Roma, 19 mar – La Nigeria è il più grosso produttore africano di petrolio, ma nonostante questo importa quasi tutto il carburante che consuma. E questo è legato al fatto che le poche raffinerie in funzione sono inefficienti e con una capacità di raffinazione molto al di sotto del fabbisogno di questa nazione africana. Oltretutto le aziende nigeriane non sufficienti fondi per poter comprare componenti e altri materiali fondamentali per poter operare al meglio.

Petrolio della Nigeria, un progetto che segna la svolta?

Questa situazione ovviamente è insostenibile e ha spinto Aliko Dangote, l’uomo più ricco dell’Africa, a investire 19 miliardi di dollari per costruire vicino a Lagos una mega raffineria che una volta a regime produrrà 650mila barili al giorno di derivati del petrolio, permettendo alla Nigeria non solo di eliminare le importazioni di carburanti ma anche di esportarne con grossi benefici per la sua economia. I lavori per la costruzione di questa raffineria sono iniziati qualche anno fa, ma adesso sono finiti e dovrebbe iniziare ad essere operativa alla fine del 2022 o all’inizio del 2023, iniziando a produrre nella prima fare 540mila barili al giorno di carburanti per poi passare a 650mila.

Un progetto tutto africano

Questo progetto ha ricevuto il plauso di Akinwumi Adesina, presidente della Banca Africana di Sviluppo, il quale sostiene che porterà cambiamenti enormi non solo alla Nigeria ma a tutta l’Africa. Adesina è convinto che i miliardari africani possono fare la differenza se decidono di investire nel continente.
L’importanza di questo progetto sta poi nel fatto che non è stato finanziato dalla Cina, come spesso avviene in questi casi, ma da un imprenditore africano. E verrà portato a termine sempre da africani, a dimostrazione che anche nel continente nero esistono competenze che possono portare a termine progetti complessi.

Giuseppe De Santis

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4 Commenti

  1. Alla definizione “uomo più ricco” propongo di sostituire con il termine ” mega-individuo sistemico”. Anche perché, appena risultano espulsi dal sistema, diventano subito poveri in canna, se non addirittura morti ammazzati.

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