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Bruxelles, 12 dic – Che nelle stanze dei bottoni della Ue si perseguisse la politica dei due pesi e due misure lo sapevamo già. Ora, però, quest’atteggiamento (ingiusto) sta diventando veramente sfacciato. Bruxelles, tanto inflessibile con l’Italia per il 2,4% della manovra, è invece quanto mai accomodante con Parigi. Per finanziare le concessioni fatte da Macron ai gilet gialli, infatti, la Francia dovrà sforare per forza di cose il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. Si parla di una manovra che si aggira attorno al 3,5%. Logica vorrebbe che anche Roma possa accampare le sue legittime pretese. Ma Pierre Moscovici non ne vuole sapere: lo sforamento francese del 3% «può essere preso in considerazione», benché in modo «limitato, temporaneo ed eccezionale», ha prontamente annunciato il commissario agli Affari economici in un’intervista a Le Parisien.
E questo trattamento di favore alla Francia verrà concesso anche all’Italia? «Non c’è nessuna indulgenza, sono le nostre regole, soltanto le nostre regole», tuona Moscovici, che aggiunge: «Soprattutto non facciamo come se ci fosse da una parte una severità eccessiva e dall’altra non so quale lassismo». In buona sostanza, un paragone tra l’Italia e la Francia «è allettante ma sbagliato perché sono due situazione totalmente diverse». Figli e figliastri, par di capire. Mentre l’Italia targata Monti e Pd ha sempre «fatto i compiti a casa», di fronte a una Francia che ha sforato per anni la famigerata soglia del 3% la Commissione europea è ben disposta a chiudere un occhio.
Il punto, tuttavia, è che la questione è meno contabile che politica. Con la Merkel fuori gioco, Macron è rimasto l’ultimo baluardo dell’europeismo e deve, pertanto, essere perdonato. L’Italia gialloverde invece, populista e (quasi) sovranista, deve essere punita. A ciò è da aggiungere un’ulteriore considerazione. Secondo voci insistenti che circolano a Bruxelles, l’integerrimo Moscovici sarebbe pronto a candidarsi alle Europee proprio con il partito di Macron, En Marche. In alternativa, potrebbe accomodarsi in un altro carrozzone «libdem» che andrebbe a fondare un eurogruppo insieme agli spagnoli di Ciudadanos e all’eventuale nuovo soggetto politico creato da Matteo Renzi. Comunque la si voglia rigirare, insomma, Macron e Moscovici stanno preparando un bel «biscotto» all’Italia. In attesa dell’incontro tra Conte e Juncker di oggi pomeriggio, è ora che il governo gialloverde decida che cosa vuol far da grande. E una cosa è certa: non basterà «cambiare l’amministratore del condominio», per usare la metafora usata da un Salvini sempre più morbido e moderato. Qua bisogna proprio traslocare.
Valerio Benedetti



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