corretto, si tratta di una indebita intromissione del Comune di Parma nella vita di cittadini, che non sono affatto tenuti ad esporre le proprie idee in merito al sessismo, al razzismo e ad altre ossessioni del genere. Anche perché, leggendo la cronaca di questi ultimi giorni, si scopre che i concetti denunziati dal regolamento di Pizzarotti risultano alquanto vaghi.

La rieducazione politicamente corretta

Si tratta di una rieducazione in piena regola voluta e ottenuta da politicanti indisponenti e incapaci di concepire un soggetto libero in grado di disporre di idee proprie, magari anticonformiste sulla base della correttezza politica e antifascista che imperversa oggigiorno. La scuola è la stessa che impedisce a Fausto Biloslavo di partecipare ad una conferenza all’Università di Trento perché ritenuto fascista o a Giampaolo Pansa di presentare i suoi libri di revisionismo storico perché ritenuti diffamanti nei confronti della resistenza, uno dei grandi totem cui anche il sindaco Pizzarotti si inchina. Il passo carrabile andrebbe imposto a persone dispotiche come loro.

Lorenzo Zuppini

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7 Commenti

  1. Trattandosi di carte prive di valore legale …… potrei dichiararmi tranquillamente un extraterrestre proveniente da Orione ….quindi ?
    Chi ha eletto i buffoni in comune … si faccia un esame di coscienza , come fatto dagli
    Umbri ….
    Diverso se chiedessero di iscriversi ad associazioni mafiose come l’ anpi ,
    casomai porterei la tessera dell’ ANPdI ……

  2. Io non sono un giurista, tanto meno un costituzionalista, però chiedo, a chi ne sa più di me, è possibile inoltrare, da parte di un istituzione pubblica, una richiesta simile? Inoltre, io potrei anche sottoscrivere questo codice deontologico, mentendo, ma se, per esempio, avessi un tatuaggio che simboleggia un riferimento nazista, in un punto del corpo visibile, dovrei dedurre che a priori non potrei ottenere quello che, credo sia un diritto di ogni cittadino italiano? Spero che qualcuno più competente di me possa rispondermi, perché inizio ad essere letteralmente allibito; ho quasi mezzo secolo sulle spalle, quindi provengo da un epoca arcaica, dove questi dettami, idioti, non erano minimamente immaginabili, ma, quanto meno, erano anni più liberi, sotto ogni aspetto. Adesso, dopo l’aver coartato l’azione, si è passati alla parola, basti pensare a quante terminologie sono state letteralmente rimosse dal politicamente corretto, (pensate solo al termine clandestino che è stato rimpiazzato da migrante), per ultimo rimane il pensiero e, vedendo certe sperimentazioni in ambito tecnologico, presto l’essere umano potrà controllare anche quello. A quel punto, saremo in piena dittatura, economica ed ammantata di pelosa correttezza, senza neppur aver compreso come ci siamo arrivati.

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