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Washington, 3 apr – Attentato a Capitol Hill, nella capitale Usa: ieri un afroamericano 25enne, Noah Green, seguace della Nation of Islam, ha ucciso un agente di polizia e ferito un secondo a coltellate prima di essere ucciso a sua volta. Green ha lanciato la sua auto, una berlina blu, contro una delle barriere che proteggono il Congresso degli Stati Uniti e poi si è scagliato, armato di coltello, contro gli agenti. Morto sul colpo l’agente William Evans, ricoverato in ospedale il collega. Green poi è stato ucciso dalla polizia.



L’attentatore, Noah Green, era un seguace della Nation of Islam, “setta islamica militante” afroamericana

L’attentatore, originario dell’Indiana era un seguace della Nation of Islam, la “setta islamica militante” (come si autodefinisce) estremista afroamericana guidata da Louis Farrakhan. In diversi post sui social Green si professava ammiratore e seguace di Farrakhan, e lo descriveva come “Gesù, il Messia” e il suo padre spirituale. Poche ore prima dell’attacco a Capitol Hill, su Instagram aveva affermato che il governo Usa è “il nemico numero uno” per la comunità afroamericana. In una biografia online dei tempi dell’università scriveva poi che la persona della storia che avrebbe voluto incontrare era Malcolm X, ex leader della Nation of Islam, e in alcuni post si firmava infatti “Brother Noah X“.

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“Ho avuto la via ostacolata, poiché Allah ha scelto per me altre cose”

Tra il materiale pubblicato online da Green, anche un certificato che attesta la sua donazione di oltre mille dollari a favore della Nation of Islam. Nonché video di alcuni discorsi di Farrakhan, di cui uno intitolato “La distruzione divina dell’America“. “Il Ministro – commentava Green riferendosi a Farrakhan – è qui per salvare me e il resto dell’umanità, anche se questo vuol dire affrontare la morte”. Ancora, “ho avuto la via ostacolata, poiché Allah ha scelto me per altre cose“, aveva scritto Green sulla sua pagina Facebook. “Per tutta la vita, mi sono fissato obiettivi. Li ho raggiunti. Ne ho fissati di più alti e poi mi è stato chiesto di sacrificare quelle cose”.

Biden non parla di attentato terroristico ma anzi cita l’assalto a Capitol Hill dei sostenitori di Trump

Fa specie che il presidente Usa Joe Biden non abbia fatto riferimento alla matrice terroristica dell’attentato. Non ha neanche citato l’attentatore né condannato l’episodio. Però il presidente dem ha colto l’occasione per ricordare l’attacco di gennaio a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Trump contro la sua elezione. “Sappiamo quanto sia stato difficile questo periodo per il Campidoglio, per tutti coloro che ci lavorano e per coloro che lo proteggono”, ha scritto Biden in una nota. “Mentre piangiamo la perdita di un altro coraggioso agente di polizia del Campidoglio, ho ordinato che le bandiere della Casa Bianca vengano abbassate a mezz’asta”.

Chissà se anche le autorità Usa derubricheranno l’attentato a semplice gesto di un folle, di uno squilibrato, tacendo volutamente la matrice terroristica ideologica. Tra l’altro l’account Facebook dell’attentatore ucciso dalla polizia è stato cancellato poche ore dopo l’attacco. I media Usa però sono riusciti a recuperare i post incriminati prima che la pagina venisse cancellata.

Adolfo Spezzaferro

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