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Roma, 18 gen – È terminata la cosiddetta “Fase 1” della battaglia commerciale tra Stati Uniti e Cina, diatriba che va avanti dal 2018, con la sottoscrizione di un accordo provvisorio utile ad attenuare la guerra di dazi tra le due super potenze.

Trump vince il primo round

L’amministrazione Trump abbasserà la percentuale (dal 15 al 7,5%) di alcuni dazi su 120 miliardi di dollari di merci esportate dalla Cina, precisando che in ogni caso il governo americano si terrà pronto ad aumentare nuovamente le aliquote laddove il Dragone non rispettasse gli accordi presi.

I punti sottoscritti sono tutti e invariabilmente a favore degli Usa, dato che, a fronte del dimezzamento delle percentuali, la Cina si è impegnata ad acquistare 200 miliardi di dollari di merci e servizi americani e soprattutto a proteggere la proprietà intellettuale e a non iniziare nuove svalutazioni della propria moneta. Il penultimo punto, ossia la tutela della proprietà intellettuale, rappresenta una breccia che Trump ha compiuto nella purtroppo conosciuta attività cinese consistente nel copiare i prodotti nati altrove per poi presentare i suoi cloni sul mercato, ovviamente a prezzi stracciati rispetto agli originali. Donald Trump, da questo punto di vista, risulta essere il primo presidente ad essere riuscito a mettere Pechino spalle al muro, imponendogli di piegarsi alle richieste di Washington.

Molti analisti attribuiscono la rapidità dell’amministrazione Trump alla necessità di distrarre l’opinione pubblica dal processo di impeachment che i democratici stanno imbastendo contro il presidente. In questa ricostruzione può pure esservi un fondo di verità, poiché è indubbia la capacità distraente di una accordo epocale come questo, ma ciò non toglie alcunché all’operazione voluta e condotta da Trump e che era stata presentata dalla stampa liberal come l’ennesima minaccia alla pace mondiale firmata dal tycoon

Anche in questo caso, nessuna apocalisse, nessuna terza guerra mondiale, piuttosto un accordo incredibilmente vantaggioso per gli statunitensi e decisamente repressivo dei brutti vizi che la Cina ha sempre avuto in ambito commerciale. Pur non essendovi un calendario definitivo sull’applicazione effettiva dell’accordo, quest’ultimo appare come epocale.

L’Europa è immobile

L’Europa, in tutto ciò, sta alla finestra a guarda con le dita incrociate, aspettando che l’amministrazione Trump decida decida su quali prodotti applicare i dazi concessi dal Wto per via degli aiuti pubblici europei concessi ad Airbus. Aiuti che, è bene ribadirlo, non provenivano dall’Italia, ma sarà comunque il made in Italy a risentire particolarmente di quest’altra guerra commerciale. Lo scorso 12 dicembre il Rappresentante al commercio americano pubblicò un ipotetico elenco di merci sulle quali potrebbero essere applicati i dazi al 100%: erano presenti il vino, il formaggio, l’olio e la pasta, dunque prodotti che nascono anche e soprattutto in Italia.

Si delinea la solita scenetta incredibile di un’opinione pubblica schierata apertamente contro il presidente Trump mentre quest’ultimo conclude accordi vantaggiosi per la propria nazione e conduce l’economia americana su vette di benessere che non si vedevano da tempo. Il discorso della correttezza politica, sulla quale Trump indubbiamente deficita, fa riemergere la solita contraddizione del mondo liberal per cui non è da biasimare il fare sbagliato ma il dire scorretto, e dunque The Donald si trova appese alla lingua tutte le categorie di finte minoranze per ciò che spesso si lascia sfuggire a briglia sciolta mentre, però, sotto la sua amministrazione gli Usa raggiungono un’alta prosperità. I democratici statunitensi, un po’ come i nostrani, trovandosi in difficoltà di fronte a risultati tanto straordinari, intendono combattere l’avversario con altri metodi che niente hanno a che fare con l’attività di governo. Insomma, l’impeachment potrà finire in un modo o in un altro, ma i risultati dei quattro anni di amministrazione di quello che viene definito “mostro” rimarranno incontrovertibili. E, a occhio e croce, se la stampa liberal preannuncia la sua disfatta, Trump può dormire sonni tranquilli e sereni.

Lorenzo Zuppini

2 Commenti

  1. avvviso: la c.d. “opinione pubblica contro Trump” la trovate solo a Manhattan o a Bel Air. non fate caso alla propaganda di Washington Post o NYT o CNN: We The People è tutta con lui. Perfino gli afro-americani stanno cominciando a capire che i democratici sono il problema, non la soluzione.

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