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Roma, 18 gen – Finalmente si intravede una luce in fondo al tunnel per i lavoratori della Ex Embraco di Riva di Chieri (To). Dopo mesi di manifestazioni il governo ha deciso di convocare un tavolo, per provare ad avviare la conversione dell’impianto. A comunicarlo ufficialmente è stata la sottosegretaria allo Sviluppo Economico Alessandra Todde del Movimento 5 Stelle. Si spera che questa sia l’occasione giusta per sbloccare quella che più che una vertenza sembra un calvario. La situazione è ormai diventata insostenibile: ultimamente i dipendenti non hanno percepito né lo stipendio né la tredicesima. Cerchiamo ora di capire come si è giunti a questa situazione.

L’origine della crisi

Circa due anni fa la Whirlpool annunciava la procedura di licenziamento di 497 dipendenti su 537 della Embraco di Riva di Chieri (To), azienda controllata dalla multinazionale americana. Come sappiamo il colosso degli elettrodomestici spesso ha degli atteggiamenti nei confronti delle maestranze a dir poco discutibili (vedi il caso di Napoli). Qui, però, c’è un elemento in più su cui riflettere.

Nello stabilimento piemontese si producevano i compressori per frigorifero solo per un committente che era anche il proprietario del sito stesso. È come trasformare un reparto in un’azienda. Questo schema di organizzazione del lavoro rappresenta una delle ultime frontiere del capitalismo. La produzione si snoda attraverso una serie d’imprese controllate con capannoni che si spostano come i camper di una compagnia circense. A quel punto la multinazionale si trovò con le mani libere per cercare di produrre lo stesso prodotto ad un costo inferiore in un’altra nazione. La beffa per gli operai fu doppia proprio perché per tutto il 2017 avevano accettato pesanti tagli ai loro salari (i contratti di solidarietà) pur di mantenere il sito in Piemonte. Non solo ma tre anni prima l’allora premier Matteo Renzi con un tweet aveva rassicurato gli stessi lavoratori: “Lo avevamo promesso ai lavoratori #Whirlpool. Nessuna chiusura, nessun licenziamento”. Una promessa da marinaio visto che Embraco che, pur essendo una controllata della multinazionale americana, non firmò nessun accordo in tal senso.

Lo smantellamento e la ricerca di un nuovo acquirente

Nel 2018 si cercò una soluzione che impedisse un licenziamento di massa. Dopo vari passaggi di proprietà lo stabilimento di Riva di Chieri passò nelle mani di Ventures. Quest’ultima è la società di gestione di risparmio che gestisce fondi chiusi riservati che investono nel capitale di rischio di startup e Pmi in Italia, in partnership con operatori nazionali e internazionali.

Sembrava un’ottima iniziativa, ma era solo un grande abbaglio. Il fondo di garanzia con cui si pagano gli stipendi dei 407 addetti (oggi in cassa integrazione) è di proprietà proprio di Whirlpool Latin America, che lo ha bloccato dopo le mancanze contestate ai nuovi proprietari. Gli americani, dunque, continuano a dettar legge. Come e più di prima. Infatti, la vera novità del prossimo incontro sarà presenza di un dirigente della multinazionale americana. Finora non si erano scomodati lasciando spazio ai “manager della controllata italiana”. La Todde è, comunque, molto ottimista: “Il coinvolgimento di Whirpool Latin America e il supporto di Invitalia — che è stato formalizzato a fine dicembre dal Mise — daranno la possibilità di mettere in campo soluzioni concrete per il sito Ex Embraco”. I sindacati intanto scalpitano anche perché sentono la pressione dei loro colleghi che non percepiscono un euro da qualche mese.

Le reazioni dei sindacati

Ugo Bolognesi della Fiom-Cgil si augura che la situazione “si sblocchi e si paghino gli stipendi”. “Ci aspettiamo- continua Bolognesi- venga convocato prima possibile il tavolo di crisi al Ministero e che vengano da subito pagate le tredicesime e le retribuzioni ai lavoratori che aspettano e che stanno vivendo una situazione sempre più drammatica”. Più cauto l’atteggiamento Vito Benevento della Uilm: “Verificheremo nei fatti se tale coinvolgimento porterà a risultati concreti o meno. Per quanto ci riguarda, terremo alto il livello di guardia su questa vicenda e continueremo a portare avanti le iniziative insieme ai lavoratori”.

Anche gli amministratori locali sono in prima linea. Il sindaco di Riva di Chieri, Alessandro Sicchiero, accogliendo la sollecitazione di un gruppo di lavoratori dell’ex Embraco, ha invitato i parlamentari e i consiglieri regionali di tutte le forze politiche, lunedì alle 10 davanti alla fabbrica. C’è da dire che tutti sono solidali con i dipendenti della Ex Embraco.

Questo, però, non basta a far ripartire la produzione. Come sottolinea il segretario generale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera: “C’è bisogno di un nuovo progetto industriale, non c’è più tempo da perdere: intervenga il governo riportando al Mise la Whirpool per trovare un percorso alternativo che garantisca 400 famiglia che non ce la fanno più”. La reindustrializzazione, infatti, non è mai ripartita. Ventures è inadempiente.  A questo punto come sottolinea il sindacalista dell’Ugl: “C’è bisogno da subito di un piano alternativo per rilanciare la ex Embraco e l’intervento del Mise attraverso Invitalia, affinché verifichi l’esistenza di condizioni concrete di un percorso alternativo con altri investitori in grado di affiancare la società”. In questi mesi però è avvenuto il contrario. Il governo e quello che resta dell’azienda sono concentrati ad invogliare i dipendenti a trovarsi un altro lavoro incentivandoli (pare) con una cospicua mancia di 20mila euro. Insomma, la nostra politica industriale si basa sull’adagio popolare tolto il dente, tolto il dolore.

Salvatore Recupero

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