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Roma, 11 apr – Abbiamo imparato le “comodità” dello smart working. Ci stanno quasi convincendo che la didattica a distanza è meglio di quella vera. Ci stanno avvisando che sarà impossibile tornare alla vita di prima, che sarà necessario mantenere il cosiddetto distanziamento sociale, ma che anche se lontani possiamo restare vicini, grazie alla rete. Il tutto per arrivare alla conferenza stampa di Conte-Azzolina-Gualtieri in cui più che di coronavirus, di piani industriali ed economici, di risposte alla crisi che esulassero dalle supercazzole e dall’elemosina si è parlato principalmente di una cosa: dell’importanza della digitalizzazione, di avere una rete all’avanguardia che ci permetta di vivere nel mondo post-covid – che non è una bomba atomica che ha diffuso le radiazioni sul globo né il virus de L’Esercito delle 12 Scimmie, quindi non si capisce questa retorica simil-11 settembre del “il mondo non sarà più come prima” se non per un lasso di tempo limitato – e che snellisca le procedure che possono intasare i sistemi, come accaduto con l’Inps, facendo finta che questo non sia accaduto perché i server dell’ente vanno probabilmente a valvole e che la lentezza delle procedure dipenda in realtà dalla burocrazia pachidermica che da decenni ci ha affossato incancrenendosi fino alla metastasi. Per farla breve, sembra che si stia usando un po’ la scusa della pandemia, dell’uso massivo di internet che può mettere in crisi la rete e del nuovo stile di vita per far passare la interconnessione globale tramite 5G, la rete superveloce di nuova generazione, come una sorta di salvezza per l’umanità.

Cos’è il 5G?

Ma che cos’è di preciso questo 5G? Purtroppo nell’era dell’informazione siamo talmente bombardati da dati e informazioni di ogni tipo che invece di essere informati restiamo, come direbbe Bradbury, “fermi come macigni”. Per cui si va dal 5G fatto passare come una sorta di messia digitale alle teorie invece che vedono il 5G come la Bestia di Satana.
Tecnicamente il 5G è lo standard di quinta generazione per le connessioni internet e telefonia mobile che permette una connessione di gran lunga superiore a quelle attuali – si parla di 2 Gigabit al secondo che potrebbero diventare potenzialmente 20 contro i 100 Megabit dell’attuale 4G – con una velocità di risposta almeno cinque volte più rapida e una capacità dieci volte superiore, che permette quindi di mantenere connessi contemporaneamente un numero di dispositivi dieci volte più grande rispetto ad ora.

L’internet delle cose

Soprattutto quest’ultimo aspetto permetterà l’evoluzione del cosiddetto Internet of Things (IoT), ovvero una costante interconnessione non solo di computer e telefoni ma di qualunque tipo di oggetto che possa essere trasformato in “smart object”. Per fare degli esempi pratici, oltre a una completa domotizzazione di case e uffici – con televisori, condizionatori, elettrodomestici totalmente gestibili da un unico terminale come un tablet o il proprio telefonino anche a chilometri di distanza – potremmo avere confezioni che avvisano quando il prodotto sta per scadere, frigoriferi che avvisano quando un determinato alimento manca, Bimby connessi al frigorifero che possono consigliare le ricette possibili con quello che c’è in dispensa o in frigo, sveglie che cambiano dinamicamente orario di notifica a seconda del traffico nel tragitto o del ritardo dei mezzi che ci porterebbero a lavoro, macchinari da ginnastica connessi ai sensori di monitoraggio che possono configurarsi dinamicamente. Il che oltre che a vantaggi evidenti porta anche a problematiche non banali ma di complessa analisi che però in pochi sembrano voler affrontare. C’è poi l’annosa discussione sulla pericolosità dell’inquinamento elettromagnetico e sugli eventuali rischi per la salute. Il problema è che molte teorie bislacche e al limite della teoria della terra piatta su questa questione, hanno talmente inquinato il dibattito che oramai chiunque provi anche solo ad alzare un allarme non necessariamente sanitario sulla questione 5G viene automaticamente equiparato a chi dice che il 5G è la causa del coronavirus.

Esiste una correlazione tra 5G e coronavirus?

La correlazione tra il 5G e la nuova pandemia è una teoria piuttosto diffusa in rete ed è chiaramente una di quelle che ha fatto più “proseliti” tra i ricercatori di complotti facilmente vendibili, ma che purtroppo distolgono l’attenzione da giochi di potere ben più rischiosi, ma con schemi un po’ più complessi per l’utenza media dei social. Ma come vedremo è una correlazione che si fonda su basi ben poco solide, per usare un eufemismo. Questa nuova teoria del complotto si basa su tre argomenti.

  • Il primo riguarda una sovrapposizione tra le mappe di maggior concentrazione di antenne 5G e quelle di maggior diffusione del virus.
  • Il secondo riguarda alcuni studi che avrebbero ipotizzato che i batteri comunicano tra loro con segnali elettromagnetici, da qui la convinzione che una eccessiva esposizione alle onde elettromagnetiche favorisca la proliferazione di malattie.
  • Il terzo è una constatazione che vedrebbe la nascita delle grandi pandemie degli ultimi 100 anni coincidenti con l’inizio dell’esposizione a nuovi tipi di onde elettromagnetiche a livello mondiale. Ma come vedremo ognuno di questi tre argomenti è a dir poco fragile.

Per quanto riguarda la maggior diffusione del coronavirus dove il 5G è più diffuso è insieme un dato falso e una falsa correlazione. Un dato falso perché questa coincidenza è valida solo in alcuni posti. Non ad esempio in Italia, dove il 5G non è ancora attivo e dove sono presenti solo poche antenne sperimentali che hanno però un raggio di azione piuttosto corto. Una falsa correlazione perché dove ciò accade, ad esempio in Usa la cui cartina va per la maggiore per diffondere questa teoria, ciò accade semplicemente perché la maggior diffusione 5G coincide con una maggior densità di popolazione. E il virus è più diffuso dove la densità di popolazione è maggiore. È esattamente come la falsa correlazione dell’inquinamento che secondo molti neo ambientalisti faciliterebbe il contagio perché la maggior diffusione si trova dove c’è più inquinamento. Semplicemente, l’inquinamento maggiore si ha nei posti più densamente popolati dove, proprio per questo, il virus può diffondersi più velocemente di persona in persona. Se sovrapponessimo la mappa degli abbonamenti Netflix a quella dei contagi probabilmente vedremmo che dove ci sono più positivi ci sono più abbonati, ma non per questo Netflix è un veicolo del virus.

La questione dell’uso da parte di batteri – e ricordiamo che il covid è virale, non batterico – di campi elettromagnetici per comunicare tra loro, si tratta di impulsi a basse frequenze e a breve distanza che nulla c’entrano con l’esposizione a campi esterni. E si tratta dello stesso tipo di comunicazione che usano i neuroni. Se la teoria fosse vera, avremmo assistito anche a una maggiore attività cerebrale da parte della popolazione umana, ma una rapida analisi empirica sembra non confermare questa cosa.

La storia della coincidenza tra pandemie ed esposizione a nuove onde invece è proprio inventata. La spagnola non ci fu quando fummo esposti globalmente alle onde radio: l’epidemia si diffuse tra il 1918 e 1919, mentre l’uso massivo di onde radio per le trasmissioni iniziò nel 1920. Idem per l’asiatica del 1950 avvenuta secondo i complottisti quando si iniziarono ad utilizzare i radar. In realtà anche l’uso massivo di radar avvenne qualche anno dopo. E comunque se questo fosse vero ci sarebbe un grosso buco intorno al 2000 quando davvero fummo esposti in modo massivo alle onde dei telefonini, o intorno al 2010 quando si diffusero i primissimi smartphone, senza considerare l’uso dei WiFi nello stesso decennio. Ma non ci fu nessuna pandemia.

5G e rischi per la salute

In realtà il dibattito sugli effetti del 5G sulla salute è molto più complesso, così come ogni questione riguardante l’aspetto scientifico che purtroppo nell’era internet della tuttologia e dei semicolti vede sempre più illustri sconosciuti parlare di argomenti che non possono essere studiati tramite google e wikipedia.

I principali studi su effetti negativi per la salute dell’esposizione a onde elettromagnetiche ad alta frequenza sono stati condotti dal Programma Nazionale di Tossicologia degli Stati Uniti e dal nostro Istituto Ramazzini, che hanno constatato una maggior incidenza di disfunzioni cardiache e tumori rari nei soggetti esposti.

Ma l’Icnirp (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti), la commissione internazionale che detta le linee guida per la sicurezza alle esposizioni alle radiazioni, avrebbe pubblicato una nota e concluso che essi non forniscono una base affidabile per la revisione delle linee guida esistenti sull’esposizione alla radiofrequenza a causa di incongruenze e limitazioni che influenzano la validità dei loro risultati. A chi dare ragione? Ovviamente i media mainstream reputano l’Icnirp più affidabile e più autorevole, ma abbiamo già visto sulla nostra pelle quanto a volte sia troppo facile e soprattutto pericoloso affidarsi tout court alle opinioni dei cosiddetti “esperti”. La sensazione è che ciascuno trovi più affidabile quello che dà maggior voce alle proprie convinzioni personali, ma senza una adeguata e approfondita preparazione scientifica è molto difficile capire quali dati siano effettivamente più affidabili.

Quello che però appare lampante seguendo il dibattito è che gli effetti a lungo termine, soprattutto a microonde ad altissima frequenza come quelle del 5G, siano piuttosto sconosciuti e che insomma l’uso così massivo del 5G possa essere una specie di “salto nel buio”. Gli allarmismi che invece negli ultimi giorni hanno intasato i canali video perché si stanno riscontrando misurazioni di campo elettrico leggermente superiori a 6V/m, che in Italia è il limite stabilito dalla norma legislativa, lasciano il tempo che trovano. Il resto dell’Europa ha assunto come valore limite quello stabilito dall’Icnirp ovvero di 60V/m, quindi dieci volte superiore a quello italiano, un valore comunque 50 volte inferiore al valore considerato limite per la salute. E questo non ha fatto riscontrare una minor incidenza di malattie in Italia o una maggior incidenza nel resto d’Europa.

Quello sul 5G è un dibattito inquinato

Come abbiamo detto la presenza di teorie bislacche e antiscientifiche e di allarmismi gratuiti ha inquinato il dibattito intorno al 5G, facendo in modo che chiunque voglia invece portare il discorso su questioni più serie, venga automaticamente accostato a chi ha diffuso notizie più grottesche che false e quindi venga indicato a prescindere come diffusore di fake news. In più il panico instillato da alcune teorie – in Inghilterra c’è addirittura chi ha bruciato antenne 5G con la convinzione che diffondessero il coronavirus – ha dato il là per autorizzare una censura preventiva contro chiunque dica “notizie false” sul 5G, partendo da youtube che ha iniziato a cancellare con sospetta solerzia i video “complottisti”. Una censura grave, soprattutto una anticipazione di quelle che potrebbero essere le future politiche anti fake news gestite ovviamente da chi ha il controllo dell’informazione, che ovviamente ha dato la scusa a molti per avvalorare le proprie tesi 5G-covid. In realtà ciò dimostra solo che certi complottismi sono solo utili a chi invece cerca di deviare il discorso da dibattiti ben più pericolosi di quelli facilmente smontabili. E qui veniamo ai rischi concreti del 5G.

Un mondo sempre connesso. Ma è quello che vogliamo?

Immaginiamo un mondo sempre connesso, immaginiamo ogni persona collegata a tutti gli oggetti intorno a sé tramite una rete globale che interconnette contemporaneamente a tutte le persone e tutti gli smart-object del mondo. L’utente medio direbbe che è “una ficata” e forse lo sarebbe pure se ciò non portasse a grandissime controindicazioni sociali, politiche e antropologiche. Al di là della previsione di come sarebbe l’uomo perennemente connesso, una pericolosa possibile involuzione antropologica rispetto a quello attuale che già non brilla per slancio eroico, al di là del fatto che le peggiori distopie cyberpunk si farebbero improvvisamente molto più attuali di quanto non lo siano mai state, diventerebbero reali anche molte fantasie narrative che si intravedevano in molti thriller o film di spionaggio, con un controllo remoto centralizzato che permetteva accesso a satelliti, telecamere, telefoni e qualunque smart-object diffuso in giro.

Avete presente la AI di Person of Interest? Diverrebbe realtà, così come diverrebbe realtà l’incubo da Grande Fratello di controllo continuo. E non è becero complottismo. Se c’è stato uno scandalo per la profilazione fatta da facebook – e non solo – che basava inserzioni personalizzate grazie all’analisi sulle ricerche google effettuate dal singolo utente o all’analisi delle parole che ogni utente utilizzava su Messenger o Whatsapp nei messaggi privati, immaginate quanto sarebbe facile una profilazione basata sull’utilizzo quotidiano dell’immensa quantità di smart-object che presto inonderanno il mercato. Ogni nostra azione verrebbe registrata in rete, per non parlare del continuo tracciamento di movimenti e posizione. Cosa di cui tra l’altro già si è iniziato a parlare proprio grazie al Covid-19, quando si è parlato del tracciamento tramite droni e app della popolazione per identificare i positivi o individuare gli assembramenti. Come se volessero farci passare il tracciamento come qualcosa che è per il nostro bene, così come avviene sempre quando si tratta di limitazioni progressive della libertà.

Il grosso problema politico e strategico del 5G

Ma tutto questo si somma a un altro grave problema che è del tutto politico. Chi controllerebbe tutto questo? Chi avrebbe le chiavi della connessione? Chi insomma sarebbe capace di profilare, controllare, tracciare e di accedere ai dati della rete? E anche qui pericolosissimamente il cyberpunk ci viene in aiuto. Non saranno certo gli Stati o i governi ma i privati, ovvero gli operatori a cui gli Stati si affideranno per la gestione, configurazione e costruzione della rete 5G. La stessa natura del 5G è poi molto pericolosa per la sicurezza dei dati. La grande velocità che la rete raggiungerà sarà ottenuta grazie a un approccio algoritmico chiamato network slicing, ovvero uno spacchettamento di dati che dà priorità ai dati ritenuti più importanti per ogni singola operazione o comando o richiesta. Mentre una volta ogni dato veniva “trattato” allo stesso modo, ora invece ogni operatore dovrà in qualche modo conoscere il contenuto delle informazioni che i propri clienti fanno viaggiare per poter applicare la gerarchizzazione che ottimizzi il tempo di trasmissione.

Il che se non è un problema quando passano richieste per dare comandi al robottino che pulisce casa, diventa un serissimo problema quando a transitare sono dati industriali, militari o strategici. Inoltre il network slicing rende di fatto la rete molto più vulnerabile. Essendo molto più ramificata e avendo tantissimi nodi che servono per lo spacchettamento, presenta di fatto più finestre di accesso per un possibile attacco informatico per accesso ai dati. O la possibilità di avere molte più backdoor di accesso da parte di chi ha configurato la rete “garantendo” allo Stato di non entrarci. Il che ovviamente regala le chiavi di tutti i propri dati a terzi non controllabili.

Se già un Zaia aveva preventivato di affidare agli israeliani il tracciamento della popolazione – cosa che purtroppo non ha alzato il dovuto sdegno da parte di tutto il mondo politico – immaginate cosa potrebbe succedere se davvero l’Italia, come sembra, affidasse la sua rete 5G alla cinese Huawei, che già era stata accusata dai servizi tedeschi di aver avuto rapporti con le agenzie di spionaggio cinese. Un problema non facilmente risolvibile visto che l’Italia da tempo ha svenduto o depotenziato i settori tecnologici più importanti e quindi non ha la forza di affrontare da sola una sfida come quella della rete 5G. E visto che l’Europa ha evidenziato l’ennesimo buco in un ambito strategico e politico, o che comunque non sia quello riguardante i conti della serva su finanza e bilanci in ordine.

Carlomanno Adinolfi

15 Commenti

  1. Risparmiamo dai commenti alla Pacillu la rubrica del Primato che ci ospita sia per rispetto alla rivista stessa che all’intelligenza umana.Io non capisco nulla di 5 Giga,sono all’antica,a ma ho letto da qualche parte una frase che Einstein pronunziò: “Quando la tecnologia sovrasterà le interazioni umane,crescerà una generazione di imbecilli”. Non voglio aggiungere nulla, se non il timore che oltre agli imbecilli caschino nelle illusioni della tecnologia anche le persone intelligenti. Ieri,Padre Raniero Cantalamessa,alla Messa del Venerdì Santo delle ore 18 in Vaticano,ha recitato un’omelia profonda e di alto coinvolgimento spirituale, avvertendoci sull’inganno insito nelle sirene ammaliatrici della turbo tecnologia.L’uomo vuole sfidare il Creato e il Creatore,ma entrambi ci ammoniscono, e per salvarci.Per rendere più terrena la riflessione,oserei dire che il 5G potrebbe essere una delle sirene del mondialismo economico e dell’oligarchia del potere mondiale senza Patria e senza Dio,in mano a pochi,insomma la fine della Storia ,ma anche del Cristianesimo,in un mondo governato da pochissimi, che con i loro mezzi diabolici orientano il pensiero e le scelte di tutti i popoli.

    Micu,G. dalla terra di ‘nduja

  2. Cazzarola, ma se sta per scoppiare una crisi sociale ed economica senza precedenti, con sempre più italiani che non riescono a fare la spesa viveri, chi, a parte i ricchi e i benestanti, potrà mai permettersi il lusso di una casa ipertecnologica con gli elettrodomestici parlanti o altre stronzate?
    A che serve il superfrigo se poi resta miseramente vuoto? A che serve tutta sta connessione se non al controllo di massa e al lavaggio del cervello? Il sottoscritto è fermamente CONTRARIO, sia per motivi di sicurezza e salute, sia perché orgoglioso SOVRANISTA anche di SE STESSO.

  3. Buongiorno, vi esorto a ratificare la queatiome inquinamento covid19. L’harvard universitiy ha, da poco, rilasciato uno studio scientifico che lega, linearmente, il covid con le pm2.5. Oltre a stimare un tasso di incidenza, inquinento mortalità, hanno sottolineato come le pm2.5 siano molto più aggravanti per il covid19 rispetto ad altre patologie polmonari.
    Inoltre, vista la questione appena dimostrata, vi invito a prendere con cautela le altre considerazioni 5g covid19. Sebbene non esistano evidenze ed ha mio avviso sia poco probabile averne, non è dimostrato il contrario. Cioè potrebbe essere che l’esposizione al 5g favorisca l’abbassamento delle difese immunitarie, per dirne una.
    Ho apprezzato la vostra capacità di spiegare come una tesi complottista faccia ombra a problmatiche serie. Complimenti.

  4. Spiace muovere una piccola critica ad un articolo, tutto sommato, che ritengo valido e ben articolato. La critica è di natura tecnica, riguardo il 5G. Il “network slicing” non avviene in base al contenuto dei pacchetti del trasporto del traffico degli utenti, bensì avviene in base AL TIPO di traffico in essi contenuti. Mi spiego meglio, una telemetria di un contatore dell’acqua non necessita, per sua natura, di bassa latenza o larga banda, quindi viene gestito dalla rete con minore priorità rispetto al traffico che ad esempio veicola i messaggi (real time = in tempo reale) dei veicoli per la guida autonoma. Un altro mito da sfatare è che per avere il “network slicing” necessitino molti più nodi di rete: FALSO. I nodi saranno senz’altro inferiori a quelli delle attuali reti 4G, 3G e 2G, altrimenti resterebbe una mera chimera ottenere una bassa latenza (dell’ordine di 1 ms); Per finire occorre specificare come si ottiene allora in pratica il “network slicing”: Lo si ottiene sfruttando il “cloud computing” e demandando a diversi pacchetti software la gestione di ogni aspetto comunicativo. Com’è che conosco ste cose? Si da il caso che sia il mio lavoro specialistico…

  5. E, adesso, VOI BEVETEVI TUTTO QUELLO CHE VI HA RACCONTATO QUESTO SIGNORE.
    Il 5g non propaga il virus, ma riduce drasticamente le difese immunitarie. Si chiama INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO e c’era già un da prima. (quante patologie tumorali insorgono già in giovane età?) Ora, con lo stronzo internet delle cose, MORIREMO DI RAFFREDDORE. PIRLA!

    • brava Federica, persone sensate ce ne sono rimaste poche e costoro, collusi bugiardi o semplici utili idioti, lo sanno tanto bene. Io ho eliminato anche whatsapp. stai in rete il meno possibile e Concedi la tua saggezza a voce sperando diventi, la saggezza, contagiosa. Molto rispetto a te.

  6. Spiace muovere una piccola critica ad un articolo, tutto sommato, che ritengo valido e ben articolato. La critica è di natura tecnica, riguardo il 5G. Il “network slicing” non avviene in base al contenuto dei pacchetti del trasporto del traffico degli utenti, bensì avviene in base AL TIPO di traffico in essi contenuti, dichiarato nell’intestazione del pacchetto dati. Mi spiego meglio, una telemetria di un contatore dell’acqua non necessita, per sua natura, di bassa latenza o larga banda, quindi viene gestito dalla rete con minore priorità rispetto al traffico che ad esempio veicola i messaggi (real time = in tempo reale) dei veicoli per la guida autonoma. Un altro mito da sfatare è che per avere il “network slicing” necessitino molti più nodi di rete: FALSO. I nodi saranno senz’altro inferiori a quelli delle attuali reti 4G, 3G e 2G, altrimenti resterebbe una mera chimera ottenere una bassa latenza (dell’ordine di 1 ms); Per finire occorre specificare come si ottiene allora in pratica il “network slicing”: Lo si ottiene sfruttando il “cloud computing” e demandando a diversi pacchetti software la gestione di ogni aspetto comunicativo, uno di questi gestisce proprio la priorità dei pacchetti dati. Com’è che conosco queste cose? Si da il caso che sia il mio lavoro specialistico…

  7. Commentare su questo tema significa argomentare non poco. Visto che, intelligentemente, nel titolo di questo articolo è riportato testualmente “proviamo a capirlo”, mi permetto uno spunto finalizzato alla riflessione.
    Le frequenze, dai bovis ai quanti, dal suono alla luce, dai raggi X al laser, dalla radio a onda lunga al 5G, dal bosone di higgs ad altro, sono oggetto di continuo studio e valutazione perché sono la vita fisica. Anche le nostre cellule diffondono frequenza…, e qui nasce la mia considerazione: oggi si cura con apparecchiature che “diffondono” frequenze differenziate a seconda dello stato dell’ organo umano “in sofferenza” pre-patologica o patologica, per riequilibrare l’ energia corretta. Quindi frequenze che possano risultare viceversa assai dannose al ns. organismo non sono assolutamente da escludere!! Micro e macro “influenze malefiche” vanno categoricamente escluse per non rifilare alla popolazione strumenti di controllo, di conduzione a sue spese e guadagno altrui!! Almeno questo.
    Ovviamente il virus non cavalca l’onda ma è “onda”.

  8. L’articolo non è male, ma la tentazione di sconfonare se non nel conplottismo quantomeno nell’esasperazione di paure “ataviche” credo ci sia anche qua: la paura di “essere controllati in tutti i nostri movimenti” mi sembra spesso più legata al timore che dietro ci sia qualcuno che giudica quello che facciamo che non al fatto che la principale utilità risoede nella profilazione dei consumatori per vedere di più e meglio. E questo avviene già ora, ma il danno principale è la noia nel ricevere email promozionali o banner pubblicitari intanto che leggiamo qualcosa… Il “controllo di massa” lo esercitavano già negli anni ottanta quando hanno preso piede le tivù commerciali del resto; cambia la forma ma non la sostanza
    Il timore del “potere nelle mani di pochi”: senza bisogno di complottismo, se andiamo a guardare indietro nella storia vediamo che di fatto il potere è sempre stato nelle mani di pochi e probabilmente sempre lo sarà; credo per una questione fisiologica: sono molto più numerosi gli esseri umani che preferiscono essere guidati da qualcuno che non quelli che DAVVERO vogliono e si sentono capaci di fare e decidere da soli.
    Network slicing: lo ha confermato un altro lettore più esperto di me, ma avevo seri dubbi anche prima di leggerlo sul fatto che gli algoritmi di gestione delle priorità fossero subordinati alla conoscenza dei contenuti dei pacchetti: un conto è conoscere la TIPOLOGIA, ma poterne leggere il contenuto in chiaro è un altro film, non necessario allo scopo.
    Forse le polveri sottili consentono al virus di aumentare il tempo di sospensione nell’aria? O davvero le onde elettromagnetiche indeboliscono il sistema immunitario? Teorie che sulla carta non sono necessariamente assurde, ma andrebbero dimostrate con solidi esperimenti. Al momento quello che è certo è che l’AFFOLLAMENTO favorisce il contagio, e questo è accaduto sia dove c’è inquinamento ma anche ad esempio in alta montagna in località turistiche, in cui l’aria è piuttosto pura e ripetitori 5G al momento non ce ne sono ancora…
    Il tema della salute è francamente quello che mi preoccupa di più, non tanto perché ho timori da film catastrofici, ma perché sicuramente NON verrà dedicato il tempo che serve a verificare se e quali danni potrebbe creare, visto che il profumo dei MILIARDI inebria soprattutto quelli che, spinti dalla solita immancabile avidità, o si sentono invulnerabili o comunque preferiscono vivere anche qualche anno di meno e rischiare di crepare per un tumore al cervello, ma essere pieni di milioni da far schifo

  9. Non ho nulla da ridire sull’articolo ma se l’autore dice che ci sono tanti scienziati in internet che sparano fakenews , come mai nei tg nazionali non raccontano la verità sulle antenne 5g? Parlano solo di codivid e null’altro come se volessero nascondere qualcosa.

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