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Kigali, 25 mag – Il Ruanda adesso ha i robot per combattere il coronavirus. La nazione africana conta 314 casi confermati a partire dal 22 maggio, e ha chiesto aiuto alle Nazioni Unite. In loro soccorso, sono arrivati cinque robot “anti-epidemia” dalle proprietà stupefacenti (e anche un po’ inquietanti).

Cinque robot con nomi africani

I robot sono stati donati alla Sanità del Ruanda dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) e sono stati portati al centro di trattamento di Kanyinya che ospita i pazienti Covid-19 nella capitale dello Stato africano, Kigali. Alla consegna dei robot, ribattezzati Akazuba, Ikirezi, Mwiza, Ngabo e Urumuri, la settimana scorsa era presente il ministro della sanità e il ministro dell’Innovazione. I robot saranno utilizzati per lo screening della temperatura, per il monitoraggio dello stato dei pazienti e la conservazione delle cartelle cliniche dei pazienti affetti da coronavirus, stando a quanto dice il ministro per l’Innovazione del Ruanda.

Robot e pazienti

I robot svolgono una serie di compiti relativi alla gestione del coronavirus. Possono sottoporre a screening fino a 150 persone ogni minuto per ricercare i sintomi (quali febbre alta e tosse secca). Secondo il dott. Daniel Ngamije, ministro della salute del Ruanda, hanno anche la capacità di acquisire dati sonori e visivi dei pazienti e possono informare gli operatori sanitari delle anomalie rilevate.

Proprietà prodigiose (e anche un po’ inquietanti)

“Questi robot eseguiranno lo screening della temperatura nei nostri centri di trattamento. I robot rileveranno le persone che camminano senza indossare mascherine e possono rapidamente informare con la voce chi di dovere”, dichiara il ministro ruandese. Più di 90.000 operatori sanitari in tutto il mondo hanno contratto il coronavirus nel corso del trattamento dei pazienti affetti. Per ridurre questo rischio, il governo ruandese vuole che i suoi operatori sanitari abbiano un contatto fisico limitato con i pazienti a loro affidati e i robot hanno la capacità di fornire medicine, cibo e altre cose essenziali al posto dei lavoratori in prima linea. Sono programmati per comunicare correttamente e possono anche educare gli operatori sanitari e i pazienti sui pericoli del virus e su come rimanere al sicuro, ha aggiunto il ministro.

Ilaria Paoletti

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