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E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il nuovo pacchetto di misure speciali contro la violenza negli stadi. Secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Interni Angelino Alfano le principali misure previste dal decreto saranno le seguenti:

  • Aumento della durata del Daspo, provvedimento che vieta l’accesso alle manifestazioni sportive, che viene portato per i recidivi da un minimo di 5 ad un massimo di 8 anni.
  • Fino a due anni di chiusura delle trasferte per le tifoserie ospiti nel caso di gravi episodi di violenza.
  • Introduzione del cosiddetto ‘Daspo di gruppo’, ovvero la possibilità di sanzionare tutti coloro che vengono fermati in prossimità di episodi violenti anche se non riconosciuti colpevoli di alcun reato.
  • Attuazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura solitamente applicata solamente a chi risulta legato alla criminalità organizzata, per coloro che sono destinatari di più Daspo.
  • Arresto in flagranza differita per “istigazione al razzismo”.

alfano mafiaAlcune di queste misure hanno già suscitato una serie di critiche dal punto di vista legale, in particolare il ‘Daspo di gruppo’. Secondo l’avvocato Massimo Rossetti, responsabile dell’area giuridico-legale della Federsupporter, “il principio costituzionale stabilisce che la responsabilità e la pericolosità siano esclusivamente personali. Ne deriva che un tifoso, pur non avendo fatto nulla, per la sola sventura di trovarsi sullo stesso pullmann o sullo stesso vagone ferroviario in cui un altro tifoso, magari a lui del tutto sconosciuto, abbia commesso qualche atto infelice potrà vedersi comminato un Daspo”.

Già lo stesso Daspo in passato è stato oggetto di forti critiche e accuse di incostituzionalità. Il provvedimento infatti non viene stabilito da un giudice ma dal Questore e spesso il TAR in caso di ricorso è costretto ad annullarlo per “carenza di motivazioni”. Peccato però che frequentemente, visti i tempi della giustizia italiana, le sentenze del TAR arrivino quando già i tifosi hanno scontato per intero il loro divieto…

Queste misure nascono sull’onda della strumentalizzazione per la tragica morte del tifoso napoletano Ciro Esposito (avvenuta tra l’altro lontano dallo stadio e con modalità più simili alla criminalità comune che agli scontri tra ultras) e denotano il chiaro fallimento della ‘Tessera del Tifoso’, presentata come una rivoluzione del sistema calcio ma che nei fatti ha solamente contribuito a spopolare gli stadi con la sua assurda burocrazia. Più in generale il nuovo pacchetto di leggi speciali, il quarto dal 2007 ad oggi,  non è che un ulteriore passo per eliminare le frange più ‘calde’ e passionali dagli stadi e completare la trasformazione del tifoso in un semplice consumatore sul modello americano. Quindi fuori striscioni, torce e tamburi, dentro ristoranti, negozi e uffici.

Tutto ciò unitamente alla immancabile tirata della propaganda antirazzista che prevede l’arresto in differita nel caso di offese verbali “politicamente scorrette”. In pratica se con ‘razzismo’ sarà intesa anche la discriminazione territoriale si potrà venire incarcerati semplicemente per aver offeso un calciatore o un tifoso della squadra avversaria. Altro che 1984 di Orwell !

Inoltre Alfano giunge addirittura a paragonare gli ultras ai mafiosi. Oltre a ridere per l’assurdità del paragone verrebbe da chiedersi da che pulpito viene la predica. Nel 1996 infatti proprio Angelino Alfano partecipò al matrimonio della figlia di un capo mafia, facendosi ritrarre in foto mentre baciava il boss siciliano Croce Napoli. Ed è piuttosto lunga la lista di indagati per concorso in associazione mafiosa all’interno del suo partito (Nuovo Centro Destra), a partire dal suo braccio destro Renato Schifani.

Tra l’altro risulta paradossale che in un momento dove l’Italia vive un emergenza senza precedenti sul fronte dell’immigrazione clandestina, con migliaia di extracomunitari che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste ed un crescente rischio di epidemie, il Ministro degli Interni si preoccupi di usare il pugno di ferro contro gli ultras piuttosto che contro gli scafisti, ai quali invece si è affiancato lo Stato attraverso la fallimentare operazione ‘Mare Nostrum’, voluta e diretta proprio dallo stesso Alfano.

 

Lorenzo Berti

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