Roma, 19 mag – Nel giro di qualche settimana i capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione Europea dovranno decidere il nome del presidente della Bce che andrà a sostituire Mario Draghi, il cui mandato scade il 31 ottobre 2019.

Il presidente uscente sarà ricordato come un “radicale” nella breve storia della Banca Centrale Europea, con il suo famoso discorso “whatever it takes”, ove dichiarava l’intenzione di fare qualunque cosa fosse necessaria per salvare l’euro, ha avuto sicuramente il merito di rompere un immobilismo tipico delle politiche monetarie dei suoi predecessori Trichet e Duisemberg.


Il suo operato non è stato certo esente da critiche, in molti non hanno digerito il suo programma di Quantitative Easing che ha portato all’acquisto di 2.500 miliardi di euro di titoli, trasformando la Bce in uno dei più grandi asset manager mondiali, senza peraltro avere risultati significativi in termini di immissione di liquidità nell’economia reale. Allo stesso modo le previsioni inflattive sono state largamente disattese durante la ripresa economica, una situazione piuttosto strana seppur non del tutto inusuale, di crescita del Pil europeo senza una pari crescita dell’inflazione “buona”.

Se a questo aggiungiamo una insolita situazione di tassi estremamente bassi o negativi nonostante diversi anni di crescita economica, possiamo capire come soprattutto dalle parti di Berlino siano impazienti di arrivare a fine ottobre.

Nell’incontro del Consiglio Europeo di giugno si sceglierà quindi il successore di Mario Draghi, ma non dimentichiamoci che il discorso sarà anche politico e molto dipenderà anche dalla nazionalità dei candidati e dalla scelta delle altre cariche europee, a partire dal sostituto di Juncker a presidente della Commissione Europea.

Proviamo a conoscere meglio i possibili candidati alla successione.

Bce: ecco i favoriti

Il governatore della Banca Centrale Francese, Francois Villeroy de Galhau, sembra essere il principale indiziato ad essere il prossimo governatore della Bce, soprattutto se la Germania riuscirà a mettere un suo uomo alla guida della Commissione Europea. Il sessantenne Villeroy è considerato un uomo vicino al pensiero di Draghi ed ha recentemente affermato di essere pronto all’incarico, sostenendo inoltre che la Bce ha tutti i mezzi per fare fronte a nuove possibili crisi economiche attraverso nuove politiche di prestiti.

Un altro francese, Benoit Coeuré, viene indicato come l’uomo più adatto a ricoprire l’incarico. Nonostante la giovane età per il ruolo (50 anni), Coeuré ha sicuramente l’esperienza necessaria per il ruolo. Viene considerato una delle menti dietro alle manovre di Quantitative Easing e fa già parte del consiglio di amministrazione della Bce. Questo in realtà potrebbe rappresentare un ostacolo, in quanto formalmente non è permesso ad un membro del consiglio di diventare presidente, inoltre la Francia ha già avuto un governatore come Trichet, e sono molti a non vedere di buon occhio la possibilità di avere un altro francese a guidare la Banca Centrale Europea.

Proprio per questo motivo sono molti a pensare che alla fine a vincere la corsa sarà il finlandese Erkki Liikanen. L’ex governatore della banca centrale finlandese è un grande sostenitore della riforma del settore bancario europeo, è un politico di lunga data ed è stato ministro delle Finanze nel suo paese. Considerato moderato e pragmatico, rappresenterebbe una soluzione di grande continuità rispetto alle politiche di Mario Draghi.

Il gruppo dei tedeschi

Una scelta di grande rottura con il passato sarebbe quella del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che non ha mai nascosto la sua forte opposizione alle politiche di Mario Draghi. Considerato un falco, fanatico del rigore di bilancio, potrebbe pagare proprio la sua opposizione al Quantitative Easing che lo ha reso poco simpatico a molte nazioni che ne hanno beneficiato.

Klaus Regling è considerato uno degli architetti della moneta unica. Il sessantanovenne tedesco è stato ministro delle Finanze ed è a capo del Meccanismo Europeo di Stabilità. L’età non verdissima che lo renderebbe il più anziano presidente Bce non gioca a suo favore, ma la sua grande abilità diplomatica lo renderebbe gradito alla Francia.

Alcuni analisti pensano che vista la mancanza di donne in posizioni chiave una possibile candidata potrebbe essere Claudia Buch, vice presidente della Banca Centrale Tedesca, a sua volta feroce critica di Draghi, ha le credenziali e la determinazione per essere considerata una seria candidata al ruolo.

Meno possibilità sembrano poter avere l’economista Marcel Fratzscher, considerato troppo a sinistra per essere candidato dalla CDU di Angela Merkel, e il presidente di UBS Axel Weber, che già in passato era stato candidato ad essere il sostituto di Trichet nel 2011.

Le possibili sorprese

Nonostante non figuri tra i candidati ufficiali, il finlandese Olli Rehn è considerato da tutti come il possibile candidato a sorpresa. Attuale governatore della Banca Centrale Finlandese è stato Ministro dell’Economia e vice presidente della Commissione europea durante gli anni della grande crisi economica. E’ considerato un riformatore e le sue ricette per rilanciare l’economia europea si basano su una maggiore libertà di intervento sui tassi di interesse e su una più rigida politica fiscale da parte degli stati membri.

L’estone Ardo Hansson, oltre a vantare una laurea in economia ad Harvard, è un altro fiero oppositore della politica di acquisto di titoli pubblici di Draghi, ma non sembra interessato a candidarsi, almeno al momento.

Anche Christine Lagarde viene considerata come una possibile outsider, la prima donna a capo del Fondo Monetario Internazionale potrebbe essere anche la prima donna presidente Bce, oltre ad essere potenzialmente la prima a ricoprire la carica senza essere laureata in Economia, avendo conseguito una laurea in Giurisprudenza.

L’olandese Klaas Knot, molto vicino alle posizioni tedesche, non viene molto considerato in quanto l’Olanda ha già avuto in Duisemberg un presidente Bce, mentre sullo spagnolo Pablo Hernandez de Cos pesa la giovane età (48 anni) e la relativa inesperienza, senza contare che la Spagna ha già un membro nel consiglio di amministrazione della Bce.

Una scelta di continuità?

Come abbiamo visto, almeno tre dei candidati principali rappresenterebbero una scelta di continuità con le politiche di Mario Draghi, e forse per questo i mercati finanziari al momento hanno dato poco peso alle dinamiche relative alla elezione del nuovo presidente Bce. Verosimilmente continueremo ad assistere ad una politica monetaria espansiva, fatta di bassi tassi di interesse nel breve periodo.

Le sfide più importanti si giocheranno però nel medio–lungo termine. Da un lato vi sarebbe la necessità di una riforma strutturale del sistema bancario e delle politiche fiscali europee, fondamentali per la sopravvivenza e la stabilità dell’euro, dall’altro è proprio il futuro della moneta unica e dell’Unione Europea ad essere messo sempre più spesso in discussione. Non vi è accordo sulla creazione di un mercato unico dei capitali, sull’emissione di bond garantiti dall’Unione Europea, sul rafforzamento di misure di tutela dei depositi bancari, ma sono sempre più forti le voci che si alzano per richiedere una maggiore sovranità dei paesi membri e una più ampia libertà delle singole nazioni in termini di politica economica, fiscale e monetaria.

Ecco quindi che il compito più arduo che spetterà al candidato prescelto sarà quello di provare a far cambiare idea ai sempre più numerosi sostenitori della teoria per cui una politica monetaria particolarmente accomodante è servita solamente a mascherare l’eccessivo rigore richiesto dall’Europa agli Stati Membri.

Claudio Freschi

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