Roma, 9 nov – Il Tribunale di Milano ha condannato ieri gli ex vertici di Mps per le operazioni condotte fra 2008 e 2012 e volte a coprire le perdite causate dall’acquisizione di Banca Antonveneta. La sentenza parla di 7 anni e 6 mesi all’allora presidente Giuseppe Mussari, 7 anni e 3 mesi per Antonio Vigni e 4 anni e 8 mesi per Gianluca Baldisseri, mentre l’ex direttore finanziario Daniele Pirondini è stato condannato a 5 anni e 3 mesi.

L’acquisto di Antonveneta

Correva l’anno 2007 quando il colosso spagnolo Santander compra Banca Antonveneta. Prezzo dell’operazione: 6,6 miliardi di euro. Passano pochi mesi e gli iberici decidono di disfarsi dell’istituto. Il prezzo è sensibilmente aumentato: 9 miliardi, più altri 7 per i debiti. Sono 16 miliardi in totale, che la dirigenza di Mps accetta praticamente a scatola chiusa. Santander propone e vuole chiudere in fretta, Montepaschi e la sua dirigenza si prestano supinamente al gioco, nel clamoroso silenzio di Banca d’Italia le cui strutture di vigilanza intanto sonnecchiano.

I derivati Mps

Da qui cominciano i problemi. L’acquisto è ad un prezzo palesemente sovrastimato e Monte dei Paschi inizia a sentirne il peso. Nel 2009 si chiude il primo bilancio in passivo, rendendo difficile staccare dividendi all’azionista di maggioranza: la Fondazione Mps, espressione del centrosinistra che tramite questo costante afflusso di denaro da sempre consolida il suo potere nella provincia toscana. Ecco allora l’idea: la banca stipula due derivati (Alexandria e Santorini) con i quali tentare di coprire le perdite, di fatto ipotecando il futuro dell’istituto stesso. Il conto da pagare si presenta poco tempo dopo: nel 2012 la crisi è conclamata, mentre dal 2014 si avvia la stagione gli (inutili) aumenti di capitale che porteranno infine – e questa è storica recente – alla nazionalizzazione di Mps.

Il filone di inchiesta sul crac toscano nasce proprio dalle avventate operazioni condotte in quegli anni. Le condanne, peraltro, non riguardano solo gli ex vertici della banca ma anche le controparti con cui i derivati furono sottoscritti: sono quasi 100 i milioni che i giudici di Milano hanno ordinato di confiscare a Deutsche Bank e alla giapponese Nomura, le quali sono state anche condannate ad importanti sanzioni pecuniarie.

Filippo Burla

Commenta