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Roma, 16 feb – Originario del Veneto, di Motta di Livenza, Ubaldo Stefani è un giovane professore di educazione fisica, uscito dalla prestigiosa Accademia della Farnesina. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola nei Bersaglieri per poi divenire ufficiale istruttore paracadutista a Tarquinia.

Nel Battaglione Nembo

Dopo l’8 Settembre è a Spoleto, con il Reggimento Folgore, da dove parte, la notte del 10 febbraio, alla volta del fronte di Nettuno, inquadrato nel neo costituito Battaglione Nembo, comandato del Capitano Corradino Alvino. Dopo una sosta a Roma, alle prime ore del giorno 12, il Battaglione giunge ad Ardea. La mattina del 16 febbraio è pronto per partecipare alla controffensiva finalizzata a ricacciare in mare gli Alleati.

Quel 16 febbraio Ubaldo Stefani si trova sull’argine della Moletta, un fiumiciattolo che, nel corso delle settimane successive, diverrà rosso per il tanto sangue versato dai contendenti dei due schieramenti. Ha il compito di condurre il suo plotone alla conquista della cosiddetta “Casa Rossa”, una casa cantoniera che occupa una posizione strategica per quel settore del fronte. Il suo compito è di prenderla e di tenerla.

All’attacco della “Casa Rossa”

Dopo le bombe sganciate dagli Stuka e la preparazione d’artiglieria di grosso calibro tedesca, arriva un momento di silenzio irreale e subito dopo ha inizio l’attacco. Il sottotenente si lancia all’assalto alla testa del suo plotone. È una bolgia: urla, sibilo di granate, raffiche di mitraglia, scoppi secchi di bombe a mano con il fumo che impedisce una visuale nitida. Ubaldo Stefani non arriverà alla Casa Rossa. I suoi paracadutisti lo hanno visto alla loro testa correre col mitra imbracciato fino quasi a ridosso dell’obiettivo. I pochissimi superstiti del suo reparto sono costretti a ripiegare, il plotone si è dissolto nel combattimento. Giunti alla Moletta, cercano di avere sue notizie: è scomparso. Il corpo non venne mai ritrovato.

Mario Porrini

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