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Roma, 10 feb – La preoccupazione per la diffusione del coronavirus è sempre maggiore. Solo ieri si sono contati 97 nuovi decessi, mentre è salito a 908 morti il bilancio dell’epidemia in Cina. Lo ha reso noto la commissione sanitaria nazionale cinese nel suo bollettino quotidiano, precisando che si registrano 3.062 nuovi casi confermati e 4.008 sospetti. Secondo le autorità cinesi 296 persone sono in condizioni gravi, mentre 632 sono state dimesse dagli ospedali. I casi confermati in Cina dallo scoppio dell’epidemia sono 40.171. Eppure ad oggi, nonostante i numeri rassicuranti lasciati dalle agenzie del governo di Pechino, è viva la preoccupazione che la situazione non sia sotto controllo tra le mura del gigante asiatico. Come ipotizato da importanti istituzioni del mondo occidentale.

Coronavirus, i numeri cinesi sono fasulli?

Una cosa è certa: non si tratta di una semplice influenza, né qualcosa di poco più di una polmonite, come è stato detto da più parti all’inizio dello scatenamento della pandemia. L’ombra della censura cinese sui numeri degli infetti da coronavirus è un sospetto fondato. Lo rivela Neil Ferguson, direttore del Centre for Global Infectious Disease Analysis dell’Imperial College di Londra. In base al modello matematico creato dal suo team, i contagiati al 18 gennaio sarebbero stati 2.000, e non i 50 comunicati dalle autorità cinesi. Mentre i decessi crescono di giorno in giorno, il governo di Pechino riferisce di 31.161 contagi nella sola Cina. Ma la cifra non convince gli scienziati, considerato anche il comportamento censorio assunto nei confronti del deceduto medico di Wuhan che avvertì sul virus.

L’istituto londinese crede che i numeri siano ancora più allarmanti di quanto vogliano far credere le autorità cinesi. “Ci sono 50.000 contagi al giorno, solo il 10% dei casi scoperti e il picco del virus non ancora raggiunto”. “All’estero – continua il direttore – abbiamo individuato solo un quarto dei casi”. Dunque la bomba del coronavirus deve ancora esplodere con tutta forza. Preoccupazioni acuite dall’assenza di cure mediche idonee e dalla lunga attesa per il vaccino. Per il momento, si può soltanto intervenire sull’isolamento del virus con misure di quarantena, conclude Ferguson.

La preoccupazione dell’Oms

Anche l’Oms adesso si dice preoccupata di ciò che sta accadendo. I casi di coronavirus, la cui trasmissione è confermata come avvenuta da persone che non hanno viaggiato di recente in Cina, potrebbero essere “la punta dell’iceberg”. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha messo in guardia su Twitter: “Ci sono stati alcuni casi preoccupanti sulla diffusione del 2019nCoV da persone che non hanno fatto viaggi in Cina”. Intanto una “missione di esperti internazionali” è partita per la Cina per aiutare il coordinamento della risposta all’epidemia

Anche Hong Kong si è data nuove regole per contenere l’epidemia di coronavirus e ha imposto, da mezzanotte, 14 giorni di quarantena per chiunque entri nel territorio semi autonomo dalla Cina continentale, con rischio di finire in carcere per chi la violi. I visitatori, fanno sapere le autorità citate da Bbc, potranno isolarsi in albergo o in centri gestiti dal governo, i residenti nelle loro case. Chi viene sorpreso in pubblico durante la quarantena rischia una multa e una condanna detentiva fino a 6 mesi. Si registrano lunghe code al posto di transito di Shenzhen Bay, uno dei tre accessi che la governatrice Carrie Lam ha deciso di lasciare aperto, nonostante le proteste del personale medico dell’ex colonia e i 5 giorni di fila di scioperi.

Possiamo fidarci della Cina?

E’ evidente oramai che la situazione è più grave di quella che vorrebbero far credere le autorità della Cina comunista. Se i dati dello studio inglese e le dichiarazioni del miliardario cinese esule venissero confermati, come potrebbe la comunità internazionale fidarsi ancora di un regime che nasconde la verità non solo al proprio popolo, ma anche ai Paesi terzi? Con il rischio concreto di diffondere una pandemia generata all’interno dei confini del gigante asiatico.

Ed inaccettabili sono le minacce velate che la Cina sta facendo al nostro all’Italia, intimando di riaprire immediatamente gli scali aerei per le compagne cinesi. Al fine di mitigare i danni economici che il gigante asiatico sta subendo, dimostrando così di non avere interesse per la salute dei nostri cittadini.

Emanuele Fusi

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