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Padova, 24 mag — Niente Bella Ciao intonata sul sagrato del Duomo di Padova: «Qui, no. Né rosso né nero, qui». E’ l’ordine perentorio di don Gianandrea Di Donna, 55 anni,  che sabato scorso ha interrotto l’esibizione di un gruppo musicale mentre suonava il divisivo inno partigiano al termine di un concerto tenutosi davanti alla cattedrale cittadina. Lo riporta il Corriere del Veneto.

Sangue di Enea Ritter

Suonano Bella Ciao, il prete li ferma

Di Donna, direttore dell’Ufficio diocesano per la liturgia e collaboratore della stessa parrocchia del Duomo, ha posto il veto all’esibizione di una band di ragazzi scritturata dal Comune. Ingaggiati per animare la zona d’ombra della chiesa, spesso ostaggio di spacciatori e di degrado, i ragazzi stavano per terminare il concerto sulle note di Bella Ciao, per la gioia di molti dei presenti. Ma a quel punto il sacerdote si è fatto largo tra la folla e con gesti e parole assai eloquenti  ha rotto le uova nel paniere ai partigiani 2.0. «Qui, no. Né rosso né nero, qui». Niente politica davanti al Duomo. A quel punto De Donna si allontana stizzito, tra qualche fischio e qualche «buu».  Il concerto è finito sulle note monche della canzone.

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Arriva l’Anpi 

 L’Anpi cittadina ha subito preso la palla al balzo per mettere il cappello sopra l’episodio. «Reverendo dal suo intervento deduciamo che lei si è sentito in dovere di intervenire perché “Bella Ciao”, canzone a suo avviso rossa, costituirebbe oltraggio e contraddizione inaccettabile rispetto alla sacralità del luogo di esecuzione (il sagrato). Facciamo osservare che Bella Ciao è un canto che esalta la Resistenza, la Libertà, i partigiani morti per la libertà. Non è un canto ‘rosso’: è un canto per la Resistenza». Se lo dicono loro…

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. MI dispiace ripetere le stesse cose, ma è da un po’ che non sopporto la sfacciataggine con cui viene cantata questa canzone, ho detto e ripeto che è fonte di provocazione e una volta o l’altra andrà a finire male, bene ha fatto il prete, sul sagrato ne rosso ne nero.

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