Il Primato Nazionale mensile in edicola

copertina[1]Roma, 3 ago – Salvatore Buzzi è stato un profeta dei nostri tempi. In una frase ha riassunto tutto ciò che tanti non osano dire: “L’immigrazione rende più dello spaccio di droga”. Buzzi ora sta dietro le sbarre ma qualcuno gli dà ancora ragione.
Secondo i numeri raccolti dal ministero del Lavoro: “I lavoratori stranieri stanno risalendo la china della crisi più e meglio di quanto non stiano facendo gli italiani. Negli ultimi nove anni, la forza lavoro straniera ha controbilanciato l’emorragia occupazionale italiana. Insomma, senza immigrati il mercato del lavoro starebbe peggio”.
Il quotidiano on line Linkiesta in un articolo di Lidia Baratta non ha perso l’occasione per diffondere la notizia. Secondo la sintesi della Baratta: “Il rapporto del ministero del Lavoro, ci dice che negli ultimi nove anni, la forza lavoro straniera ha controbilanciato l’emorragia occupazionale italiana”. Qualcosa in questo ragionamento sfugge alla logica dei comuni mortali. Il mantra è sempre lo stesso: gli stranieri fanno ciò che gli italiani non vogliamo più fare. Certo, è vero. Chi vorrebbe lavorare per dodici ore in un capannone? Nessuno. Le famose conquiste del movimento operaio non vanno a farsi benedire per colpa delle multinazionali, ma sono l’agnello sacrificale sull’altare della mondializzazione.
Però, è necessario analizzare nel dettaglio le cifre fornite dal ministero senza alcun pregiudizio politico.
Per amor di sintesi scegliamo tre dati su tutti. In primis è bene parlare del numero dei lavoratori immigrati: “Negli ultimi nove anni -secondo il ministero del lavoro– la forza lavoro straniera ha controbilanciato l’emorragia occupazionale italiana nel 2014, a fronte della diminuzione del numero di occupati italiani di circa 23mila unità nell’arco degli ultimi dodici mesi, il numero di occupati stranieri è cresciuto di oltre 111mila unità”.
In secundis, non si può tralasciare il dato della distribuzione geografica: “La maggiore concentrazione di occupati stranieri extracomunitari si registra nelle regioni del Nord Ovest (550mila circa) e in quelle del Nord Est (poco più di 400mila unità). Il 30% dei lavoratori comunitari è concentrato nelle regioni del Centro Italia. Più scarsa la presenza nel Mezzogiorno: solo il 15,7% dei lavoratori Ue e il 13,3% degli extra Ue è occupato in una regione meridionale”.
news_imgbig_677122563[1]Ultimo ma non ultimo, è il dato che riguarda la libera impresa: “Nel settore del commercio la sostenibilità è garantita esclusivamente dalla forza lavoro straniera: in due anni l’occupazione extra Ue è cresciuta del 9%, a fronte di un calo della componente italiana del 2,4 per cento. Anche nel caso dell’agricoltura, è la componente extracomunitaria a fornire, nel 2014, l’unico contributo positivo alla variazione dell’occupazione. Una caratteristica a sé è anche la tendenza degli stranieri al lavoro in proprio, fatto prevalentemente di più o meno piccole attività commerciali. Il 10,2% degli occupati extracomunitari svolge un’attività lavorativa per proprio conto”.
Sic stantibus rebus, abbiamo un quadro ben delineato: italiani pigri e stranieri iperattivi. Questo è ciò che vogliono farci credere. L’immigrazione porta dal punto di vista socioeconomico l’accettazione della logica del massimo ribasso: se vuoi essere competitivo devi offrire di più al costo più basso. Ciò vale per le maestranze, ma anche per le attività commerciali e imprenditoriali. Se questo non basta, aggiungiamo che viviamo in un Paese dove un giovane su due è disoccupato.
Tornando a noi italiani, sicuramente abbiamo delle colpe. Troppi diplomi regalati. Troppe madri che mantengono i figli fino a quaranta anni. Tutto ciò è il risultato del combinato disposto di familismo amorale e della scuola democratica (quella della promozione a tutti i costi). Ma, non ci salveranno, certo, i migranti! A meno che non pensiamo di farci passare la sete con il prosciutto.
Il rapporto del ministero del lavoro rafforza un altro luogo comune: l´Italia ha bisogno degli immigrati per poter sostenere l´odierno stato sociale a causa del nostro trend demografico. Un falso colossale. Vediamo perché. Dal 1940 al 1990 siamo passati da poco più di quaranta milioni di abitanti a sessanta. Un aumento di quasi il 150%. Nonostante la crescita zero degli ultimi venticinque anni, l’Italia ha una densità demografica di 201 persone per kmq. Per fare un raffronto, la nostra densità è di circa dieci volte superiore a quella degli Stati Uniti (34 abitanti per kmq).  Il numero di immigrati nel nostro paese è già eccessivo se rapportato alla nostra capacità di sopportazione fisico-territoriale. Insomma siamo sovrappopolati e tutta quest´ansia di continuare a crescere non ha ragione di esistere. L´Italia non può riempirsi indefinitamente.
Detto ciò l’immigrazione è utile al nostro paese come un barile di acquavite nel deserto. Certo, la grappa ha lo stesso colore dell’acqua, ma gli effetti sul nostro organismo variano a seconda delle circostanze.
Salvatore Recupero

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. L’Italia è palesemente sovrappopolata, ma lo soluzione non è né l’immigrazione, né la decrescita; bensì una sana ricerca di altro spazio vitale, come è sempre accaduto nella storia di tutti i popoli dell’umanità.

  2. Vorrei fare solo una domanda? ma se fossi lo straniero che lavora dodici ore al giorno che qui nella nostra patria non spende il denaro per mantenersi…visto che io vengo da un quartiere popolare e vivono in 12 dentro 30 mt con i soliti vestiti dove li manderei tutti i soldi ……ovvio nel mio paese……è stato come la Cina che a goduto della moneta dell’euro bilanciando il debito pubblico ma d’altronde questo venne prima di Salvatore Buzzi
    c’è lo spiegò il più grande statista del mondo

Commenta