Roma, 19 mar – Confindustria boccia il decreto contro il caro benzina: “Deludente”. “A fronte delle urgenti misure strutturali chieste al governo sui prezzi energetici, Confindustria esprime forti perplessità, nonché delusione, su quanto ha deciso ieri il Consiglio dei ministri”. E’ quanto afferma Confindustria in un comunicato in cui entra nel dettaglio delle misure. Criticando “l’indisponibilità ad un taglio strutturale delle accise sui carburanti’, la non immediata applicabilità della rateizzazione delle bollette per gli imprese e il prelievo degli extraprofitti sugli operatori mentre “tutt’altro sarebbe stato un tetto nazionale al prezzo del gas”.

Sono lontani dunque i tempi della luna di miele tra gli industriali e l’esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce Mario Draghi. Il numero uno degli industriali Carlo Bonomi lancia l’allarme per le imprese: “Rischiano la paralisi“.

Confindustria boccia il decreto contro il caro benzina: “Deludente”

“L’indisponibilità a un taglio strutturale delle accise sui carburanti porta a una limatura per soli 30 giorni di pochi centesimi di accise per litro – afferma Confindustria -. Certo, è una misura rinnovabile nel tempo, ma l’effetto sul prezzo finale al consumo è ben inferiore agli aumenti in corso. Non si possono continuare a pagare accise sulla crisi di Suez del 1956 o sulla ricostruzione dell’alluvione di Firenze del 1966, per limitarsi ad alcuni esempi di un lungo elenco. Il Portogallo ha appena chiesto alla UE la riduzione dell’ aliquota IVA dal 23% al 13%”.

Bocciata anche la rateizzazione delle bollette

L’indice viene poi puntato contro il meccanismo di rateizzazione delle bollette per le imprese “ai soli mesi di maggio e giugno” che “è accompagnata da garanzie pubbliche sui prestiti contratti
per fare fronte ai maggiori costi delle imprese”. Si tratta – viene spiegato – di “un meccanismo che da una parte non è immediatamente applicabile, dall’ altra continua a inondare il sistema nazionale con misure che mal si conciliano con la logica dei flussi mensili, ma soprattutto generano indebitamento per gli operatori senza incidere sul reale problema del costo dell’energia per il settore industriale che questa disposizione non affronta”.

Criticato anche il calcolo degli extraprofitti

Non piace poi agli industriali “il calcolo dei cosiddetti extraprofitti degli operatori che importano e realizzano operazioni di trading energetico”. “Per come illustrato ieri nella conferenza stampa, cioè sulla base di indici presuntivi sull’Iva, visto che non è ancora dettagliato, si espone nuovamente e oggettivamente al rischio di impugnative costituzionali”, afferma la confederazione degli industriali.

“Serve tetto a prezzo gas basato su trasparenza contratti”

“Tutt’altro sarebbe stato – aggiunge Confindustria – un tetto nazionale al prezzo del gas realizzato, invece, sulla base di un’operazione trasparenza sui contratti di import vigenti e sul loro prezzo reale rispetto a quello che si determina ogni giorno sul mercato spot. Tema sul quale va comunque apprezzato che ieri il governo abbia dotato il regolatore Arera di poteri volti proprio a tal fine. Questo intervento va comunque accompagnato da misure finalizzate a sganciare la valorizzazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili dal prezzo del gas. Restiamo pienamente fiduciosi che al prossimo Consiglio Europeo il governo italiano, insieme a quelli di Spagna, Portogallo e Grecia, avanzi misure di intervento comune e strutturale”.

Ludovica Colli

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