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fondo monetario immigrati grande sostituzioneRoma, 28 set – Perché ricorrere alla teoria del complotto quando è tutto così palesemente sotto i nostri occhi? Vale per i danni dell’euro, vale per il suicidio politico ed economico dell’Unione Europea ed anche per la sostituzione di popolo in corso. E a dircelo chiaro e tondo è niente meno che il Fondo monetario internazionale.

In un documento nel quale si criticano le politiche di eccessiva austerity, spiegano dall’Fmi, “Il Patto di Stabilità e Crescita dovrebbe consentire un marginale allentamento dei target di bilancio per contemplare i costi dei rifugiati nel breve termine”. Costi che sono esplosi negli ultimi tempi, fino a superare abbondantemente – almeno per l’Italia – il miliardo di euro l’anno. Tanto che, sottolineano sempre dal Fondo monetario, le spese per i rifugiati potranno arrivare fino allo 0,2% del Pil per quelle nazioni più esposte sulla crisi: Austria, Germania, Finlandia e Svezia. Una cifra di tutto rispetto, ma che secondo i tecnici dell’ente rappresenta quasi un investimento.

Secondo i tecnici dell’ente guidato da Christine Lagarde, infatti, i flussi migratori possono aiutare i conti pubblici, “soprattutto nei paesi alle prese con l’invecchiamento della popolazione”. Lo 0,2% del Pil della Germania, per inciso, sono quasi 70 miliardi di dollari, grazie ai quali altro che problema di invecchiamento, caso mai – con politiche mirate al contrasto della denatalità – si rischierebbe perfino il problema opposto. Una soluzione forse troppo impegnativa per i dirigenti dell’Fmi, che valutano più comodo trasferire centinaia di milioni di persone da un posto all’altro con il risultato di depauperare il primo e sostituire tout court il popolo del secondo. Il tutto con la scusa della recessione, dato che i richiedenti asilo “posso stabilizzare il mercato del lavoro e avere un impatto positivo sulla crescita”. Rifugiati o sedicenti tali considerati alla stregua di un fattore produttivo, mancando peraltro totalmente il bersaglio: la crisi economica europa è una crisi di domanda, per cui affrontarla con modifiche dal lato dell’offerta (nuova forza lavoro, dumping salariale, riforme al patto di stabilità) è inutile e, visti i miliardi investiti, persino controproducente. D’altronde, gli ottimi risultati ottenuti dal Fondo monetario – insieme a Ue e Bce – nella gestione della crisi greca parlano già da soli.

Filippo Burla