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13940817164457606475974Damasco, 5 apr – L’Isis ha sferrato un pesantissimo attacco chimico contro l’aeroporto siriano di Deir ez Zor, lo confermano media russi e iraniani.  L’attacco chimico, che ha visto i terroristi dell’Isis fare uso di vari tipi di gas velenosi, ha colpito i soldati della Repubblica araba posti a difesa dell’importante città del nord est della Siria. La città e la strategica base aerea adiacente, sono da molti mesi assediate dai miliziani che non hanno risparmiato alcun tipo d’attacco contro i soldati di Assad ma che purtroppo oggi hanno di fatto registrato un nuovo tragico record.  Per l’attacco i terroristi dell’Isis avrebbero utilizzato l’Iprite detto anche “gas mostarda” per l’odore che emana e che provoca vesciche e ustioni chimiche sul corpo e negli organi respiratori, questo attacco non è un caso isolato ma va ad aggiungersi ad altri episodi compiuti in Siria ma anche in Iraq dai terroristi e che in passato erano stati attribuiti, in maniera faziosa addirittura al presidente AssadeUUh0XX

Questo tipo di attacco che, sebbene risulti ancora nuovo nella strategia dell’Isis, almeno rispetto alle “classiche” auto-bombe, fa riflettere su quanto ancora i canali di approvvigionamento illegale del Califfato siano attivi e di quanto ancora paesi come la Turchia stiano giocando una doppia partita nei confronti dell’Isis come denunciato spesso anche dai parlamentari dell’opposizione turca.

Come fattore ultimo, ma non meno importante, un simile attacco, che paradossalmente innalza il livello – già abbastanza alto- di pericolosità dell’Isis, è attribuibile a un netto ridimensionamento delle conquiste del Califfato in Siria con la perdita di Palmira, avvenuta pochi giorni fa, che di fatto incrina fortemente la capacità offensiva dell’Isis almeno nella zona occidentale della Siria. Forse, quindi, un atto disperato, un “fallo di reazione” per dirla classicisticamente, che però ha dentro di se un fattore psicologico enorme, che ha già causato la fuga verso i territori sicuri della nazione siriana di migliaia di profughi.

Alberto Palladino

 

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