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garanzia giovaniRoma, 28 mar – Se il tasso di disoccupazione piange – ed è “drogato” dalla statistica – quello relativo alla disoccupazione giovanile si trova in una situazione se possibile ancor più tragica. Certo nel corso del 2015 c’è stato qualche lieve segnale positivo, ma i numeri parlano chiaro: con il quasi 40% di giovani fra i 15-24 anni senza lavoro è difficile che qualsiasi miglioramento, se non almeno in doppia cifre, possa considerarsi un successo. A risolvere il dramma doveva, almeno nelle intenzioni, pensare “Garanzia giovani“, il piano di politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro per gli inattivi al di sotto dei 30 anni.



Avviato nel 2014 (a partire da una raccomandazione comunitaria del 2013) e con considerevole dispendio di risorse, il progetto si è rivelato un vero e proprio flop. In questi due anni si sono iscritti al progetto quasi un milione di giovani, per ciascuno dei quali sono stati spesi in media 36mila euro. Il risultato? Sul totale dei richiedenti, secondo una ricerca dell’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, solo in 32mila hanno trovato un lavoro stabile. Vale a dire il 3.7%. Di questi, inoltre, poco più di 5mila “lavorano” nell’ambito del servizio civile nazionale, qualche centinaio di euro al mese in attività sociali su stanziamenti della presidenza del Consiglio, ma che non può durare più di 12 mesi.

E gli altri? Al netto delle cancellazioni (chi nel frattempo riesce ad avere un contratto per altre vie), stiamo parlando di circa 830mila giovani. Alcuni attendono ancora una risposta perché i centri per l’impiego non riescono a gestire tutte le pratiche, altri hanno seguito semplici corsi di formazione con tutto il giro d’affari che vi ruota attorno, altri ancora si sono visti contattare per un semplice colloquio che non è stato poi seguito da alcunché. L’unica eccezione è quella dei tirocini, attivati sempre nell’ambito di Garanzia giovani per oltre 130mila richiedenti. In che modo, però? Spesso si tratta di lavori veri e propri, senza alcun progetto di crescita professionale alle spalle. Un modo come un altro da parte delle aziende per sfruttare manodopera a breve termine e a basso costo, visti generosi contributi per l’attività erogati dai fondi Ue.

Gli scarsi risultati del progetto Garanzia giovani sembrano replicare, sia pur più in piccolo, quelli del Jobs Act. A partire dal primo gennaio di quest’anno, infatti, con il drastico calo negli incentivi fiscali e contributivi alle assunzioni queste hanno ripreso a calare sensibilmente. D’altronde, il problema del lavoro è al momento un problema di domanda: le aziende non assumono per mancanza di prospettive, oltre che di eccessivi costi legati alla stabilizzazione contrattuale. Jobs Act e Garanzia giovani puntano invece tutto sulla riforma dell’offerta, mancando totalmente l’obiettivo che perseguono. Non è un caso che siano entrambi sulla strada di un fallimento (annunciato).

Filippo Burla



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2 Commenti

  1. Mettiamoci anche che i signorini con il “pezzo di carta” straviziati nati negli ultimi trent’anni, non hanno molta voglia di sporcarsi le mani a raccogliere i pomodori e lavorare il fine settimana e la frittata è servita.

    • parlo per esperienza io ci vado a lavorare in campagna ma se un giorno vorrò avere una famiglia non credo che con 30euro a settimana riuscirò a camparla….non tutti i giovani vogliono sporcarsi le mani questo è vero perchè dove lavoro io si e no siamo solo 3 quelli che non superano i 23 anni ma è anche vero che ora come ora sporcarsi le mani e spaccarsi la schiena sotto padrone per una miseria non ne vale più la pena soprattutto se hai una famiglia a carico. per cui prima di dare la colpa ai giovani (che non nego che abbiano le loro colpe) bisogna andare all’origine cioè al datore di lavoro che oggi non è altro che un infame sfruttatore

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