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Roma, 15 feb – Ezra Pound apparteneva ad una categoria unica, essendo uno dei pochi poeti ed esponenti della letteratura americana che possedeva un forte legame con l’Europa e soprattutto con l’Italia, dove visse per buona parte della sua vita.

Pound e l’Italia

Il suo pensiero si allontanava dalla “corrotta” letteratura vittoriana, lirica nostalgica di un passato glorioso e carico dell’essenza dei popoli, rifiutando nettamente la classe borghese. Politicamente, a partire dal 1934 non mancò di ammirazioni nei confronti di Hitler e Mussolini. Pound infatti, contrariamente a molti intellettuali antifascisti, oltre ad essere un eminente traduttore e saggista di un elevatissimo livello culturale, tanto da innovare lo stesso modernismo agli inizi del XX secolo, sostenne il regime fascista dal suo ingresso in Italia fino alla caduta della Repubblica Sociale Italiana. Successivamente fu rinchiuso in un manicomio giudiziario per 12 anni per via delle sue posizioni e, quando venne finalmente liberato, ritornò in Italia dove trascorse l’ultimo periodo della sua vita, morendo a Venezia il 1 Novembre 1972.

I principi fondamentali del pensiero Poundiano sono il rifiuto della borghesia, un forte contatto con l’arte e la cultura passata, il disagio per la presenza del capitalismo come sistema economico ed un forte apprezzamento per la Cina Classica e le culture orientali. Fu, per la sua poetica, influente il pensiero di Confucio.

Solo il lavoro crea ricchezza

La sua opera principale – i “Cantos” – riprendono aspetti della poetica della grecia classica (Odissea e Illiade su tutti) e anche di quella di Dante. Nella sua produzione importante è il rapporto tra la figura del poeta e le sfide poste dai grandi tempi del tempo: la complesso relazione tra economia finanza. Cruciali le sue riflessioni sul denaro, considerato una convenzione sociale, mentre la ricchezza dello Stato era da attribuirsi al lavoro dei propri cittadini e quindi, per produrre e distribuire ricchezza, fosse necessario distribuire lavoro senza la necessità che lo Stato si indebitasse.

Salto concettuale non indifferente: l’idea era che la finanza fosse al servizio dell’economia e non il contrario. Un pensiero, quello di Pound, per certi simile al più noto economista del XX secolo, quel John Maynard Keynes che poneva necessario l’intervento pubblico dello Stato nell’economia, producendo lavoro e quindi (dato che lavoro significa ricchezza) producendo allo stesso tempo ricchezza all’interno dello Stato.

Giulio Romano Carlo

1 commento

  1. La finanza al servizio della economia e l’ economia al servizio della politica. E la politica al servizio di chi?!
    Della salute di “microbi umanoidi” nell’ Universo!

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