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Roma, 9 feb – Quella che ci lasciamo alle spalle è stata una settimana durissima per i dipendenti molisani di Unilever. Lo scorso lunedì, infatti, mille persone sono scese in piazza per opporsi alla chiusura dello stabilimento di Pozzilli (in provincia di Isernia) di proprietà della multinazionale anglo-olandese. I lavoratori, dopo quindici giorni di sciopero, chiedono un impegno formale dell’azienda a non delocalizzare la produzione. Dopo una serie di incontri pare che “la proprietà sia propensa a mettere al centro delle proprie scelte lo stabilimento di Pozzilli”. Per ora, dunque, i posti di lavoro sono salvi, anche se le rassicurazioni delle istituzioni ancora non bastano. La posta in gioco è troppo importante. Vediamo perché.

Il pericolo della scampata chiusura

Intanto, bisogna ricordare che stiamo parlando di un sito estremamente importante. Correva l’anno 1980 quando gli olandesi scelsero questa cittadina del Meridione per produrre detersivi che sarebbero entrati nelle case di tanti italiani. Stiamo parlando di Coccolino, Svelto e Cif: tre dei 400 brand di una delle principali aziende di beni di consumo a livello mondiale.

La Unilever di Pozzilli è diventata tra le aziende chimiche più grandi della regione. Impiega quasi un terzo della forza lavoro dell’area industriale di Venafro. La chiusura di questo stabilimento rappresenterebbe un duro colpo per il tessuto economico molisano e per le sue prospettive di sviluppo. Questo spiega perché i lavoratori si sono mobilitati con tanto zelo quando hanno cominciato a sentire puzza di bruciato.

A dicembre cominciano a correre voci su possibili mancati investimenti. Inoltre, l’azienda aveva annunciato un processo di revisione del network europeo”. Definizione sibillina che ha messo in fibrillazione gli operai. Ma non sono stati solo i rumors che hanno messo in allarme le maestranze. La Unilever (come altre multinazionali) per razionalizzare i costi ha preferito delocalizzare i propri stabilimenti verso l’Europa dell’Est. C’è poi un altro punto che non possiamo ignorare: il Molise è una regione priva di infrastrutture importanti (a parte un tratto della A14 non è ad esempio attraversata da autostrade) ed è collegata male con altri centri produttivi. I costi legati al trasporto, quindi, potrebbero essere la scusa per smantellare la fabbrica.

Tuttavia, come è stato detto, per il momento il sito non corre alcun rischio. Dall’interlocuzione tra il ministero e la proprietà è emersa la volontà di non smantellare né vendere l’azienda. Un impegno che dovrà essere confermato concretamente nel piano industriale. Difficile dire ora come andranno le cose. Comunque, per il momento i lavoratori possono tirare un sospiro di sollievo. Questa vertenza ci offre l’occasione per approfondire il tema della presenza di Unilever in Italia.

Unilever in Italia

Unilever è una multinazionale anglo-olandese proprietaria di alcuni tra i marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione, delle bevande, dei prodotti per l’igiene e per la casa. È presente in 90 nazioni, con 200 filiali distribuite in tutto il mondo. Il gruppo industriale controlla Algida, Findus, Bertolli, Lipton, Calvè, Knorr, Santa Rosa, Svelto, Coccolino, Cif, Lysoform, Dove, Sunsilk, Mentadent e Axe.

In Italia può contare su cinque stabilimenti produttivi, ha all’attivo 4 mila dipendenti. Arrivò nel nostro Paese in sordina nel 1963 formando una joint venture con la Nestlé per la commercializzazione sul mercato italiano dei prodotti a marchio Findus. I surgelati, però, non bastano e rimanendo nel banco frigo si comprano anche la Algida, una fabbrica artigianale di gelati romana. Poi toccherà a tante altre piccole e grandi aziende fino ai giorni nostri.

Nel 2015 rileva la catena di gelaterie Grom. Quest’anno, però, cambia idea e per supportare “una strategia multicanale a supporto del piano di crescita del brand” chiude alcune gelaterie. Purtroppo non è solo il banco frigo ad essere monopolizzato dagli olandesi. Anche la Knorr, famosa per il suo dado, ha deciso di chiudere i suoi stabilimenti in Italia per delocalizzare in Portogallo. A nulla sono valse le proteste di sindacati e della Coldiretti. E le cose non potevano andare diversamente. Basta vedere chi comanda all’interno del gruppo. Nell’azionariato dell’azienda spiccano i più grandi fondi di investimento: BlackRock, The Vanguard Group, Morgan Stanley Investment Management. In sintesi, per chi non lo avesse capito, la finanza detta le sue leggi anche a tavola.

Salvatore Recupero

4 Commenti

  1. ……..il “democratico” mondialismo della finanza ebraico-massonica sta stravolgendo il pianeta…Se si continua a sopportare e democraticamente attendere un cambio di situazione il pianeta diverrà, se non lo è già, un dominio della classe “aristocratica” della finanza…

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