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Roma, 23 nov – I soldati sono quanto di più esemplare e disciplinato una persona possa scegliere come punto di riferimento. La correttezza, il rispetto della legge, della pulizia nelle azioni sono tutti elementi che rendono l’uomo bonus. Ed era assolutamente un homo bonus Aldo Fiorini, caduto in Albania all’inizio dell’avventura bellica dell’Italia.

L’atleta della Farnesina

Aldo Fiorini nacque ad Ancona il 4 marzo 1916 mentre l’Italia era impegnata nel primo conflitto mondiale. Terminati i conflitti, crebbe in un Paese segnato dalla crisi e dalla distruzione di una guerra che, malgrado avesse interessato per lo più il nord, aveva gettato nella disperazione molte persone. Ecco che, quindi, solo con gli anni ’20, quando Fiorini era un adolescente, si ritrovò una certa stabilità. In particolare, il regime fascista imponeva ai propri giovani una preparazione fisica adeguata alla formazione dell’uomo italico. Aldo Fiorini non fu da meno dei suoi compagni coscritti e decise di intraprendere la carriera di sportivo. Dapprima, si impegnò in attività come corsa e altre discipline dell’atletica leggera.

Ma fu il calcio che trasformò Aldo Fiorini in un idolo indiscusso della Unione Sportiva Anconetana, la prima squadra di Ancona. Il carattere, poi, gentile e benevolo di Fiorini lo aiutarono ad avere un enorme successo anche nel mondo lavorativo. Fiorini divenne, infatti, professore di educazione fisica ed insegnò anche alla Farnesina.

Il volontario Aldo Fiorini

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Aldo Fiorini partì volontario in forza al 5° Reggimento Bersaglieri “Centauro alla volta della Grecia e dei Balcani. L’avanzata fu molto difficoltosa, il terreno greco era impervio ma Fiorini avanzò con i suoi compagni nel tentativo di raggiungere Valona.

Gli attacchi nemici divennero sempre più frequenti ed il 5° Reggimento venne rapidamente decimato. Per salvare i propri compagni, il 16 novembre 1940, Aldo Fiorini decise di salvare quante più vite potesse sacrificando la sua. Mentre i soldati italiani retrocedevano, l’eroe italiano si staccò dalla compagnia con alcune bombe a mano per disperdere i nemici. A dirla tutta, Fiorini riuscì nel suo intento ma una scarica di colpi di mitragliatrice lo uccise sul colpo.

In suo onore, venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Comandante di un plotone bersaglieri, guidava il reparto per più giorni di combattimento con eroico valore e successivamente resisteva a rinnovati attacchi di forze soverchianti fino ad esaurire le dotazioni di munizioni. Incaricato con pochi valorosi di proteggere il ripiegamento della compagnia, consapevole dell’importanza e difficoltà del compito ricevuto, con fiero sentimento del dovere militare, attendeva, votato al sacrificio, il nemico. Nella lotta che se ne seguiva, si lanciava decisamente al contrassalto e riusciva con sole bombe a mano e con indomito ardimento a volgere in fuga l’avversario. Mentre fiero del successo lanciava orgoglioso il grido di vittoria, veniva abbattuto da una raffica di mitragliatrice. Fulgido esempio delle più nobili e gloriose tradizioni militari italiane”.

Tommaso Lunardi

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