Parigi, 26 mag – Prendi l’arte e mettila da parte. Forse, in terra di Francia, hanno preso questo proverbio troppo sul serio. Il bubbone è scoppiato nelle ultime ore: il noto settimanale satirico Canard enchaîné ha dato notizia che Jean-Luc Martinez, ex direttore del Louvre, è stato sottoposto a interrogatorio dall’autorità giudiziaria transalpina. L’accusa è quella di «riciclaggio e complicità di truffa in banda organizzata». Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è un presunto traffico di antichità del Vicino e Medio Oriente. Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche Vincent Rondot, direttore del Dipartimento egizio del Louvre, e l’egittologo Olivier Perdu (quest’ultimo già rilasciato).

L’inchiesta che scuote il Louvre

Le indagini sono state coordinate dall’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali (Ocbc), che ha ascoltato i tre indagati. Al centro della disputa figura in particolare una stele egizia risalente all’epoca della XVIII dinastia che riporta il sigillo del faraone Tutankhamon. Questo eccezionale documento era stato acquistato nel 2016 dal Louvre Abu Dhabi: si tratta di un importante museo d’arte inaugurato nel 2017 nella capitale degli Emirati Arabi, sorto proprio in sinergia con il governo francese. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che la stele sia stata venduta illegalmente, strappandola all’Egitto.

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L’asse Parigi-Abu Dhabi

Nessuna delle opere interessate è finita direttamente al Louvre di Parigi. Ma da quando è stato lanciato il progetto di Abu Dhabi, nel 2007, tutte le acquisizioni di opere d’arte devono essere approvate da una commissione congiunta delle due istituzioni, la quale è presieduta proprio dal direttore del Louvre parigino. È per questo motivo che è stato interrogato Martinez, direttore del celebre museo francese dal 2013 al 2021. Per ironia della sorte, tra l’altro, nel 2015 Martinez si era distinto per un rapporto inviato al presidente della Repubblica francese dal titolo Cinquanta proposte francesi per proteggere il patrimonio dell’umanità, in cui metteva anche in guardia dal traffico di oggetti antichi.

Elena Sempione

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