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HalloweenRoma, 1 nov – Un altro Halloween è sopravvissuto all’ormai usuale derby tra i suoi detrattori e i suoi sostenitori, i primi che rivendicano Ognissanti e la ricorrenza dei morti come uniche feste tradizionali italiane per il periodo di passaggio da ottobre a novembre, rifiutando una festa che ritengono americana e commerciale, e i secondi che invece rivendicano le radici pagane della festività accusando proprio Ognissanti e il giorno dei morti di essere delle festività posticce create appositamente per soppiantare feste più antiche. A ben vedere entrambi hanno una parte di ragione. I primi perché effettivamente la festa di Halloween come la conosciamo nasce in Irlanda e poi, in seguito alla massiccia immigrazione irlandese negli Stati Uniti, arriva in Italia filtrata da circa un secolo e mezzo di americanizzazione. Ma sicuramente è anche vero che essa ha radici molto più antiche, che affondano nell’Europa celtica pre-cristiana e che pertanto fanno di Halloween una festa più “tradizionale” e originariamente europea di quella di Ognissanti.



Halloween deriva in effetti il suo nome proprio dalla festa cristiana del 1° novembre, essendo una contrazione del termine “All Hallows’ Eve” ovvero “la vigilia di Ognissanti”. Infatti il 31 ottobre, tanto in Irlanda quanto in Francia, paesi di radicata origine celtica, è sopravvissuta per secoli una festa dalle radici pagane che la Chiesa non è mai riuscita a spegnere. Ed è quasi sicuro che l’istituzione di Ognissanti il 1° novembre e della ricorrenza dei morti il 2, siano state proprio un tentativo di soppiantare questa misteriosa festa. Infatti Ognissanti, celebrata per la prima volta il 13 maggio del 609, per molti anni non ebbe un giorno canonico fissato dalla Chiesa. Solo in Francia veniva festeggiata in concomitanza con la festa pagana celtica, proprio il 1° novembre. Fu nel IX secolo poi che la data utilizzata in Francia divenne la data ufficiale per tutta la Chiesa, che vi aggiunse il giorno dei morti il 2 novembre.Halloween

Ovviamente la festa celtica a cui ci riferiamo è quella di Samhain, una delle quattro porte del calendario rituale dei Celti che, a differenza di altri popoli Indo-Arii che festeggiavano le porte equinoziali e solstiziali, onoravano le quattro porte intermedie. Samhain infatti si collocava esattamente a metà tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’inverno, ponendosi esattamente nel mezzo della stagione autunnale. Questa festa resistette a lungo ai tentativi cristiani di abbatterla proprio perché era il giorno più importante dell’anno celtico. Era infatti quello che volgarmente viene chiamato “capodanno celtico”: era insomma il giorno che vedeva finire l’anno precedente e iniziare quello successivo, un giorno che apparteneva ad entrambi gli anni e che veniva infatti definito “il giorno che non esiste”. In questa apertura cardine dell’anno cadevano le barriere tra i mondi, tra questo mondo – quello degli uomini – e il Sidh, chiamato anche Tir na Nog, ovvero l’altro mondo, quello al di là dell’orizzonte a Ovest, il mondo dei morti e degli spiriti. È un giorno molto pericoloso per chi non sia spiritualmente preparato: si può essere ammaliati da una Bansidh – conosciute oggi come Banshee – ovvero una messaggera del Sidh, ed essere intrappolati per sempre nell’Altro Mondo. Oppure essere posseduti dagli spiriti che per questo giorno sono liberi di camminare in questo mondo. Per questo si accendono fuochi e falò nei villaggi, per tenere lontani spiriti e per mantenere illuminata la notte che cela pericoli invisibili. E per questo sulle porte e sulle finestre, oltre a piccole lanterne che sono il corrispettivo domestico dei grandi falò comunitari, si trovano piccole offerte di cibo utili a sfamare gli spiriti e distoglierli dagli uomini.

Riconosciamo in queste ritualità quel che ancora oggi vediamo in Halloween: le lanterne ricavate da zucche intagliate sono il ricordo delle lanterne e dei falò – ovviamente la zucca è una aggiunta americana, essendo originaria di quel continente – mentre i bimbi mascherati da morti, streghe e spiriti che vanno di casa in casa a chiedere “dolcetto o scherzetto” sono quel che resta del rito di lasciare cibo per i morti che vagano. Il costume di mascherarsi potrebbe derivare da una mascherata rituale utile a esorcizzare la possessione o l’arrivo degli spiriti ma potrebbe essere anche posteriore. Ovviamente ci sono gli irriducibili che rifiutano a prescindere anche Samhain in quanto festa non italica – i Celti a dire il vero in Italia furono presenti, ma le ritualità di Samhain come le conosciamo sono per lo più attestate nelle isole britanniche e nel nord della Francia – ma a ben guardare a Roma in questo periodo c’era qualcosa di abbastanza simile. L’8 novembre era infatti uno dei tre giorni sacri – gli altri erano il 5 ottobre e il 24 agosto, in corrispondenza dei Volcanalia del 23 – in cui mundus patet, si apre la volta sotterranea. Il mundus era il collegamento con il mondo sotterraneo, il mondo dei Mani, spiriti dei defunti, ed aveva forma semisferica. Era appunto una volta, contraltare complementare della volta sferica del mondo celeste. Il mundus doveva rimanere sempre chiuso tranne per i tre giorni indicati. Questi giorni in cui “i segreti della religione degli dei Mani erano per così dire portati alla luce e rivelati” erano anch’essi giorni “pericolosi”. Non si andava in guerra e non si mobilitavano truppe proprio perché non era consigliabile iniziar battaglia quando le porte degli inferi erano aperte. La discesa e il passaggio all’altro mondo erano molto rischiosi, proprio come ritenevano i Celti.

Tuttavia a Roma nei giorni in cui mundus patet non vi era un passaggio dei morti nel mondo dei vivi come in Samhain. Questo accadeva invece a febbraio, durante il giorno dei Feralia: le larvae e gli spiriti dei defunti vagavano sulla terra dei vivi, c’era il rischio di esserne posseduti e sugli uscii e sulle finestre, affinché sfamassero i morti, venivano lasciate delle fave, legumi dalle proprietà magiche e misteriose vietate al flamen dialis come anche ai seguaci di Pitagora ma strettamente collegate con “l’Altro Mondo” e con le potenze cosmiche, tanto che uno dei gruppi dei Luperci nella festa dei Lupercalia in cui le potenze primordiali e divine irrompono per fecondare questo mondo, era chiamato i Fabii proprio dal nome delle fave. Da questo rito sicuramente in Italia è stata ricavata la tradizione delle “fave dei morti”, i dolci tipici che differiscono leggermente di regione in regione e che vengono mangiati nel giorno dei morti che, insieme a Ognissanti, ha oramai sostituito tanto Samhain quanto il mundus patet di novembre quanto i Feralia di febbraio.

La polemica filo o anti Halloween risulta pertanto sterile se non si è consapevoli delle origini delle festività di questo periodo dell’anno. Una volta chiare allora non ci si potrà certo scandalizzare per dei bambini felicemente mascherati che chiedono “dolcetto o scherzetto”, bollando a priori quest’usanza come americanata consumista. Di certo il festeggiamento vuoto di feste di cui non si conosce il significato ci rende larvae, ma né più né meno dei bigotti che restano abbarbicati a forme esteriori di quelle che si ritengono erroneamente tradizioni più antiche e di cui si è coscienti meno degli americani che impersonano gli zombi da cui si mascherano.

Carlomanno Adinolfi

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8 Commenti

  1. Molto bene e storicamente corretto. Resta il fatto che si tratta di feste pagane e straniere.
    Quello che facevano i Celti i Franchi o altri Popoli prima di Cristo lascia il tempo che trova. Non sono stati i Celti a forgiare l’identità europea. Cristo ed i suoi discepoli nel bene e nel male hanno formato la nostra identità. Il neo paganesimo che cercate di proporre è solo una barzelletta già sentita e che non fa più ridere nessuno. Se non credete in Cristo non è un problema ma non rompete i coglioni con queste antropocazzate.

  2. Le tue elucubrazioni fanno ridere. Non i Celti ne altre religioni precristiane hanno formato lo spirito europeo come il Cristianesimo. Non spacciare pseudo religioni per il Verbo che ha cambiato il mondo. Fai solo ridere.

  3. Dire che uno studio è fatto bene e poi dopo due minuti sostenere che sono “elucubrazioni che fanno ridere” ha un nome: bipolarismo. Pertanto non è di interesse culturale ma solo e soltanto una psicopatologia che interessa gli psichiatri.
    Detto questo sostenere che l’Europa “nasce col Cristo” così dal nulla senza considerare le profonde fondamenta romane, greche, celtiche e germaniche ha un altro nome: ignoranza. Ma anche questa non è di alcun interesse culturale. La cultura dovrebbe servire a limitarla e farla arretrate, ma vedo che su alcuni non può attecchire.

  4. Purtroppo la discussione è solo accademica, oggi halloween è solo un’altra dimostrazione che la nostra Nazione è una colonia a tutti gli effetti anche sotto l’aspetto culturale o sub culturale
    Andre.

  5. Mia nonna cucina e apparecchia la tavola per suo marito che se n’è andato da una ventina d’anni. Sa che quella notte passerà a trovare i luoghi in cui è vissuto.
    L’ha imparato dagli americani? Ne dubito..
    Piuttosto siamo noi che ci siamo svuotati di tutto perché pensavamo ci rendesse più leggeri e agili alla vita quotidiana per poi scoprirci affamati di tutto ciò che di spirituale può entrare a casa nostra, anche se possiede un nome impronunciabile.
    Eppure ce l’avevamo lì, dentro casa, a due generazioni di distanza. Ma si perderanno quando mia nonna non ci sarà più, visto che a differenza sua mia madre (la di lei figlia) non cucina e non lascia niente per nessuno. Quasi neanche per i vivi…figuriamoci per i morti!!

  6. Egregio Adinolfi, ci parli per cortesia dei danni sociali provocati dall’allontanamento della donna dal focolare domestico: quell’hestia che conserva(va)e tramanda(va) le antiche usanze che puntellano l’altrimenti monotono susseguirsi di giorni e rafforzano l’identità di un gruppo sociale (etnos). Quanto ha perso l’uomo occidentale mandando la donna a lavorare? Ella, infatti, incarna tanto l’aspetto centripeto dell’esistenza quanto l’uomo incarna quello centrifugo. Ed è fondamentale, oserei dire sacro, che si rispetti questa complementarità della vita.
    Grazie mille per le sue perle di saggezza.

  7. A prima vista sì: non c’entra un cavolo. Tuttavia uno dei motivi per cui le tradizioni si stanno perdendo (ma non l’esigenza che l’uomo ha di costruirsi un calendario fatto di riti e ricorrenze simboliche: tant’è che giustamente nell’articolo appare il tema delka ricezione di una tradizione esogena come quella di halloween) risiede proprio nell’allontanamento della donna dal suo ruolo di focolare domestico. O sbaglio?
    Leggerò l’articolo. Grazie del consiglio.

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