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siriaRoma, 8 ago – Non si può non sperare, per umana pietà, che la vicenda di Vanessa Marzullo di Brembate (Bergamo) e Greta Ramelli di Gavirate (Varese), di 21 e 20 anni, si concluda nel migliore dei modi. Ma allo stesso tempo non si può non notare l’amara ironia della sorte sottesa a tutta questa storia, tanto che, se non stessimo parlando di eventi drammatici, la tentazione di dire che “se la sono cercata” sarebbe davvero molto forte.

Le due giovani cooperanti italiane sono state rapite in Siria, ad Aleppo, dove si trovavano dal 28 luglio per seguire “progetti umanitari”.

La Farnesina, che ha subito attivato l’Unità di crisi, ha confermato “l’irreperibilità di due cittadine italiane” ma mantiene il massimo riserbo sulla vicenda. La notizia del rapimento, arrivata sabato scorso, era stata tenuta riservata per evitare di far alzare il prezzo del riscatto. Ieri pomeriggio le indiscrezioni sono però rimbalzate in maniera sempre più frenetica e alla fine la Farnesina ha deciso di confermare i fatti.

Sulle modalità del presunto sequestro regna l’incertezza più assoluta. Si parla comunque di un commando di almeno 10 persone, tutte armate, presumibilmente legate alla criminalità comune e non a organizzazioni religiose o politiche. Si crede che la cattura possa essere stata pianificata grazie alla “soffiata” di chi sapeva che le due cooperanti sarebbero giunte nella zona di Aleppo per avviare Horryaty, il loro progetto di aiuto alla popolazione. L’ipotesi più accreditata è che le giovani siano state portate via da una banda criminale per essere poi cedute a un gruppo più politicizzato.

Secondo quanto riferisce il sito del quotidiano giordano Assabeel, citando come fonte un attivista locale corrispondente di alcune testate, il gruppo armato responsabile del sequestro in passato ha già rapito diversi attivisti e giornalisti.

Il doppio sequestro, secondo la stessa fonte, è avvenuto nella località di El Ismo, a ovest di Aleppo: Non è chiaro se il rapimento sia avvenuto nel loro appartamento o nella casa del “capo del Consiglio rivoluzionario” locale, dove comunque le due giovani sono state viste. Con loro, afferma ancora la fonte, vi era anche un giornalista italiano, Daniele Raineri de Il Foglio, che è riuscito a fuggire e ha dato l’allarme. Raineri è uno dei giornalisti italiani più schierati in assoluto. Schierato contro Assad, schierato per i “ribelli”, schierato per Israele.

Nella storia molte cose non tornano, anche se è arduo pensare di poter affibbiare un qualche ruolo oscuro a due poco più che ragazzine. Molto probabilmente si tratta davvero di folle ingenuità adolescenziale, la cui colpa deve semmai ricadere su chi ha fatto credere a Vanessa e Greta che in quell’area ci fosse seriamente un conflitto fra libertà e tirannia, con la prima monopolizzata da bande di tagliagole e teocrati fanatizzati. Non si parli, però, di banale “idealismo” apolitico. Tutto, in ciò che sappiamo della storia di Vanessa e Greta, è politico: dalle manifestazioni “per la Siria libera” (sic!) con tanto di bandiera dei “ribelli”, alla frequentazione della casa del “capo del Consiglio rivoluzionario”.

Vanessa e Greta, forse, stavano solo giocando col fuoco. Ora c’è da sperare che non si brucino. Ma prima o poi chi ha appiccato l’incendio dovrà rispondere di tutto questo.

 

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