Crisi BancheRoma, 23 apr – Le condizioni generali dell’economia vanno migliorando e si stanno “riflettendo positivamente sulle condizioni delle banche”, i cui bilanci continuano però “a risentire della protratta debolezza dell’attività economica, che pesa sulla qualità del credito e sulla profittabilità degli intermediari”. Lo ha affermato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, in audizione ieri al Senato.

L’adozione di strumenti per uscire dalla crisi e dalla prolungata recessione sono tuttavia ancora là da venire e necessiteranno di “lunghi tempi per la trasposizione delle regole europee nell’ordinamento nazionale”, spiega il numero uno di palazzo Koch. Fra queste misure, particolare rilievo per il sistema bancario ricopre il Meccanismo di risoluzione unico (Srm – Single resolution mechanism).

Il Srm, che sarà operativo a partire dal 2016, “rappresenta un ulteriore, essenziale tassello nel processo di costruzione dell’unione bancaria“, ha detto Visco,  che le banche “dovranno adottare un approccio nei confronti della clientela coerente con il cambiamento fondamentale apportato dalle nuove regole, che non consentono d’ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio significativo da parte dei suoi creditori“.

Si tratta, in sostanza, di estendere al resto dell’Unione Europea il modello Cipro, vale a dire il contributo dei titoli di conti correnti al risanamento delle banche. Nella crisi cipriota, esplosa nel corso del 2013, la concessione di un prestito-ponte da parte della troika fu legata ad un taglio dei depositi oltre i 100mila euro che, in alcuni casi, si tradusse in perdite secche anche vicine al 40%.

Visco tweet banche“La clientela, specie quella meno in grado di selezionare correttamente i rischi, va resa pienamente consapevole del fatto che potrebbe dover contribuire al risanamento di una banca anche nel caso in cui investa in strumenti finanziari diversi dalle azioni, il che fa venir meno la certezza del mantenimento del valore del capitale investito fino ad ora radicata nella consapevolezza dell’investitore“, ha spiegato sempre Visco. Le operazioni compiute da parte della dirigenza degli istituti ricadranno così sulle spalle non solo degli azionisti, che sopportano il peso dell’elevato rischio connaturato al possesso di quote sociali, ma anche di chi affida alla banca i propri risparmi nella convinzione di tenerli al sicuro.

E’ la legalizzazione dell’azzardo morale, per cui il management saprà che potrà adottare comportamenti anche non cristallini nella certezza che vi saranno sempre le risorse per far fronte ad eventuali dissesti. Risorse che, peraltro, non verranno solo dai correntisti ma anche dai contribuenti: sul tema infatti dei crediti deteriorati, ha detto ancora Visco, “ci sono le giustificazioni per un intervento pubblico” e “iniziative in corso su cui lavoriamo intensamente con il ministero dell’Economia”. L’ipotesi allo studio è sempre quella di una bad bank con garanzia statale per aiutare le banche a sgravarsi di crediti ormai difficilmente recuperabili e pulire così i propri bilanci.

Filippo Burla

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